sabato 2 marzo 2013

"Dasvidanija", il saluto musicale de iVenus





iVenus sono tornati. La band, fondata nel 2008 da Luca Cascella, Alessio Boschiazzo (entrambi già negli Untitled e in The Horizon), Simone Gazzera (già negli Undercover) e Michele Fanni, ha completato in queste settimane il lavoro sul secondo capitolo discografico e il 19 marzo uscirà "Dasvidanija". Il nuovo album delle band savonese, pubblicato da Dreamingorilla Records, arriva dopo il successo di "Tanz!" (2011). Quest'ultimo, grazie a una sapiente miscela di elettronica e chitarre elettriche, ha fatto conoscere il gruppo anche al di fuori del panorama provinciale. La partecipazione all'Heineken Jammin' Festival nel 2011 è arrivata a coronamento di una stagione musicale esaltante, che ha visto Cascella e compagni esibirsi in decine di date in locali, festival e su palchi più o meno grandi.
Con "Dasvidanija" iVenus ci riprovano. Nove canzoni, tutte cantate in italiano, che confermano quanto di buono ascoltato in precedenza. Questa volta però i quattro "venusiani" si sono migliorati, sia dal punto di vista musicale, sia da quello tecnico. I brani, sempre di matrice pop, sono più elaborati e un ruolo importante è stato dato ai sintetizzatori che creano un ricco tappeto sonoro su cui si innestato chitarre e ritmica. Molta attenzione è stata riservata anche alla pulizia del suono e, grazie al sapiente lavoro di post-produzione curato da Brian Burgan, il disco è un godibile piatto dai freschi sentori pop. L'album annovera anche la collaborazione di Michele "Mezzala" Bitossi e di Simone Bertuccini per la parte grafica.
Sono già state fissate le date del tour promozionale che vedrà il gruppo esordire il 15 marzo al Fat Joe's di Alessandria. A Savona iVenus suoneranno invece sabato 20 aprile.
A raccontarci la genesi dell'album è Luca "Cash nella Pelliccia" Cascella, cantante e autore della maggior parte dei brani.



Luca, di cosa parla il vostro nuovo disco?

"Raccontiamo nove storie, esperienze di giovani ventenni. Ci sono alcuni pezzi che sento profondamente miei in quanto ho vissuto quello che racconto. Per esempio "Settembre", il terzo brano del disco, è la storia spiccicata, con un po' di poesia, di una semplice serata che ho trascorso con una ragazza a vedere il concerto di Zibba. In questo disco ho voluto raccontare noi stessi, ovviamente suonando la musica che ci piace".

Come è nata la collaborazione con Michele Bitossi dei Numero6?

"Sono un grande fan di Michele. Mi piaceva già il progetto solista, in cui si fa chiamare Mezzala, e poi sono diventato fan sfegatato con l'ultimo disco dei Numero6, "Dio c'è". Mi ritrovo in quello che dice, mi piacciono le melodie e come canta. Conoscendolo personalmente gli ho chiesto se era disposto a collaborare con noi e ha accettato senza problemi".

Un altro importante incontro è quello che avete avuto con Simone Bertuccini, ex chitarrista degli Ex-Otago, che ha curato la grafica del disco.

"Giro moltissimo l'Italia per concerti e ho visto tanti spettacoli degli Ex-Otago, di Pan del Diavolo, di Brunori SAS e altri. Sono innamorato di questo tipo di musica indipendente. In tutto questo girovagare ho conosciuto tanti musicisti e uno di questi è Pernazza (Alberto Argentesi all'anagrafe, ndr), uscito da poco dagli Ex-Otago, a cui ho chiesto una collaborazione per "P.O.P.", il primo pezzo del disco. Ha accettato ma al momento di registrare il brano Pernazza ha lasciato gli Ex-Otago, è uscito il disco d'esordio dei Magellano (trio composto da Pernazza, dal batterista Drolle e dal cantautore elettronico Filo Q, ndr), inoltre c'erano i saldi nel negozio di vestiti dove lavora, quindi alla fine è saltata ma ci ha promesso che ci farà il remix di un pezzo per l'estate. Tutto questo per dirti che eravamo alla ricerca anche di un bravo grafico e Pernazza ci ha fatto il nome di Simone Bertuccini. Ha lavorato molto bene e siamo contentissimi perché ha inventato una copertina 'strafiga' che si apre a poster. Riprodotta c'è una tipica chiesa russa che parte come un razzo e sull'altro lato, ci siamo noi vestiti da astronauti su un asteroide colpito appunto da questa chiesa-razzo". 

Perché avete scelto il titolo Dasvidanija?

"Mi è tornato all'orecchio il singolo dei Magellano, "Il pasto di Varsavia", in cui a un certo punto il testo dice "ciao ciao, goodbye, dasvidanija". La parola mi è piaciuta subito, in più questo disco, per come si stanno mettendo le cose ne iVenus, potrebbe essere tranquillamente l'ultimo. Abbiamo voluto intitolarlo "Dasvidanija" perché è il disco degli arrivederci, degli addii. Alessio Boschiazzo, il nostro bassista, salterà i primi quattro mesi del tour, che partirà a marzo, perché impegnato con l'Erasmus, il nostro chitarrista Michele Fanni vive a Bologna perché studia al Dams. Le nostre strade si sono giocoforza divise in questo periodo. Siamo riusciti a mettere insieme il disco grazie alla tenacia di Simone Gazzera, il nostro batterista, che ha lavorato tantissimo per completare il progetto". 

Ho avuto la possibilità di ascoltare in anteprima il disco e posso dire che è molto più maturo di "Tanz!", sia dal punto di vista della stesura dei brani che della qualità della registrazione.

"Abbiamo ricercato la pulizia del suono. "Tanz!" era molto più grezzo, meno curato, un disco di quattro ragazzini che volevano fare casino. Anche adesso ci piace fare casino ma proviamo a farlo in maniera migliore, più ordinata. Anche se per noi resta pur sempre un hobby, perché non ci guadagneremo mai nulla. Magari tra qualche anno ci ritroveremo lì, sfigatissimi, senza aver concluso nulla, ma soddisfatti. Il disco è un pezzo della nostra vita, de iVenus che non si potrà cancellare".

"Tanz!", il disco precedente, vi ha dato tanta visibilità e vi ha portati a suonare all'Heineken Festival...

"Due-tre pezzi di "Tanz!" sono rimasti. "Piovra", unico singolo del disco finito pure su Rolling Stone, ci ha portati diritti all'Heineken. E' una canzone che racconta una esperienza di vita vissuta, come alcune scritte per "Dasvidanija". Mi piace raccontare quello che provo".

"Dasvidanija" è un disco pop, in cui l'elettronica recita un ruolo da protagonista...

"Rispetto al disco precedente abbiamo cercato di essere più elettronici. Brian Burgan ha curato tutta la parte elettronica e in particolare il suono dei sintetizzatori, facendo un ottimo lavoro. Nei concerti dal vivo manterremo però una impostazione più punk, saremo più grezzi e l'elettronica sarà ridotta ai minimi termini". 

Come si sono svolte le fasi di produzione di questo disco?

"Il disco è arrivato in studio con la rincorsa, eravamo in ritardo sui pezzi. A metà tour di "Tanz!" avevamo solo due canzoni nel cassetto, poi, pian piano, insieme a Michele abbiamo buttato giù un po' di idee. Una volta consolidate le basi di batteria e basso abbiamo continuato a lavorare sui testi e sugli arrangiamenti. I synth sono stati una cosa a parte: il produttore ha iniziato a lavorarci prima che fosse pronta la traccia vocale e la ritmica delle chitarre. Alla fine abbiamo dovuto togliere e ridurre il tappeto di synth, perché sembrava un disco finito di elettronica pura e le voci potevano essere tranquillamente omesse. L'apporto dei synth è stato così ridimensionato, tanto che in alcuni ritornelli si colgono solo se si fa molta attenzione. Le canzoni sono cresciute naturalmente: le ho registrate sul Mac con batteria e basso midi, poi le ho portate in saletta dove abbiamo lavorato al progetto e ci siamo anche scannati. Infine siamo andati in studio e abbiamo registrato noi tutto quanto. Simone, il nostro batterista, ha studiato tantissimo e, consigliato dal fonico Giampiero Ulacco che ha orecchio e grande esperienza avendo lavorato anche con Baustelle e Zucchero, ha registrato il disco con i suoi metodi. E poi il mixaggio ha fatto il resto".

Chi ha scritto i testi e la musica delle canzoni di "Dasvidanija"?

"La maggior parte delle canzoni le ho scritte io. Michele ha scritto "Grazielle" e alcuni testi. Il testo di "Dasvidanija", il brano che chiude il disco, è invece di Sergio Freccero che aveva già contribuito al nostro disco precedente scrivendo il testo di "La Verde Atomica"".

Il disco inizia con un omaggio alla musica russa, per poi svoltare verso territori pop. Come è venuta l'idea di questo intro?

"La nostra idea era di mettere nel disco due o tre 'cazzatelle' come quella che avevano inserito prima di "Piovra" ma per problemi di tempo non ce l'abbiamo fatta. Però un intro ci voleva e così ho scritto la parola dasvidanija sul motore di ricerca di Youtube e tra le altre cose è venuta fuori una soap opera russa 'marcissima' con questa sigla. Grazie alla mitica tecnologia di Shazam ho scoperto che si trattava dell'esibizione di una orchestra di balalaike russe. Ne ho quindi fatto un medley con la canzone "P.O.P" e devo dire che rende bene. Uno che non ci conosce, sentendo questo intro pensa ad un disco acustico, poi invece parte una 'cartella' di nove pezzi". 

Il testo di "The Great Capitombolo" inizia con "E' tutto diverso, è tutto sbagliato che guai" e prosegue "...siamo fatti della stessa pasta, tristi come un piatto di minestra". E' questa la visione della vostra generazione?

"Quando compongo le canzoni, le parole escono a caso. Il testo viene poi scritto dopo. In questo caso però abbiamo conservato la frase, "E' tutto diverso, è tutto sbagliato", e intorno abbiamo costruito il resto. In effetti è l'immagine di quello che noi stiamo vivendo. Tre componenti su quattro de iVenus non lavorano ma studiano, hanno una prospettiva di trovare un impiego pari allo 0,1%. Questo è già un problema e poi nei testi ci sono accenni alle tante difficoltà di oggi: come ad esempio "Tutti in fila nella stessa banca per donare il sangue che ci resta", ci stanno succhiando l'anima. E tanto altro".

Si può asserire che sono canzoni di una generazione a cui manca il sorriso e la fiducia?

"Sì, è così. Anche per quanto riguarda la musica mi accorgo che in Italia non c'è più la cultura del live. O sei un personaggio e quindi la gente viene a vederti oppure, se non sei nessuno, rischi di suonare per te stesso. La gente beve quello che gli viene passato dai media e pochissimi sono quelli che si informano. Ho notato che anche nel mondo della musica indipendente, quella che ascolto io, ci sono quei tre-quattro gruppi che sono 'pompatissimi' dalle etichette e poi magari ci sono gruppi che meritano ma che restano in disparte perché non sono sufficientemente supportati".

Il disco, dopo otto brani belli sostenuti, si chiude con una ballata che racconta un amore finito. Perché questa scelta?

"Racconta una storia finita male. Il testo, come ho già detto, è di Sergio Freccero, io ho aggiunto solo il ritornello e per questo ho voluto riprendere un po' il modo di scrivere di Dente. Nel disco abbiamo voluto mantenere lo stesso scheletro di "Tanz!", cioè otto canzoni belle tirate e l'ultima molo più calma. Sempre per lasciare un po' di amaro in bocca a chi ci ascolta. A noi piace, e la sofferenza fa migliorare. Io soffrendo ho scritto i pezzi che mi piacciono di più. Quando sto male ho delle scintille che mi partono e non so come mai".

Avete annunciato che nel corso del prossimo tour indosserete rigorosamente tute sportive anni '70. Che significato ha questa scelta, soprattutto pensando che voi negli anni '70 non eravate ancora nati?

"Abbiamo deciso di voler lasciare anche un segno visivo. La soluzione giacca e cravatta è inflazionato, stavamo puntando a giacchette paramilitari alla Ministri ma anche questa non sarebbe stata una scelta originale. Allora abbiamo preso queste tute comodissime che indosseremo con una maglietta bianca su cui è disegnato a mano, da un nostro amico di Ventimiglia, il simbolo del disco".

In quale occasione presenterete il disco?

"Il tour inizierà il 15 marzo. La presentazione però la faremo a Savona, perché qua ci sono gli amici, le compagnie, c'è la nostra vita. Visto che è un disco di pop commerciale abbiamo pensato di presentarlo appunto in un centro commerciale e Le Officine di Savona ci hanno accolto a braccia aperte. Lo presenteremo il 20 aprile e, tra l'altro, saranno presenti anche i Washing Machine e un'altra band che stiamo decidendo".

Cosa ti hanno lasciato i mesi passati a lavorare a questo nuovo disco?

"Belle sensazioni. Musicisti e tecnici savonesi si sono fidati di noi e ci hanno aiutato parecchio in questa avventura e tutto questo è molto bello. Non avremmo mai registrato questo disco senza Zibba e Alessandro Mazzitelli che ci hanno messo a disposizione microfoni professionali".

Toglimi una curiosità Luca, perché ti fai chiamare Cash nella Pelliccia?

"Di cognome mi chiamo Cascella e alle medie la mia professoressa di storia mi chiamava Cash. Da lì tutti hanno iniziato a chiamarmi Cash. Inoltre iVenus prima si chiamavano Venus in Furs e il passaggio a Cash in Furs è stato quasi obbligatorio. Quando mi sono iscritto a Facebook il nome Cash in Furs non veniva accettato e così ho optato per Cash nella Pelliccia. Mi piace, è il mio marchio, magari ci farò delle magliette".


Titolo: Dasvidanija
Band: iVenus
Etichetta: Dreamingorilla Records
Anno di pubblicazione: 2013

Tracce
(testi e musiche di iVenus)

01. POP Persistent Organic Pollutant
02. The great capitombolo
03. Settembre
04. C'est la vie, mon amie
05. Mangianastri
06. Grazielle
07. Ventricoli
08. Rembrandt
09. Dasvidanija



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