lunedì 24 giugno 2013

La storia di "Dedalo e Icaro" raccontata da Il Cerchio d'Oro






"Dedalo e Icaro" è uno degli album di rock progressive italiano più belli e intensi degli ultimi anni. A firmarlo è stato Il Cerchio d'Oro. La band savonese, nata a metà degli anni Settanta e tornata in vita nel 2006 dopo un lungo periodo di inattività, ha prodotto un concept album, armonioso e senza cadute emozionali, che ha visto la luce in questi giorni. Impasti vocali suggestivi e assoli di grande classe confezionano brani che si collocano nella migliore tradizione del genere e che raccontano la storia millenaria di Dedalo e di suo figlio Icaro. Ad aggiungere valore al disco è la presenza di ospiti illustri della scena progressive: Pino Sinnone batterista dei Trip, l'ex PFM Giorgio "Fico" Piazza, Ettore Vigo e Martin Grice dei Delirium. "Dedalo e Icaro", arriva quattro anni dopo l'ottimo e per certi versi inatteso "Il viaggio di Colombo" (entrambi prodotti dalla genovese Black Widow). A firmare il disco sono stati Franco Piccolini, i gemelli Giuseppe e Gino Terribile, Piuccio Pradal, Roberto Giordana e Bruno Govone. Tra gli ospiti anche Daniele Ferro e Athos Enrile.
Con il batterista Gino Terribile siamo andati alla scoperta di "Dedalo e Icaro".



Mai siete stati così produttivi a livello discografico come in questi ultimi anni. Dalla vostra reunion nel 2006 avete prodotto "Il viaggio di Colombo" e quest'anno il bellissimo "Dedalo e Icaro". Cosa è cambiato nel vostro modo di lavorare? È tutto merito della raggiunta maturità anagrafica e artistica?

«In effetti nel 2006 ci siamo ricompattati dopo che la Psych Out, l'anno prima, aveva pubblicato in vinile del nostro vecchio materiale, tra l'altro amatoriale. Ci siamo detti, perché non riprovare? Abbiamo impiegato un po' di tempo per il "rodaggio", specie per Franco e Piuccio, fermi da 25 anni, mentre per me, per Giuseppe e Roberto il discorso è stato diverso. In pratica dopo lo scioglimento de Il Cerchio d'Oro nel 1980, abbiamo fondato, due anni dopo, i Cavern e di fatto non abbiamo mai interrotto l'attività musicale. Nel 1981, in effetti, c'è stato ancora lo spazio per pubblicare un singolo a nome Black Out, tra l'altro molto quotato in campo hard rock, che ha coinvolto quattro elementi de Il Cerchio d'Oro. Il nostro modo di lavorare non è molto cambiato, diamo molta importanza alle emozioni che suscita una musica creativa e fatta con gusto».

Non potevate registrare questi dischi negli anni Settanta?

«Negli anni Settanta - il gruppo come trio è nato nel 1974 - le possibilità erano scarse. Intanto eravamo giovani, studenti, e poi, francamente Savona offriva veramente poco».

Come è nata l'idea di musicare la storia di "Dedalo e Icaro"?

«Nel progressive erano caratteristici, fin dagli anni Settanta più che semplici raccolte di canzoni, i concept album, ossia album a tema. I soggetti preferiti erano figure mitologiche o storie di fantascienza. "Il viaggio di Colombo" ha rappresentato, oltre al fatto di proporre un personaggio ligure come noi, anche il concetto - come ha fatto Colombo stesso - di realizzare un sogno e di vincere una sfida. Nel nostro piccolo anche noi l'abbiamo vinta, visto il successo, specie di critica che ha ottenuto l'album non solo in Italia ma nel mondo. Addirittura in un libro stampato negli Stati Uniti è stato inserito tra i 100 dischi di prog italiano più belli di sempre! Per il seguito non è stato facile trovare un soggetto che ci convincesse e che non fosse già stato trattato. Poi abbiamo scelto "Dedalo e Icaro", storia incentrata non solo sul volo, ma anche sul rapporto padre/figlio con tutte le emozioni e le incomprensioni relative. Anche in questo caso c'era da vincere una sfida che purtroppo, questa volta non è stata vinta. Ma dico subito - magari è una facile allusione... - che già a giudicare dai primi riscontri, sia di critica che di vendite, questa volta non imitiamo il protagonista dell'album nella sua debacle». 

La storia di Dedalo e di suo figlio Icaro che muore avvicinandosi troppo al sole ha per voi un significato?

«Come appena detto, si può identificare anche nei rapporti conflittuali di oggi tra padre e figlio. Tante volte l'esperienza vince nei confronti dell'incoscienza».

Come vi dividete i compiti all'interno del gruppo e a chi spetta l'ultima parola?

«A chi spetta l'ultima parola? Per quanto sia difficile in un gruppo musicale, proviamo a essere democratici, anche perché pensiamo che in un gruppo sia essenziale interagire e dare spazio a ogni singolo elemento. Certo, per quanto riguarda l'aspetto compositivo, abbiamo dei ruoli più o meno precisi: Franco e Giuseppe sono gli autori principali delle musiche, ma anche io do un buon contributo; per i testi ci pensiamo io e mi fratello Giuseppe e in alcune occasioni Pino Paolino, nostro collaboratore fin dagli anni '70; gli arrangiamenti vedono il contributo di tutti, per quelli vocali Piuccio, Giuseppe ed io».

Che effetto vi fa ritrovarvi in sala d'incisione dopo quarant'anni di frequentazione artistica, seppur con alcune lunghe interruzioni?

«Questa è una storia diversa. Trenta/quaranta anni fa per fare un disco dovevi necessariamente andare in uno studio di registrazione, magari registravi il gruppo in presa diretta oppure separatamente a seconda di quante tracce disponibili si aveva a disposizione. Nel 1977 era già un lusso avere un 8 piste o un 16 piste analogiche. Oggi non è più così. Con le registrazioni digitali si può dire che si possono disporre di 50/100 piste, insomma un numero infinito, e con un buon tecnico, e il nostro Enzo Albertazzi lo è, si può registrare con comodo anche a casa, in uno studio improvvisato. Solo per le parti di batteria abbiamo avuto bisogno di uno studio di registrazione».

Il disco si colloca nella migliore tradizione del progressive italiano, tanto in voga negli anni Settanta. A quarant'anni di distanza cosa è il prog oggi?

«È un genere che appassiona, col fiorire di band nuove e col rinascere di band storiche. È un elenco lunghissimo e inoltre si assiste alla ristampa in cd e in vinile degli album storici di quel periodo».

Quale tipo di pubblico segue questo genere musicale?

«Il pubblico è di appassionati, di intenditori, è insomma un pubblico di nicchia ma queste "nicchie" sono sparse in ogni "cantuccio" del mondo, con punte elevate in Giappone e in Sud America».

In questo disco avete potuto contare anche sulla collaborazione di grandi musicisti come Martin Grice, Giorgio "Fico" Piazza, Ettore Vigo e Pino Sinnone. Come vi siete incontrati?

«I quattro grandi ospiti che abbiamo nell'album sono nostri amici. Oltre a essere grandi musicisti, ci teniamo a dire che sono persone assolutamente squisite. Noi fin dagli anni '70 abbiamo frequentato, specie in Liguria, tanti musicisti della scena prog. I Trip, che erano un gruppo italo/inglese, avevano nelle proprie fila Joe Vescovi che era di Savona. Pino Sinnone è di Torino ma viene spesso in Liguria. Con i Delirium, compagni di scuderia alla Black Widow, ci conosciamo da una decina d'anni e nel 2009 abbiamo anche suonato insieme in due occasioni. "Fico" abita vicino a Milano, ci siamo conosciuti alcuni anni fa e se ha ripreso a suonare - ora è protagonista in diversi concerti invitato da gruppi prog e rock - è anche un po' merito nostro che lo abbiamo spinto».

Quale contributo hanno dato al disco?

«Pino Sinnone suona nel brano di apertura "Il mio nome è Dedalo". Il suo drumming è preciso e caratteristico, riconoscibile. All'epoca l'album "Caronte" dei Trip ci entusiasmava e il suo contributo col suo groove era notevole. Martin Grice, il simpatico inglese dei Delirium, ci ha sempre detto di essere un nostro fan e ci ha regalato due stupendi assoli: il primo nello strumentale "Labirinto" dove sfoggia la sua bravura al flauto e il secondo nel brano conclusivo "Ora che son qui" con un solo di sax da brividi. In quest'ultima canzone è presente anche l'altro Delirium, Ettore Vigo, che ci ha donato un intervento di piano veramente di gran classe col suo tocco un po' classico un po' jazz. Infine Giorgio "Fico" Piazza ha suonato il basso nel brano "L'arma vincente", cantato dal nostro bassista Giuseppe. Anche a "Fico" è piaciuto da subito il nostro modo di fare musica. Un onore averlo come ospite anche perché dopo i primi quattro straordinari album con la PFM, non è presente su nessun altro disco, tranne che in quello del Cerchio d'Oro!».

Piazza e Sinnone sono stati anche ospiti nel corso della vostra recente esibizione alla Fiera Internazionale della Musica che si è tenuta a Villanova. Ci racconti qualche aneddoto?

«Ci hanno fatto un ulteriore regalo. In effetti Piazza ce lo aveva già fatto l'anno scorso, quando venne ad Alassio solo per suonare un pezzo con noi in occasione del concerto in memoria di Wegg Andersen organizzato dai Trip. Al Riviera Prog Festival a Villanova abbiamo eseguito alcuni brani nostri tratti da "Il viaggio di Colombo", poi con Pino una canzone dei Trip, "Two brothers", a seguire alcuni brani nostri da "Dedalo e Icaro" e per finire con "Fico" abbiamo eseguito quell'inno prog che è "Impressioni di Settembre". Suonarlo insieme a chi originariamente l'ha registrato è stata una bella emozione. Aneddoti? La settimana prima del festival Pino è venuto da noi per provare il brano dei Trip, poi ovviamente abbiamo provato anche le nostre canzoni. Alcune le conosceva altre no. A un certo punto ha detto: ‹ragazzi, a parte che siete amici, bravi musicisti e brave persone ma poi componete della Madonna!›. Di "Fico" possiamo dire che nel camerino di Villanova, quando abbiamo provato unplugged alcune cose con lui e poi un intro a cappella, ha detto: ‹non sono abituato a suonare con così tanti che cantano bene›. E poi una chicca: nel nostro album ha suonato col basso Fender regalatogli all'epoca da Greg Lake!».

Anche la grafica, molto bella, trovo che sia in stile prog...

«La copertina è molto bella, il disegno è di Stefano Scagni, lo stesso che ha ideato la grafica di "Il viaggio di Colombo" che ha raccolto consensi ovunque. In effetti è un art work invidiabile e anche "Dedalo e Icaro" è accattivante a prima vista e siamo certi che acquisterà ancor più fascino nella versione in LP, disponibile da luglio, visto che sarà stampato in Germania».

Quale sarà il futuro de Il Cerchio d'Oro?

«Per ora godiamoci i bei riscontri e le recensioni dell'album. Ce ne sono già alcuni sul web italiano ma anche sull'importante sito americano Prog Archives e vedremo che tipo di "volo" potrà spiccare "Dedalo e Icaro". Poi, oltre a qualche concerto, penseremo a nuovi progetti…».


Titolo: Dedalo e Icaro
Gruppo: Il Cerchio d'Oro
Etichetta: Black Widow
Anno di pubblicazione: 2013

Tracce

01. Il mio nome è Dedalo  [musica Gino Terribile e Franco Piccolini; testo Gino Terribile]
02. Labirinto  [musica Franco Piccolini]
03. La promessa  [musica Giuseppe Terribile e Franco Piccolini; testo Pino Paolini]
04. L'arma vincente  [musica e testo Giuseppe Terribile]
05. Una nuova realtà  [musica Franco Piccolini; testo Gino Terribile]
06. Oggi volerò  [musica Giuseppe Terribile; testo Pino Paolino]
07. Il sogno spezzato  [musica Franco Piccolini; testo Pino Paolino]
08. Ora che son qui (Icaro...la fine)  [musica e testo Giuseppe Terribile]