lunedì 1 luglio 2013

Il cuore dei Madame Blague fa "Pit-a-pat"







Quattro ragazzi savonesi e un sogno: registrare il primo disco. I Madame Blague ci sono riusciti e lo hanno fatto con determinazione e grande forza di volontà. Il risultato di tanto impegno è "Pit-a-pat", un album di dieci canzoni originali che strizzano l'occhio a sonorità rock anni '60/'70, in chiave rinnovata e moderna. Brani che mettono in mostra la voglia di esplorare del gruppo e che hanno il punto di forza nell'energica solarità delle melodie. I Madame Blague sono nati nel 2009 a Varazze dall'incontro del quasi ventenne percussionista Andrea Carattino con i più maturi Andrea Greco (chitarra e voce), Emmanuele Venturino (basso e voce) ed Edoardo Chiesa (chitarra e voce). Un'unione di musicisti di estrazione e gusti differenti che ha potuto contare su tre frontmen. Una peculiarità che ha portato i Madame Blague a un percorso artistico più ragionato, articolato e a tratti sofferto. Fin da subito i Madame Blague hanno preferito le prove in saletta piuttosto che le esibizioni live, facendo una eccezione per i concorsi. La scelta li ha portati a sperimentare e a lavorare su canzoni originali che hanno trovato ufficializzazione in questo disco, uscito sotto etichetta Dreamingorilla Records.
Abbiamo incontrato Andrea Greco, Emmauele ed Edoardo e ci siamo fatti raccontare cosa è "Pit-a-pat".



Quando avete deciso che era ora di fare un disco?

Edoardo: «Il disco è nato di conseguenza al gruppo. Ci siamo formati nel 2009 e abbiamo iniziato a suonare cover ma nello stesso tempo a comporre i primi pezzi originali. Quando abbiamo iniziato ad avere un po' di canzoni le abbiamo registrate per concretizzare il nostro progetto. Abbiamo quindi iniziato a fare delle prove mirate e siamo andati in studio di registrazione. Il disco è nato così».

Il disco è nato per un'urgenza di comunicare oppure è il bilancio di questa prima esperienza insieme?

Andrea: «Non c'è stata urgenza espressiva. Siamo tre autori e c'è il piacere di tutti di esprime le proprie emozioni».

È un disco nato per soddisfare le vostre esigenze o ha uno scopo commerciale?

Andrea: «Il disco, la mia musica non è solo per me, serve per esprimere qualcosa e si sta naturalmente attenti alle esigenze del pubblico che abbiamo davanti. Nella nostra varietà di stili, cerchiamo sempre di accontentare noi e speriamo anche il pubblico».

Cosa significa il titolo?

Emmanuele: «Il titolo è uno dei modi per definire il battito del cuore, la palpitazione. Ci piaceva il significato anche perché le nostre canzoni sono stratificate nel tempo, non vengono da una scrittura immediata. Magari sono brani che abbiamo tenuto nel cassetto per un po' di tempo e poi abbiamo tirato fuori nel momento in cui ci sentivamo di avere un contesto di gruppo in cui potevamo svilupparli. Quindi era come un qualcosa che, rimasta nel nostro cuore, volevamo portare all'esterno. Non eravamo così decisi a chiamare l'album "Pit-a-pat", ma nel momento in cui il grafico ci ha fatto questa proposta di copertina è stato come un segnale che dovessimo dare quel titolo al disco. Altrimenti probabilmente l'album si sarebbe chiamato Madame Blague».

Chi ha avuto l'idea del titolo?

Emmanuele: «Io, ma come tutte le cose è praticamente impossibile che si porti avanti una idea se non piace almeno a tre persone. Spesso questa cosa ci rallenta perché non avendo nel gruppo un leader abbiamo sempre la necessità di ricorrere alle votazioni».

"Pit-a-pat" è un disco eterogeneo, le cui canzoni richiamano però gli anni '60-'70. Come è successo?

Edoardo: «Quello che si ascolta necessariamente diventa parte di quello che si suona. L'inizio di "Before" richiama i motivi degli anni '50 con la tromba e il giradischi rotto. "Realitink" può ricordare un pezzo anni '60. Abbiamo cercato di prendere degli spunti da quel mondo perché ci appartiene e li abbiamo resi attuali a livello di suoni. Avremmo avuto anche la possibilità di registrare il disco solamente in analogico ma non lo abbiamo fatto perché ritenevamo importante guardare al presente».

Come avete scoperto la musica degli anni '60 e '70 voi che siete nati quasi tutti nella seconda metà degli anni '80?

Edoardo: «Sicuramente in casa, tra gli amici».
Emmanuele: «Personalmente la mia raccolta di dati non viene da una esperienza familiare, i miei genitori non mi hanno mai indirizzato verso qualcosa, né forzato verso la musica. Non saprei dire quello che ascoltavano».
Andrea: «Per me è una questione familiare. I miei genitori sono separati e l'ex fidanzato di mia mamma era musicista e mi sono fatto una cultura di blues, soul e rock».

Perché invece non siete stati attirati dalla musica contemporanea?

Edoardo: «Non è questione di qualità ma di fascino. Secondo me le cose buone le trovi anche oggi».
Emmanuele: «A prescindere da dove siamo andati a raccogliere la musica, c'è in tutti noi la volontà di ricercare quella di cui sentiamo di aver bisogno e poi non è detto che non la si trovi anche nel contemporaneo. Se si va a vedere c'è anche molto di buono nella musica attuale, si prenda per esempio Gualazzi che è sicuramente di livello. La differenza sta nel non accettare quello che viene passato dai media ma cercare quello di cui uno ha bisogno».
Andrea: «La nostra varietà nasce dai gusti differenti di tutti i componenti del gruppo. Tutti abbiamo un bagaglio di musica del passato ma magari di un decennio diverso. E in questo legame tra il passato e il presente del nostro lavoro c'è anche la questione delle sonorità e delle registrazioni. C'è stata una storia anche in quel campo e i dischi del passato suonano così e non suoneranno mai più nello stesso modo. Noi abbiamo preso quella musica e gli abbiamo dato sonorità attuali. Forse è nato anche qualcosa di nuovo».

Mi ha colpito la canzone "Tell me" con quelle sonorità californiane e i cori...

Emmanuele: «Ci siamo chiesti quale canzone potesse essere rappresentativa dell'album. Ecco, "Tell me" è forse quella che racchiude un po' l'essenza del disco. È nata un giorno in cui in saletta non eravamo tutti presenti. Io ed Edoardo abbiamo iniziato a strimpellare e abbiamo buttato giù qualcosa, poi lui ha lavorato un po' di più sulla musica, io un po' di più sulle parole e poi abbiamo sottoposto la bozza al gruppo. Tutti hanno contribuito a integrarla e a renderla una canzone. Andrea Greco si è occupato dei cori e di queste armonizzazioni, che sono poi una delle caratteristiche forti del nostro gruppo. "Tell me" è qualcosa di particolare nel senso che è stata una delle canzoni della nostra svolta, insieme a "Realitink". Brani che ci hanno spinti a mollare definitivamente le cover e che ci hanno dato la forza per provare a fare qualcosa di originale».

Le canzoni, come abbiamo detto, sono anche molto diverse tra di loro come sonorità, però sembra esserci un filo conduttore…

Emmanuele: «Con la scelta dei suoni abbiamo cercato di creare quel trait d'union che non c'è tra le canzoni. Una volta trovata la sonorità che potesse essere valida per tutti i pezzi l'abbiamo riproposta in tutte le canzoni. Le equalizzazioni di basso sono le stesse per tutti i pezzi e così anche per quanto riguarda la chitarra. Questo ha fatto sì che anche i pezzi diametralmente opposti suonassero all'interno del cd non come qualcosa di stravagante o buttato lì a caso».

Avete detto che un leader non esiste, come funziona all'interno del vostro gruppo?

Edoardo: «Le proposte vengono sempre vagliate e votate da tutti. Sembra quasi fatto apposta ma siamo sempre divisi equamente e quindi nascono delle situazioni di stallo anche molto lunghe. Dobbiamo quindi studiare una idea alternativa per trovare una maggioranza. Siamo rallentati da questo sistema ma pensiamo di andare avanti così».

Chi ha portato il maggior numero di idee nel disco?

Emmanuele: «Nel cd ci sono sei canzoni equamente divise tra Andrea, Edoardo ed Emmanuele. Poi ci sono "The circus never stops" e "Under a Varazze sun" che sono canzoni del gruppo, "Tell me" e "Realitink" sono delle vie di mezzo. I Madame Blague nascono come un consorzio di solisti, se avessimo fatto un cd di tre canzoni per ogni componente e una di gruppo sarebbe nato un cd troppo disomogeneo».

Perché i Madame Blague si vedono poco suonare dal vivo?

Andrea: «Perché a volte siamo poco propositivi. Abbiamo speso tanto tempo dietro al cd e i live ci sono sfuggiti di mano. Poi c'è un problema mio personale che rende difficile il lavoro di tutti. Da tre anni soffro di acufeni - fischi e ronzii nelle orecchie - che suonando peggiorano e quindi tendo a ricercare meno i live».

Avete programmato un tour promozionale per l'estate?

Edoardo: «Abbiamo qualche data fissata: il 6 luglio saremo al Beer Room a Pontinvrea e il 7 luglio apriremo al grande Paolo Bonfanti a Varazze. Poi a livello di eventi facciamo fatica a inserirci, non siamo molto "piacioni", nel senso che non siamo mondani, non abbiamo tante conoscenze».
Emmanuele: «Oltre a essere figli di nessuno, il problema è che la nostra musica non ha una etichetta definita. Quando suoni un genere paradossalmente assurdo o di nicchia hai più possibilità di emergere che in contesti come il nostro. Perché ti puoi infilare nella scia di un tuo personaggio di riferimento e provare a legarti a questo, oppure abbracciare festival di nicchia, o inserirti in un filone che è già percorso da altri. Non avendo un gruppo di riferimento noi siamo tagliati fuori. Inoltre non siamo politicizzati, e lo si può vedere anche dai testi che sono più introspettivi, di riflessione. E così siamo in quel limbo che non piace a nessuno, in più non siamo estremi e non siamo soft».

Passiamo alla copertina, cosa mi potete raccontare?

Emmanuele: «L'ha realizzata Cikaslab, lo studio di design di Riccardo Zulato a Noventa Vicentina. Ci è piaciuto il lavoro che ha fatto per un gruppo di Genova, i Dresda, e lo abbiamo contattato dopo un enorme delusione su più fronti. Riccardo ci ha presentato alcune bozze e poi, come succede sempre, prima che decidessimo quale potesse essere quella definitiva c'è voluto del tempo. Si tratta di un cuore inserito nei polmoni ma rappresentato come un alveare dentro un albero ribaltato a testa in giù. Riccardo ci ha chiesto se esisteva qualcosa che potesse essere un simbolo del gruppo, un animale o uno spirito guida. Abbiamo scelto il bombo perché è citato nel testo di "Realitink". Nel ritornello della canzone cantiano ‹il bombo, per il rapporto tra le dimensioni del suo corpo e l'ampiezza delle sue ali, secondo le leggi dell'aerodinamica non potrebbe volare, ma il bombo non conosce le leggi dell'aerodinamica per cui vola›, frase che è attribuita a Igor Sikorskij, l'inventore dell'elicottero. Questa frase è un po' il significato del gruppo che vuole lanciarsi oltre le proprie effettive possibilità».

Il disco lo avete registrato a Piacenza, perché siete andati così lontano?

Edoardo: «Avevamo deciso di fare il disco e avevamo deciso che lo avremmo registrato ad agosto perché non c'era altro tempo. Abbiamo contattato 2-3 studi ma ad agosto era impossibile. Abbiamo proseguito nella ricerca e abbiamo trovato l'Elfo Studio di Piacenza che ci ha dato la disponibilità. Abbiamo avuto la fortuna di registrare nella sala più bella e abbiamo conosciuto una persona meravigliosa, il fonico Daniele Mandelli, con cui siamo diventati amici. Ha fatto un lavoro incredibile, siamo stati fortunati. Abbiamo mixato con lui e poi abbiamo fatto masterizzare il disco allo Studiopros di Los Angeles».
Emmanuele: «Le voci le ha però registrate Andrea Greco a Varazze. Ha delle ottime apparecchiature e inoltre ha fatto dei corsi all'Accademia della Scala di Milano tramite lo studio Barzan».

Non avete fatto molte date live ma in compenso avete preso parte a contest locali e nazionali...

Andrea: «Abbiamo partecipato a Rock on the Rocks a Varazze vincendo con il brano inedito "Afraid to forget you" che è poi stato trasmesso per tre mesi da Radio Skylab, abbiamo raggiunto le semifinali del Tour Music Fest a Roma con "Before", siamo arrivati secondi allo Sband di Savona».

Perché avete preferito i concorsi?

Andrea: «Perché vedi dove puoi arrivare. Bisogna accettare il metro di giudizio, e a volte è difficile quando a decidere è il pubblico, però conosci nuove persone, ti rapporti con tante realtà diverse. Mi sono sempre trovato bene, anche se suoni poco. E poi trovi tutto pronto e questo è già un vantaggio per noi musicisti».
Emmanuele: «Ci sono stati contest che ci hanno scoraggiato, altri che nonostante l'esito ci hanno soddisfatto. Il Tour Music Fest, nel quale abbiamo rappresentato il nord ovest e per il quale abbiamo speso una marea di soldi per le trasferte a Milano e Roma, è stata una battaglia con tutta gente di valore, in cui ci poteva stare vincere o perdere. Siamo tornati a casa contenti».
Edoardo: «Dipende dal concorso. Quelli dove devi portare gli amici per essere votato è meglio non farli. Se invece davanti hai una giuria allora ci può stare, anche per capire e vedere cosa ne pensa qualcuno che lavora nell'ambito della musica. Purtroppo i concorsi sembrano essere l'unico modo per far suonare le band emergenti».

Avete già progetti per il futuro?

Edoardo: «Stiamo lavorando a nuove canzoni, ci piace e ci divertiamo. Adesso però dobbiamo concentrarci a promuovere il nostro album. Cercare di far più date possibili».

Ci sono persone che vi hanno seguito nel corso della gestazione di "Pit-a-pat"?

Emmanuele: «I testi sono nati dalle nostre mani in base a quello che volevamo esprimere. Abbiamo però scelto di cantare in inglese e non essendo di madre lingua, abbiamo avuto bisogno di aiuto. Ci sono due persone che ci hanno dato una mano sotto questo punto di vista e che vogliamo ringraziare».
Andrea: «Si tratta di Terrence Agneessens, traduttore e papà di un mio compagno di liceo, e di Mariafelicia Maione che è una amica dell'Aquila che ha studiato da traduttrice. In realtà ci ha dato una mano anche Alessio, figlio Terrence».

Cosa significa Madame Blague?

Andrea: «È il primo nome per cui ci sono stati tre voti a favore. Il primo che ci è venuto in mente è stato Coin Edge ma forse era più da metal. Madame Balgue è più raffinato, alla francese. Era nato come Mister Blague ma ci sono tante band che hanno il nome che inizia con mister e allora abbiamo deciso di cambiarlo in madame. Lo possiamo tradurre come signora scherzo».


Titolo: Pit-a-Pat
Gruppo: Madame Blague
Etichetta: Dreamingorilla Records
Anno di pubblicazione: 2013

Tracce
(testi e musiche di Madame Blague)

01. Join us
02. The circus never stops
03. Escaped whisper
04. Tell me
05. Sweet colors
06. Afraid to forget you
07. Before
08. The story of how I lost my face
09. Realitink
10. Under a Varazze sun