venerdì 5 luglio 2013

Emiliano Mazzoni, cantautore d'alta quota






È un mondo avvolto da nuvole grigie quello che Emiliano Mazzoni guarda da Piandelagotti, paese montano del modenese a 1.200 metri di altezza. Un mondo che trova spazio nel suo primo disco, "Ballo sul posto", prodotto insieme all'ex bassista degli Ustmamò Luca Rossi. Ballate, ritmi popolari, abbozzi jazz e incursioni nel territorio pop per un lavoro denso e ricco di emozioni che deve essere ascoltato e assaporato con la giusta predisposizione d'animo. Non è un disco da consumare in fretta ma da centellinare negli ascolti per apprezzare appieno la poetica e le sfumature che il pianoforte e la voce calda e profonda di Mazzoni riescono a dare alle canzoni. Mazzoni, già fondatore degli In Limine (apparizione ad Arezzo Wave nel 2004) e dei Comedi Club (3 cd autoprodotti), non si è limitato a utilizzare solo i suoni dei tasti bianchi e neri: chitarre, fisarmonica, batteria, ukulele, synth e padelle hanno lasciato un segno ben marcato costruendo un tappeto sonoro di grande effetto ma mai invasivo. "Ballo sul posto" è un progetto cantautorale classico che presenta dodici canzoni fuori dal tempo e dagli schemi e abbiamo chiesto a Emiliano di presentarlo.



"Ballo sul posto" è il tuo primo CD e arriva dopo le tue esperienze con gli In Limine e i Comedi Club. Far parte di un gruppo ti stava ormai stretto?

«No, non è per quello. Suonare in un gruppo è la cosa più bella al mondo, solo che ogni cosa ha la sua storia. L'idea del progetto solista che avevo non aveva bisogno di band almeno nella fase iniziale, penso comunque che arriverà una band a salvarmi».

Qual è stata la genesi delle canzoni del disco?

«Diciamo che io ho un quaderno dove raccolgo le versioni finali dei pezzi che faccio, da questo quaderno ho registrato un provino di venti canzoni nude che in fase di produzione e registrazione son diminuite, fino ad arrivare a dodici. Poi con Luca abbiamo trovato il vestito più adatto».

De Andrè, Leonard Cohen e Massimo Bubola, che ho ritrovato specialmente nel tuo modo di cantare "Mentre piangono le grondaie". Possono essere questi gli artisti a cui la tua musica più si avvicina?

«Non lo so, sicuramente sì per quanto riguarda vari aspetti della produzione dei primi due, Bubola confesso di non conoscerlo a fondo. Sono fra i miei ascolti, insieme ad altri della stessa barca».

Nel disco non manca un accenno a sonorità della tradizione come in "Buon per te luna". Che valore hanno per te la musica tradizionale e le nostre radici?

«Amo la figura dei cantastorie pur non essendo un cultore di musica popolare. Questo non toglie il fatto che faccia parte dell'essere collettivo, che lo si voglia o no. Sono più vicino al tradizionale, per intenderci, da osteria, ma è un'altra cosa, anzi adesso che lo dico mi rendo conto che non ci son poi così vicino, ma sicuramente certi sapori si riescono a far emergere solamente con quel tipo di approccio. Poi per avvicinarsi alle radici, bisogna scendere dall'albero». 

È sicuramente più facile mantenere il rapporto con la comunità per chi vive lontano dalle grandi metropoli. Non pensi che possa però rappresentare un limite per la tua carriera di musicista?

«Sicuramente! Però non è poi mica obbligatorio fare una vita di merda per agevolare una ipotetica carriera artistica. Io sono un montanaro per ora, poi se si presentassero delle occasioni importanti, non necessariamente artistiche, mi potrei spostare. Ma per ora non ci penso proprio. Preferisco che l'arte serva alla mia vita piuttosto che il contrario e il limite mi sembra abbastanza sottile».

Tu vivi in un paese di montagna, a Piandelagotti, ma tra "Meglio sparire" e "Il dissoluto" si sente il rumore del mare e l'urlo di un gabbiano. Il mare torna anche nel testo di "Il dissoluto". Qual è il rapporto con questo elemento e quale significato ha nell'album?

«Il mare nel disco viene usato in chiave simbolica. Amo il mare, lo amano tutti, anche chi crede di no. A pensarci bene saranno due anni che non lo vedo, ma son convinto che sia ancora là. Ogni volta che penso al mare è come se ci fossi già stato, e questo è bello!».

Come è nata la collaborazione con Luca A. Rossi che ha prodotto il disco?

«Da quel provino di prima. Ci conoscevamo già ed avevamo registrato nel suo studio (U.R.S. Recording Station) con le band. In più non abitiamo lontani e questo ci ha permesso di registrare a casa mia senza fretta. Sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto, lui ha molta esperienza e mi ha fatto capire parecchie cose. Ormai abbiamo finito di registrare il secondo disco tra le altre cose».

Nel disco suoni piano, chitarra, batteria, fisarmonica e... padelle. La musica allora si può fare con qualsiasi strumento?

«Con tutti gli strumenti di sicuro. Beh, diciamo che penso di sì ma che non è che io lo faccia. Ho suonato in fase di registrazione queste cose ma non sono un fisarmonicista e con la chitarra forse so suonare tre accordi e con la batteria ho suonato piccole cose, in generale non mi ritengo un musicista, mi accompagno. Con le padelle sono un po' più esperto».

"Stronzi tutti" ha quasi il sapore di una filastrocca di altri tempi ma con un testo incisivo che invita a dubitare e a scoprire. E soprattutto mette sotto accusa la politica descritta come ‹il mondo dei più brutti›. Cosa ci puoi dire di questa canzone?

«Che è successa davvero, come è scritto nella canzone ed ero a Lucca. Il lancio me lo ha dato la frase ‹dubita e girovaga› che trovo straordinaria. Comunque non l'ho scritta io ma era scritta su un muro. Poi guardando un film con Tomas Milian ho visto che su un muro c'era scritto ‹Stronzi tutti›. Da lì mi sono ispirato alla colonna sonora del film e prima della fine avevo il pezzo. Non l'ho quasi mai più suonata, però mi sta molto simpatica anche per via di queste vicende coincidenti».

"Ballo sul posto" è un disco a tratti doloroso che si chiude con il brano "Canzone di speranza" che lascia aperta la porta verso il futuro ma con un occhio al passato. È così?

«La porta verso il futuro non si può chiudere finché c'è vita, anche se sarà un brutto futuro. Ma la speranza è un'altra cosa, è più un conforto che un programma».

I testi delle canzoni sono molto interessanti ma perché non li hai inseriti nel booklet?

«Perché ho fatto tutto da solo e lì ho avuto un cedimento di forze che mi ha portato a decidere di andare in stampa senza i testi. Poi mi stava simpatica la cosa in quel momento. Comunque i miei testi hanno senso cantati, non mi piace leggere i testi, l'ho fatto sempre comunque, ma le parole cantate che scappano e che tu non riesci a vedere ti obbligano a immaginarle e ti seducono. Come scusa questa non è male».

La copertina raffigura una persona nuda seduta su una sedia che guarda le montagne. Qual è il significato?

«La persona nuda sono io. Sono seduto sul crinale dell'alpe su una sedia con un berretto, il tempo è nuvoloso. Il significato è questo e tutto quello che a ognuno viene in mente lo arricchisce. Poi mi faceva ridere, ci ho messo il culo e non la faccia in modo significativo, forse un po' enigmatico. Mi piace insomma».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Sto finendo di registrare il secondo disco. Faccio alcuni concerti poi vedo se a qualcuno potrà interessare il nuovo lavoro. Sarà la continuazione di "Ballo sul posto", un filo più movimentato e di sapore un po' western».


Titolo: Ballo sul posto
Artista: Emiliano Mazzoni
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2012

Tracce
(testi e musiche di Emiliano Mazzoni)

01. Mentre piangono le grondaie
02. Meglio sparire
03. Il dissoluto
04. La strada del male
05. Buon per te luna
06. Stronzi tutti
07. Oppure gli han sparato
08. Pieni di virtù
09. L'esperto
10. Spirito e potere
11. Con queste regole
12. Canzone di speranza