giovedì 25 ottobre 2012

Cesare Carugi: "Caroline" e altre storie








Cesare Carugi è tornato on the road in occasione del suo Halloween Tour, mini tournée autunnale che farà tappa in due locali liguri tra i più frequentati dagli amanti della buona musica. Il 2 novembre il cantautore toscano, originario di Cecina, si esibirà a Il Banco a Zoagli, il giorno successivo farà visita all'oste Fabio Ricchebono nella sua Ostaia da-U Neo a Sestri Ponente. Eventi da non perdere perché Carugi ha convinto la critica con il suo disco d'esordio "Here's to the road", da tempo esaurito in versione fisica e a cui a breve farà seguito il secondo capitolo, e soprattutto il pubblico che lo segue con affetto. Influenzato dal sound americano della west coast e dalla country music, Carugi ha fatto gavetta suonando in decine di locali. Esperienze che hanno consentito al cantautore toscano di affinare la tecnica e sviluppare un personale modo di proporre la sua musica. Dopo l'Ep "Open 24 Hrs" che contiene sei brani - quattro canzoni originali (una proposta in duplice versione) e la cover di "Open All Night" di Bruce Springsteen - Carugi a fine 2011 ha dato alle stampe "Here's to the road", album che abbraccia più generi e che è stato impreziosito dalla partecipazione del cantautore americano Michael McDermott.
In vista dei due concerti liguri abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Cesare che ci ha partlato del suo nuovo disco, del mercato discografico italiano e dei migliori concerti dell'anno.




È passato un anno dall'uscita del tuo primo disco. "Here's to the Road" ha avuto un ottimo riscontro sia di critica che di vendite. Te lo aspettavi?


«Ero soddisfatto del lavoro svolto, sapevo che non avrebbe deluso i puristi. È stata invece una bella sorpresa ricevere critiche molto buone anche da parte di chi ha una visione più sofisticata della musica».


Visto che l'album in formato cd è ormai esaurito non ci resta che acquistarlo in mp3 oppure c'è speranza di una ristampa?

«
Il cd verrà ristampato prima di Natale, il mio primo EP "Open 24 Hrs" invece è fuori stampa ed è acquistabile solo in download sulle varie piattaforme internet - iTunes, Amazon, CdBaby e via dicendo - oppure acquistando una simpatica Download Card ai miei concerti, con un codice personalizzato, per scaricarlo ad un prezzo inferiore. Al momento non credo che ristamperò l'Ep, forse in un futuro prossimo, Maya permettendo».

In questi mesi sei stato impegnato in numerosi concerti in giro per l'Italia. Come è andata e che pubblico hai trovato sulla tua strada?

«È andata piuttosto bene. Ci sono state situazioni più caotiche, come in Piazza Prampolini a Reggio Emilia dove ho suonato davanti a 2.000 persone prima di Willie Nile, o più intime come nei locali dove ci sono molte meno persone ma anche molto più attente, che seguono l'esibizione in assoluto silenzio. Ecco, forse quelle sono le serate migliori, quelle che preferisco».


A questo punto tutti si aspettano che tu confermi quanto di buono hai espresso con "Here's to the Road". A che punto sei con le nuove canzoni?


«Comincerò le registrazioni del nuovo cd a breve, spero di averlo pronto in primavera. Saranno dodici brani, già selezionati tra un totale di 30 circa. Più blues e meno folk, più Tom Waits e meno Springsteen, più Louisiana e meno Arizona».

Negli States ma anche da noi si sta diffondendo la formula che prevede un concreto contributo da parte dei fan per la realizzazione del disco. Nel senso che sempre più spesso gli artisti aprono una sottoscrizione per raccogliere fondi per pagare le spese di produzione dell'album. È questo il futuro della musica indipendente?


«Al di là della crisi economica globale e delle ormai famigerate storie che girano intorno allo show business, direi che questo sarà parte del futuro della musica indipendente. Io ho scelto di fare questo ma non perché altrimenti non potrei pubblicare il nuovo cd, ma solo perché un aiuto da parte di chi apprezza la mia musica può essere fondamentale perché il cd risulti migliore, con la possibilità di investire in un apparato tecnico di qualità superiore e approfondirlo in termini di arrangiamento. Io personalmente ho contribuito alle sottoscrizioni di altri amici, ma non deve essere un peso o un obbligo, ma semplicemente un piacere. Se tutti quelli che conosciamo donassero 1 o 2 euro verrebbe fuori un gruzzolo niente male».

Passata la sbornia dell'arricchimento delle case discografiche la musica ritorna così al tempo dei mecenati. È secondo te un nuovo inizio per la musica?


«Non credo sia un nuovo inizio, ma un'alternativa valida e di sicuro ottimismo. In molti, anche i big, si sono staccati dalle majors per avere maggiore libertà artistica, anche se nel caso di quelli più famosi gli uffici stampa e annessi faranno il loro solito gran lavoro per tenerli sempre più in alto possibile. Le majors al momento sono in difficoltà, quindi puntano a rendere il prodotto ancora più "plastica da vendere al supermercato", roba che nel giro di qualche mese non esisterà più, avrà il boom all'inizio ma poi crollerà inesorabilmente. Distaccandosi da queste strategie di marketing si tiene il prodotto in vita molto di più».

Una grossa mano la dà sicuramente la tecnologia che ha abbassato i costi di registrazione e produzione. È così?


«Senz'altro, anche se la mano di un produttore vero innalza sempre la qualità del lavoro finito. Ci sono addirittura dei produttori che al momento sono anche più star dell'artista stesso. Non dico che siano abbassati nettamente i costi, ma c'è più scelta e meno pretese rispetto al passato, su come incidere un disco. Gli home-recorded sono aumentati a dismisura».


Anche tu hai aperto una sottoscrizione tra i fans?


«Sì, come ho già detto. Sta avendo un discreto successo e la cosa sarà importante per il cd e per le sue ambizioni. Ci sono ancora cinque mesi di tempo prima che la campagna scada, e a quel punto tirerò le somme e traccerò la giusta strada per il cd».


Se uno volesse contribuire cosa deve fare?

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La sottoscrizione è aperta su Kapipal e basta avere una carta di credito o una prepagata, accedendo da Paypal. Il meccanismo è tutto in automatico, basta scegliere l'importo che si vuole donare e in cambio si riceveranno gadget, dischi e tante altre cose. Andate a vedere sul sito».

Neil Young in una recente intervista ha dichiarato che negli anni '60 la musica teneva insieme la cultura e che oggi è praticamente solo la tecnologia a farlo. Cosa ne pensi?

«
Può essere ma sinceramente è solo una questione di tempi che cambiano. Alla tecnologia che si evolve nessuno si può sottrarre, ma questo vale anche per il cinema, ad esempio. La mente adesso è sempre più digitalizzata, una cosa inevitabile. Quello che spaventa non è cosa tiene insieme la cultura ma la cultura stessa che, spiace dirlo, è sempre più materia opzionale nella vita».

Recentemente hai stilato una tua personale classifica dei concerti dell'anno. Se non sbaglio al primo posto hai messo l'esibizione di Tom Petty a Lucca, al secondo i Wilco e al terzo il concerto di Springsteen a Milano. Con poche parole ci descrivi questi tre eventi?


«Tom Petty & The Heartbreakers sono la quintessenza della musica rock, e da musicista è stata una gioia per le orecchie e per gli occhi. La perfezione musicale era su quel palco quella sera. I Wilco sono senza dubbio una delle migliori realtà, musicisti coi controattributi, canzoni bellissime, suoni unici. È un concerto a cui forse non parteciperei tutte le sere, perché è come un viaggio, una di quelle esperienze che spesso e volentieri devono rimanere sporadiche altrimenti si perde il gusto. Bruce Springsteen e il suo concerto-fiume di San Siro è senza dubbio stato una bella carica di adrenalina - da anni sognavo di sentire "The Promise" dal vivo - e difficilmente il Boss delude. Unico neo: la vecchia guardia della E Street Band ha mollato un po' il tiro, è diventato troppo un one man show, non ho carpito la vecchia alchimia dei concerti degli anni passati. L'età avanza anche per loro, tranne che per Bruce».


Oltre a essere un apprezzato cantautore sei anche una colonna portante dell'associazione culturale Roots Music Club di Ferrara. Da anni come associazione portate in Italia grandi nomi della canzone americana, avete quindi il polso della situazione. Puoi dirci qual è la salute del mercato della musica live in Italia?


«Non posso dire che sia preoccupante ma di certo è direttamente legata alla burocrazia, almeno in parte. Il che non è proprio di buon auspicio. Spesso manca la curiosità, la conoscenza, l'istigazione all'ascolto. C'è una pigrizia generale che crea molta amarezza e rabbia, al contrario in Germania e Olanda la live music resiste e porta grosse soddisfazioni anche a bassi livelli».

In Inghilterra è da poco entrato in vigore il Live Music Act, legge che permette ai pub e ai piccoli locali di proporre musica dal vivo senza più permessi speciali. Una vera rivoluzione che permetterà a 13 mila esercizi commerciali, questa la stima del governo inglese, di offrire concerti e che darà una ulteriore spinta a tutto il movimento artistico. In Italia, paese dalle mille complicazioni, invece a che punto siamo?


«Per l'Inghilterra è una gran bella cosa. In Italia siamo a un punto morto credo, non sono molto preparato sull'argomento ma c'è ancora troppa burocrazia, troppe carte, troppi adempimenti, quando a volte un bel falò risolverebbe parecchie cose e risolleverebbe un bel po' d'animi».


Vista la tua disponibilità ti sottopongo anche alle dieci domande secche. 


- Autostrada o strada provinciale? 
Tutte e due hanno il loro fascino. Dico autostrada dell'Arizona.

- Chicago o New York? 
Due città che conosco bene, amo e in cui ho molti amici. Dico Chicago d'estate e New York d'autunno.

- Vino o birra? 
Una Brooklyn Lager d'estate e una bottiglia di Sangiovese d'inverno, accompagnata da una bella polenta fumante.

- PC o Mac?
 PC, non mi sono ancora scervellato col Mac.

- Castagnaccio o torta di noci?
 Castagnaccio perché l'ho mangiato più spesso, anche se non ne vado matto.

- "Simple Twist of Fate" o "After the Gold Rush"?
 Per affetto dico "After the Gold Rush". Avesse il testo di "Simple Twist Of Fate" però...

- Nero o bianco?
 Nero, decisamente. Vedo meglio al buio.

- Elefante o giraffa? 
Giraffa, vede più in alto ed è rassicurante.

- Camicia o maglia?
 Camicia. Precisamente quella nera coi bottoni madreperlati che comprai a Nashville nel 2005.

- Luna o sole?
 Luna. Se fosse la "Blue Moon Of Kentucky" sarebbe il massimo.



Titolo: Here's to the road
Artista: Cesare Carugi
Etichetta: Roots Music Club
Anno di pubblicazione: 2012