martedì 16 ottobre 2012

L'esordio discografico di Stefano Ronchi





Si intitola "I'm ready" l'album d'esordio di Stefano Ronchi. Il trentenne chitarrista e cantante blues genovese, nonché membro degli Almalibre che insieme a Zibba hanno vinto la Targa Tenco 2012 per il miglior album, presenterà ufficialmente l'atteso lavoro solista il 19 ottobre nella sala concerti de La Claque a Genova (ore 22). Laureato in Storia della Musica alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova e diplomato in chitarra jazz al Conservatorio Niccolò Paganini, Ronchi dopo aver accompagnato artisti pop e personaggi della televisione come Umberto Smaila ha trovato nel blues di Chicago la sua fonte di ispirazione. Il disco è un omaggio ma anche una personale rilettura di questo genere sempre affascinante e attuale.
Ospiti della serata genovese saranno Zibba, Meri Maroutian, Marcello Picchioni e il violinista Fabio Biale, anche lui membro degli Almalibre e prossimo al debutto solista.
In anteprima abbiamo parlato con Ronchi che in questa intervista ha descritto il suo disco e raccontato la sua carriera musicale.




A La Claque presenterai ufficialmente il tuo primo album. Cosa ci puoi dire di questo disco? 

«"I'm ready" è il mio primo disco solista. Rappresenta una vera e propria svolta per me, sia musicale che personale. Dal punto di vista musicale è il mio omaggio alla musica che amo, il blues, soprattutto quello che si suona dalle parti di Chicago, città che oso definire la mia seconda casa, da quanto amo andarci! Frequentare quei locali e avere la possibilità di esibirsi con al fianco alcune delle leggende di questa musica - Lurrie Bell, Billy Branch e molti altri - è stata un'esperienza talmente forte che appena tornato in Italia non solo ho cambiato modo di suonare la chitarra, ma ho anche deciso di tagliare i ponti con il resto e dedicarmi esclusivamente a questa musica e a registrarne un disco. In realtà non ho abbandonato proprio tutto ma la decisione forte è stata quella di dare finalmente una precedenza nella mia vita. In questo caso l'ha avuta il blues. Il disco contiene 11 tracce, la maggior parte delle quali sono di mia composizione. Scrivere dei blues è sempre stata una mia prerogativa, non amo fare cover, a meno che non siano davvero significative ed emozionanti, prima di tutto per me. In questo ambito quella a cui sono più legato è "Born under a bad sign", è uno dei brani più significativi di Albert King, mio chitarrista e bluesman preferito; ma devo dire che la cover che mi ha dato più soddisfazione è "Ain't no love in the heart of the city", brano di Bobby Bland, reso ancora più celebre dagli Whitesnake, e che l'arrangiamento sapiente di Stefano Cecchi (bassista e arrangiatore del disco, ndr) e i violini di Fabio Biale hanno reso ancora più struggente. Non ultima anche la voce di Zibba che ha centrato in pieno il mood malinconico del brano. Il 19 ottobre ci sarà la presentazione ufficiale a La Claque e nell'occasione registreremo anche un DVD, spero quindi che partecipi tanta gente! Sarà una bellissima serata di blues. Sono già emozionato adesso».

Per chi non ti conosce chi è Stefano Ronchi? 

«Dunque, chi è Stefano Ronchi...il curriculum è facilmente leggibile su internet, quindi vi dico qualcosa di un pochino più segreto. Stefano Ronchi è di sicuro una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla musica. Ho sempre creduto ciecamente di potercela fare a trovarmi un mio spazietto, perché aver ricevuto in dono del talento senza avere la possibilità di esprimerlo e di "farlo arrivare" alla gente sarebbe stato troppo ingiusto! Quindi continuo a crederci e a fare del mio meglio. Non ho mai snobbato nulla, continuo ad ascoltare e suonare con piacere qualunque cosa, basta sia suonata bene. Poi ovviamente se è blues sono ancora più contento. Ultimamente sono molti quelli che mi dicono di riconoscere il mio stile ed è sicuramente il complimento più bello che un musicista possa ricevere. Può piacere come no ma è il risultato di ascolti ed esperienze davvero variegate, ed è parte di me. Forse se mi fossi appassionato prima al blues le cose sarebbero andate diversamente e con questo intendo molto meglio, ma anche molto peggio... chissà».

Come ti sei avvicinato alla musica? 

«La musica in casa mia c'è sempre stata; mio nonno in particolare era un grande appassionato di lirica e possedeva una collezione infinita di vinili di opere che fortunatamente ho ereditato. A tentare la dura vita del musicista invece sono il primo. Ho iniziato alle elementari, frequentando lezioni pomeridiane di pianoforte classico; dopo qualche anno ho deciso di cambiare strumento, indeciso tra chitarra e sax tenore: alla fine ho scelto chitarra. Le prime lezioni con Don Antonio all'oratorio, e poi non mi sono più fermato e non penso lo farò mai».

Quali sono stati gli artisti che ti hanno trasmesso la passione per la musica?

«All'inizio la passione non era trasmessa da artisti ma da canzoni. Sentivo alla radio o nelle cassette degli amici qualche canzone che mi piaceva e così via. L'approfondimento sugli artisti è venuto molto dopo. Mi è molto difficile rispondere a questa domanda, perché in realtà la passione non me l'ha trasmessa nessuno, ci sono nato. Non so se è un bene o un male ma è così. Se mai posso ringraziare artisti e maestri che più che la passione mi hanno trasmesso curiosità, voglia di approfondire. In questo senso devo assolutamente ringraziare i tre insegnanti e grandissimi musicisti che più mi hanno dato in questi anni: Robben Ford, Alessio Menconi e Alberto Malnati».

Quando hai capito che la musica poteva diventare il tuo mestiere? 

«L'altra grande passione che ho sempre avuto, fin da piccolo, sono gli aerei militari. Se non avessi impostato la mia vita sulla musica sarei andato immediatamente in Accademia Aeronautica. Nonostante una certa confusione e disordine che fanno parte della mia personalità, posso definirmi una persona estremamente disciplinata. Non a caso il mio hobby preferito sono le arti marziali, Goshin-Do nel mio caso. Quindi in ambito militare probabilmente ci sarei stato anche bene. Ma la musica ha sempre vinto, sono contento delle mie scelte anche se spesso sono costate sacrifici, fatiche, con non pochi ripensamenti e momenti di sconforto... come direbbe un noto chitarrista genovese: anche questo è blues».

Stefano, a buon diritto sei entrato a far parte della prolifica scena ligure ma il tuo sguardo punta oltre oceano. Sei un genovese che suona blues. 

«Ebbene si, sono un genovese che suona il blues! In realtà la cosa non mi stupisce più di tanto. La nostra città ha l'arte nel Dna e la sua storia è colma di musicisti incredibili. Anche tra i giovanissimi ci sono tanti talenti pazzeschi; l'unica cosa che mi auguro sempre è che diventino musicisti e non strumentisti, il che comporta anche una bella dose di umiltà e di facciate. Chi non è disposto a prenderle, chi nasce con giacca e cravatta dubito che arriverà lontano. Io le mie super facciate le ho prese e continuo a prenderle ogni tanto, quelle più forti fanno in effetti un po' vacillare ma nel mio caso riguardano più spesso le persone, piuttosto che i musicisti. La mia fortuna è quella di avere anche in cambio tantissime soddisfazioni che mantengono equilibrato il mio percorso. Come ti dicevo prima, è stata l'esperienza oltreoceano a farmi cambiare direzione; la vita musicale e le esperienze che si possono fare oltre i nostri confini per noi sono ancora fuori portata. Bisogna solo affrontarle con la giusta umiltà per farle rendere al massimo, altrimenti restano bei momenti ma scivolano addosso come tante altre cose». 

Naturalmente il tuo strumento è la chitarra. Quali sono le tue preferite? 

«A me piacciono tutte le chitarre. Potessi me ne comprerei un mare. Cambio molto spesso gusti, fraseggi, modi, ecc... quindi di conseguenza cambio spesso anche strumenti, in base alle nuove esigenze. Ne ho avute davvero di tutti i tipi, dalle Danelectro stile anni 50 alla Flying V. Pochissime sono le "invendibili", quelle che rimarranno per sempre: una Ibanez modello Joe Satriani, è stata la mia prima chitarra elettrica quando andavo alle medie ma non la uso più da almeno 10 anni, una Fender Telecaster bianca autografata con le firme dei grandi musicisti con cui ho avuto il piacere e l'onore di suonare o condividere il palco come The Blues Brothers, Mary Lane, Lurrie Bell, James Wheeler e molti altri. E infine una splendida Gibson ES 120 del 1963 comprata a Chicago: è la meravigliosa chitarra che si vede nella copertina del mio disco». 

Dal 2011 fai parte anche degli Almalibre, gruppo che accompagna Zibba. Come vivi questa nuova esperienza? 

«Suonare con gli Almalibre per me è stata la salvezza. Innanzitutto perché ho conosciuto musicisti di grandissimo talento dai quali ho potuto imparare tantissimo. Sono arrivato a suonare su palchi prestigiosi, in tutta Italia, che per me sarebbero stati inarrivabili, come il Blue Note, l'Auditorium della Musica di Roma e tantissimi altri. Entrare in un progetto così importante mi ha dato anche molta visibilità ma soprattutto la cosa più importante è che non ho dovuto snaturarmi; negli Almalibre suono esattamente come suonerei da solo, i miei gusti si incrociano perfettamente con quelli di Zibba, il che rende ancora più piacevole questa esperienza. Non da meno il fatto che quasi tutta la band degli Almalibre è presente nel mio disco: Stefano Cecchi, che ha curato le registrazioni, gli arrangiamenti e le parti di basso, Fabio Biale al violino, Stefano Riggi al sax e lo stesso Zibba, che ha cantato in un brano. A loro si aggiungono Marco Fuliano alla batteria, Fabio "Kid" Bommarito all'armonica, Marcello Picchioni al piano, Valter Trentini chitarra e voce e due persone a me molto care: Meri Maroutian (voce) che è anche la mia compagna nella vita, e mio fratello maggiore acquisito nonché pianista di fiducia Max Vigilante». 

Quali sono i tuoi progetti futuri? 

«Al momento sono super concentrato sulla mia carriera nel blues. Porto in giro, sia in solo acustico che con la band, i miei brani e il mio modo di interpretare questa musica meravigliosa. Oltre a questo seguo il mondo Almalibre. Al di fuori del palco insegno chitarra in diverse scuole, e mi sono recentemente iscritto al Conservatorio per prendermi il mio secondo diploma. Come dire, senza musica non riesco a stare».

Qual è stato il tuo ultimo concerto da spettatore e quale il tuo ultimo disco acquistato? 

«L'ultimo concerto da spettatore è stato quello di Angelo Leadbelly Rossi, grandissimo bluesman italiano, all'Ostaia da U Neo a Sestri Ponente. Ascoltare lui è come farsi un dose di blues autentico, con la A maiuscola. Il locale si trasforma magicamente in un campo di cotone. Ultimo cd acquistato "Perpeual flame" di Yngwie Malmsteen, da un estremo all'altro». 


Per concludere ti sottopongo al gioco delle dieci domande secche... 
- Robert Johnson o John Mayall? Robert Johnson tutta la vita.
- Cima alla genovese o pasta al pesto? Pasta al pesto.
- Gazzetta dello Sport o Corriere della Sera? Gazzetta, ma solo perché ce l'ho sotto il naso la mattina al bar e comunque salto tutte le pagine che parlano di calcio.
- "La stranezza è nella mente di chi la percepisce" (Asimov) o "Genio e follia hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso da quello che esiste per gli altri" (Schopenhauer)? La seconda, più accessibile.
- Renault o Fiat? Direi Fiat visto che la mia Punto mi accompagna fedelmente e con efficacia da bene 171.800 chilometri. Tocchiamo ferro... Però la mia macchina preferita, quella che mi porterò sempre nel cuore è il Renault 5 GT Turbo.
- Genoa o Sampdoria? Come dicevo prima non mi frega niente del calcio, ma tra le due simpatizzo
Genoa.
- Nave o aereo? Aereo, anche se patisco un pochino. Sulla nave mi rompo le scatole ma non
patisco nemmeno il mare forza tsunami.
- Civetta o rondine? Civetta, vivo di notte anche io.
- Plettro o thumbpick? Non uso plettri, suono con le dita ma tra i due preferisco il thumbpick, lo
uso ogni tanto con l'acustica per suonare dei ragtime.
- Aranciata o Coca Cola? Facciamo birra!


Titolo: I'm ready
Artista: Stefano Ronchi
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2012