martedì 9 ottobre 2012

La Sicilia di Mario Incudine cantata in "Italia talìa"







Il cantautore siciliano Mario Incudine è uno dei più apprezzati interpreti della world music italiana. Impegnato anche in teatro, nonché compositore di colonne sonore e componente del laboratorio di Etnomusicologia dell'istituto di Storia della Musica dell'Università di Palermo, il 'cuntastorie' ennese è tornato in strada per presentare il suo nuovo album dal titolo "Italia talìa". Dopo aver celebrato Giuseppe Garibaldi con il disco "Beddu Garibbardi" e ottenuto il giusto riconoscimento da parte della critica per il progetto "Anime Migranti", Incudine affronta con queste tredici nuove canzoni i drammi e i problemi della società di oggi e nel contempo sprona gli italiani a risollevarsi e a ritrovare la voglia di fare. È un disco di grande impego politico e sociale che tratta i temi caldi del nostro tempo e che ha conquistato la nomination alla Targa Tenco 2012 nella categoria dischi in dialetto.
Abbiamo avuto il piacere di apprezzare Mario Incudine nel corso di uno dei tanti incontri che si sono tenuti a fine luglio a Loano nell'ambito del Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana. Siamo rimasti in contatto e nei giorni scorsi si è presentata l'occasione per fare il punto sul nuovo album, sulla Sicilia e sulla musica italiana.




"Italia talìa", il titolo del tuo ultimo album è un enigma. Cosa significa e qual è il messaggio del disco?

«Letteralmente significa 'Italia guarda', ma il messaggio è più articolato. 'Taliare' in siciliano ha anche l’accezione di meravigliarsi. Il disco è un invito che la Sicilia - quella autentica, quella dei giovani che hanno deciso di rimanervi - fa all'Italia, un grido per accendere un faro su quest'isola e guardarla con altri occhi rispetto all'immagine stereotipata che tanta fiction ha divulgato. C'è insomma in questo cd un'altra Sicilia che va scoperta, quella che lotta, che si alza al mattino per riacquistare una dignità perduta, per riscrivere una storia e per creare le condizioni affinché si possa vivere bene e non essere costretti a emigrare. Ovviamente l'invito vale anche per i siciliani, perché anche loro possano guardarsi attorno, possano 'taliare' per meravigliarsi di quello che hanno sotto gli occhi e non lamentarsi più in maniera sterile. È un invito a rimboccarsi le mani e lavorare per il risveglio collettivo. Il mio disco è anche un atto d'amore per una terra che nasconde tante risorse, che è ogni giorno terra d'amore e speranza ma che quasi sempre non riusciamo ad apprezzare, come se la vista ci si annebbiasse. Vorrei quindi che queste canzoni servissero a questo, ad aprire porte, spiragli, nuovi orizzonti, a diradare la nebbia dalle nostre menti e farci innamorare di quello che abbiamo sotto gli occhi».

Il tuo disco è una porta aperta non solo sulla cultura siciliana ma su tutto il Mediterraneo. Nelle canzoni è facile riconoscere echi balcanici e ritmi arabeggianti, il tutto legato alla tradizione cantautorale italiana. Come è nato questo tuo album?

«Ho avuto due guide straordinarie, Kaballà (musicista catanese al secolo Giuseppe Rinaldi, ndr) e Mario Saroglia. Il primo, autore raffinato, cantautore riconosciuto come una delle più belle penne d'Italia, è riuscito a tirare fuori l'anima dei testi. Quando si parla di certi argomenti è facile cadere nella retorica. Grazie a lui e alla sua guida sono riuscito ad allontanarmi da questo pericolo trattando temi scottanti da nuove prospettive, usando chiavi di lettura originali e utilizzando uno stile a metà tra il 'cuntastorie' e il cantautore. Musicalmente il mio sentire più tradizionale e mediterraneo ha trovato sfogo in una visione più world con gli arrangiamenti di Saroglia che hanno spostato il disco da una dimensione più siciliocentrica a un'altra più internazionale con sonorità che abbracciano il Maghreb e i Balcani passando per l'Irlanda e l'America del sud. D'altra parte, la musica siciliana è una sorta di puzzle frutto di tutti i pezzi delle varie etnie che si sono stratificate nell'isola nel corso dei secoli. Quindi anche se il disco suona con una lingua internazionale ha entrambi i piedi piantati in Sicilia».

Nelle tue canzoni affronti temi scottanti: dall'aggressione mafiosa ai taglieggiatori del pizzo, dalla politica corrotta alla crisi del lavoro. È un disco di denuncia ma il ritmo vivace delle canzoni comunica la tua speranza di riscatto...

«Volevo trattare argomenti importanti senza però avere il peso della malinconia, in modo che agli ascoltatori non rimanesse solo l'amaro in bocca ma anche la sensazione di una grande voglia di rivalsa e riscatto. Il ritmo vivace è tutto quel sangue che ribolle in ogni siciliano. In mezzo a una crisi sociale e di valori ci sta una grande voglia di cambiamento, con il sorriso, con il ballo talvolta liberatorio, con la gioia di vivere nonostante tutto».

Altro tema a te molto caro è quello dei migranti. La Sicilia è sempre stata terra di emigrazione ma recentemente anche di accoglienza. Ne parli anche nel nuovo disco con il brano "Salina". Come vivono i siciliani questa nuova situazione?

«Noi siciliani abbiamo la migrazione nel dna: siamo stati migranti per secoli e lo siamo ancora, quindi sappiamo bene cosa significa subire atti di violenza razziale, discriminazioni e avere le porte sbattute in faccia. Proprio per questi motivi la Sicilia è una terra che sa accogliere, basti pensare che hanno proposto Lampedusa per il Nobel per la pace, perché tutti i suoi abitanti ogni giorno trasformano quell'isola meravigliosa in una grande casa dove chi arriva trova amore e solidarietà. Dobbiamo solo capire ancora come gestire la presenza di questi fratelli che arrivano così numerosi, avendo consapevolezza che potrebbero essere una grande risorsa per il nostro paese, così come noi poco meno di cinquant'anni fa lo siamo stati per l'America, il Belgio, la Germania e il nord Italia».

La canzone "Lassa e passa" ti vede impegnato insieme a Nino Frassica. Come è nata questa collaborazione?

«Con Nino siamo molto amici da anni e ci lega un affetto vero. Volevo un pezzo che potesse avere quell'ironia pungente e intelligente per denunciare con il sorriso fatti vergognosamente eclatanti e allora ho chiesto a Nino - che in questo è un gran maestro - di coadiuvarmi sia nella scrittura del testo che nell'esecuzione del brano. Mario Saroglia ha messo la musica ed è uscito fuori questo brano che mette a paragone le tante piaghe siciliane con le sue eccezionali bellezze come il sole e il mare che, almeno fino ad ora, nessuno è riuscito a levarci».

Non pensi che cantare in dialetto siciliano possa limitare la comprensione del tuo messaggio e soprattutto tenere lontano una parte di pubblico?

«Credo che il dialetto non sia assolutamente un limite, bensì una risorsa. L'Italia è bella e ricca proprio perché è varia nella varietà delle parlate. Ci sono cose che cantate in italiano non hanno la stessa forza espressiva rispetto a quando vengono presentate in dialetto. Il siciliano in particolare ha un ventaglio di espressioni uniche e raccontare la storia di un popolo attraverso l'idioma di cui è intrisa è il modo migliore per essere quanto più verosimili. Ho sempre cantato in dialetto e, soprattutto fuori dalla Sicilia o dell'Italia, ho potuto constatare come al pubblico arrivi l'emozione dei brani anche senza che ne comprenda totalmente i testi. Ricordo sempre con piacere quando a Castro Verde, in Portogallo, cantai la canzone in cui raccontavo la strage di Marcinelle: il pubblico si alzò in piedi per cinque minuti e il sindaco venne ad abbracciarmi con le lacrime agli occhi».

Penso alle lotte civili americane che hanno avuto sempre musicisti impegnati in prima fila a diffondere le idee (Pete Seeger, Woody Guthrie, Joan Baez, Dylan e tanti altri) e mi chiedo se anche in Italia, in questo periodo di crisi, non possa essere la musica il motore di una rivoluzione culturale. Cosa ne pensi?

«Penso assolutamente che la musica oggi più di ieri debba avere questo ruolo. Bisogna tornare alla canzone sociale e attraverso questa mettere in moto una rivoluzione culturale che possa portare a un'inversione di marcia nelle coscienze. La musica deve avere anche il ruolo di informazione e di divulgazione di certi concetti. Come ben dicevi, la rivoluzione in altri Stati è partita proprio dagli artisti. Allora, se ha senso avere un microfono davanti alla bocca, bisogna a mio avviso utilizzarlo per dire delle cose sensate, per creare una massa critica che possa portare realmente a un cambiamento».

Come vedi il futuro della Sicilia e dei siciliani?

«La Sicilia sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni. Siamo a un bivio epocale, possiamo fare la fine della Grecia o risorgere insperatamente attraverso un'economia a servizio dei siciliani e non da asporto. Adesso ci saranno le elezioni regionali e vedremo se chi sarà chiamato a governare comincerà a pensare seriamente ai cittadini, alle famiglie, agli operai della Fiat fuori dai cancelli da un anno, ai precari della pubblica amministrazione, a un cambiamento nel sistema dei trasporti, all'istruzione, alla cultura e soprattutto ai giovani. Questo serve alla Sicilia e ai siciliani: un cambiamento culturale e sociale che possa impedirci di essere risucchiati dal mare».

Da pochi giorni sei diventato papà. Cosa cambia nella visione di un artista con la nascita di un figlio?

«Cambia la prospettiva con cui pensi alle parole che devi scrivere, ai messaggi che vuoi affidare alle canzoni. Nasce una consapevolezza in più che ciò che scrivi potrà essere giudicato un giorno da tua figlia che potrà dirti "papà ma perché hai scritto questa cosa?" e dovrai dare delle risposte. E soprattutto vuoi che un giorno tua figlia possa essere orgogliosa di te e di quello che hai fatto».


Visto la tua grande disponibilità ti propongo il gioco delle dieci domande secche. 

- Barca a vela o a motore? Barca a vela perché è il vento a comandare. Se il vento decide cammini altrimenti stai fermo.
- Cannolo siciliano o granita alla mandorla? Cannolo siciliano, da buon uomo di montagna.
- Tirreno o Ionio? Tirreno, è più caldo.
- Agave o betulla? Betulla, quella dell'Etna o quella bianca puramente siciliana.
- Bicicletta o scooter? Scooter! Sono pigro.
- Ore 7 del mattino o le 22? Ore 7 del mattino, il più delle volte rientro giusto a quell'ora ed è bellissimo rientrare e vedere che gli altri si svegliano.
- Camicia o t-shirt? Camicia senza colletto, alla coreana.
- "Il Gattopardo" o "I Malavoglia"? "I Malavoglia" perché in questo libro c'è il popolo, la sua fatica e dignità.
- Shakespeare o Goldoni? Goldoni, adoro la commedia dell'arte.
- Rasoio elettrico o lametta da barba? Rasoio elettrico, ma solo per accorciare la barba, non ho mai usato una lametta. Porto la barba praticamente da quando sono nato!



Titolo: Italia Talia
Artista: Mario Incudine
Etichetta: Art Show Records
Anno di pubblicazione: 2012

Tracce
(testi e musiche di Mario Incudine, eccetto dove diversamente indicato)

01. Italia talia  [Incudine e Kaballà]
02. Forsi chiovi  [Incudine e Kaballà; Incudine e Franco Barbarino]
03. Duedinotte  [Incudine; Incudine e Mario Saroglia]
04. Fiat voluntas fiat  [Incudine e Kaballà; Saroglia]
05. Malaerba  [Incudine e Kaballà; Saroglia]
06. Lassa e passa  [Incudine e Nino Frassica; Saroglia]
07. Camina e curri
08. I passi di dumani
09. Duminica matina  [Incudine; Incudine, Barbarino e Antonio Vasta]
10. Escusé muà pur mon franzé  [Incudine, Kaballà e Saroglia; Saroglia]
11. Salina
12. Li culura
13. Notti di stranizza  [Incudine e Kaballà; Saroglia]