mercoledì 26 febbraio 2014

Valentina Amandolese, le note rosa di Genova






Il cantautorato femminile, poco rappresentato nel periodo di massimo splendore della scuola genovese, ha trovato negli ultimi anni interpreti molto interessanti. Una di queste è Valentina Amandolese, cantautrice genovese che si è presentata al grande pubblico vincendo nel 1998 il concorso "Generation Globe" e partecipando al festival francese "Le printemps de Bourges". Dopo un paio di Ep autoprodotti, la Amandolese ha pubblicato, nel 2011, il suo disco d'esordio intitolato "Nella stanza degli specchi". Un album accolto molto bene dalla critica che ha apprezzato la capacità di scrittura e la voce potente e allo stesso tempo melodiosa dell'artista genovese. A tre anni di distanza la Amandolese è al lavoro per dare un seguito a questo disco dalle belle sonorità rock-indie. Oltre a essere una valida musicista, la Amandolese è anche una delle fondatrici dell'associazione culturale Lilith che si occupa di promuovere e dare spazio alle nuove cantautrici e che ogni anno organizza a Genova il "Lilith - Festival della musica d'autrice".
Con Valentina abbiamo parlato della sua musica, dei progetti futuri e naturalmente di Lilith.




Sono passati più di dieci anni dalla vittoria al concorso "Generation Globe". Cosa è cambiato nel tuo modo di intendere la musica?

«Ricordo con estrema tenerezza i miei 17 anni e quella partecipazione, diciamo che in qualche modo ha segnato uno step importante nella mia vita di musicista: da poco avevo iniziato a scrivere canzoni e quello è stato il primo riconoscimento di una certa importanza, mi ha incoraggiata a proseguire. L'entusiasmo è sempre lo stesso, sicuramente è cambiato l'approccio. Dopo tanti anni di esperienza mi sento un pochino più "corazzata" e consapevole rispetto a quella ragazzina che partiva per la Francia con negli occhi sogni ancora da scoprire». 

Dopo un paio di Ep, nel 2011 hai pubblicato il tuo primo disco, "Nella stanza degli specchi". A tre anni distanza lo rifaresti?

«Il primo disco è sempre un passo importante, tante volte lo progetti, lo pianifichi, lo immagini. Poi a un certo punto ti senti pronta, focalizzi le idee su quello che vuoi che sia il tuo biglietto da visita. Ho lavorato tanto per quel disco, registrato a Catania con Daniele Grasso al The Cave Studio, e riascoltandolo oggi credo che non cambierei molto. Sono ancora orgogliosa del lavoro svolto sia in fase di scrittura che poi in fase di arrangiamento e realizzazione. E non è poco, spesso riascoltando cose fatte in passato ci si ritrova a non esserne più tanto convinti, ma a me non è successo». 

Tu genovese sei andata a Catania per realizzarlo. Non potevi restare nella città di Tenco, Paoli, Lauzi, De André e Bindi?

«Eh eh, in tanti mi hanno fatto questa domanda. La risposta è piuttosto semplice: la mia città è molto legata al cantautorato classico, io invece mi sono sempre sentita una "cantautrice atipica", molto più influenzata dalle sonorità inglesi e americane, molto attenta alla componente strumentale delle canzoni. Il rischio è quello, in Italia, di risultare né carne né pesce, né cantautrice né musicista rock. In altri paesi questo problema non si è mai posto, e forse piano piano anche qui, almeno in un certo panorama che sento affine, quello indie, le cose stanno cambiando. Insomma, per seguire questo intento - un cantato in italiano che si fonde con sonorità più internazionali e alternative - Catania e quello studio in particolare mi sono sembrati i luoghi giusti». 

Come hai anticipato, trovo che il tuo disco abbia un suono molto internazionale. A influenzarti sono stati i tuoi ascolti in età giovanile?

«Assolutamente sì - vedi che tutto torna, per fortuna il mio lavoro viene percepito così come volevo che arrivasse al pubblico -. Sono sempre stata molto curiosa, ho sempre ascoltato con attenzione la musica non italiana, in modo direi tecnico, scoprendo che le sfumature sonore da noi sono poco personalizzate... e questa cosa non mi è mai piaciuta. La mia sfida è quella di plasmare piano piano la mia identità sonora che, unita alla mia voce e alla mia scrittura, possa rappresentarmi. Un po' come è stato per alcuni dei miei ascolti preferiti di sempre: PJ Harvey, Radiohead, Low, etc.». 

Che rapporti hai con gli specchi?

«Gli specchi... sono stati il fil rouge del mio primo disco. Specchio inteso come riflettente e generatore di mille punti di vista su me stessa e sulla realtà. Mi piace pensare che, come appunto in una stanza degli specchi, ognuno di noi sia visto dall'esterno in mille modi diversi... come all'interno di un caleidoscopio, la realtà diventa molto più soggettiva e interpretabile». 

A volte possono deformare la realtà, i tuoi testi invece sono molto reali…

«I miei testi nascono quasi sempre con un taglio autobiografico, sia che parlino di storie che mi vedono protagonista, sia che riguardino altri soggetti. Tutto filtra attraverso la mia esperienza, per questo poi si percepisce la realtà del racconto. Del resto, per quanto atipica, sono pur sempre cantautrice e mi piace la veste di narratrice di storie». 

Dopo un ottimo esordio ci vuole una conferma. A che punto sei con il tuo nuovo disco?

«Ho da poco preso decisioni piuttosto importanti in merito. Non voglio ancora svelare troppo. Per ora posso solo dirti che ho trovato il produttore giusto, con cui faremo un lavoro a quattro mani, e che sarà un disco strano, soprattutto per come è stato concepito e verrà realizzato…». 

Resterai fedele alla linea di "Nella stanza degli specchi" oppure punterai a soluzioni diverse?

«Ci saranno soluzioni decisamente diverse, soprattutto negli arrangiamenti: il primo disco è stato suonato, sia in studio che poi nei live, in trio. Quello nuovo mi vedrà finalmente impersonare al cento per cento la mia attitudine di one-girl band. Resterà invece molto forte, rafforzandolo, il rapporto stretto tra il cantato in italiano e le sonorità più anglofone». 

La scena musicale femminile genovese sta vivendo un periodo di grande fermento. Secondo te cosa spinge molte ragazze a cantare?

«Credo che finalmente le donne nella musica si siano prese il loro spazio. Non sono più soltanto le cantanti in band prettamente maschili, ma sono diventate autrici, musiciste e produttrici. Si sporcano le mani insomma, forse stupendo gli ascoltatori abituati a vederle più relegate in vesti meno attive. Io mi sento totalmente partecipe di questa "rivoluzione" iniziata ormai da diverso tempo, e ne sono orgogliosa». 

Sei stata tra le fondatrici dell'associazione Lilith che tutti gli anni organizza un festival tutto al femminile a Genova. Quali sono i progetti futuri e quale artista ti piacerebbe che partecipasse alla prossima edizione?

«Proprio per i motivi descritti prima è nata qualche anno fa l'associazione culturale Lilith, fondata insieme a due colleghe genovesi, Sabrina Napoleone (presidente dell'associazione) e Cristina Nicoletta. Oltre a essere musiciste ci siamo sentite in dovere di diventare organizzatrici di eventi, che creassero il giusto spazio per la canzone d'autrice (ma non solo). Oltre al Lilith Festival, che giunge quest'anno alla quarta edizione e che l'anno scorso ha offerto alla città di Genova una tre giorni completamente gratuita che ha visto sul palco in piazza De Ferrari cantautrici emergenti e le tre madrine d'eccezione Cristina Donà, Marina Rei e Paola Turci, quest'anno abbiamo creato alla Claque una rassegna cui teniamo molto, Lilith Nest, sempre con la preziosa collaborazione di Douce Pâtisserie Café, partner ormai storico del Lilith Festival. Volevamo creare un nido presso la Claque, per ospitare tutte le voci a nostro avviso più rappresentative della scena nazionale attuale, abbiamo già ospitato Levante e Iacampo e nei prossimi mesi ci saranno tante altre sorprese. Insomma, non ci fermiamo mai. Stiamo anche chiudendo la lista delle partecipanti del Lilith 2014. Il sogno, per le prossime edizioni è quello di avere una delle mie artiste preferite, PJ Harvey... magari non sarà quest'estate ma non smetto di sognarlo».


Titolo: Nella stanza degli specchi
Artista: Valentina Amandolese
Etichetta: Dcave Records
Anno di pubblicazione: 2011

Tracce
(testi e musiche di Valentina Amandolese, eccetto dove diversamente indicato)

01. Cosmico blu
02. Stringi i denti Valentina
03. Imago
04. Osmosi
05. Bold as love  [Jimi Hendrix]
06. Nessun biglietto per il mare
07. In terza persona
08. Lo stesso viaggio