lunedì 3 febbraio 2014

Guitar Ray & The Gamblers scattano "Photograph"






La Liguria non è solo terra di grandi cantautori ma anche di ottimi bluesmen. La conferma arriva da Guitar Ray & The Gamblers che hanno pubblicato a metà gennaio il loro nuovo disco intitolato "Photograph". L'album è prodotto dal cantautore canadese Paul Reddick e contiene dieci inediti che uniscono il blues della tradizione a sonorità moderne. Brani in cui Ray Scona esalta il suo tocco chitarristico elegante, preciso e capace di improvvise e coinvolgenti accelerazioni. Un album riuscito, gradevole in ogni suo capitolo e capace di incuriosire anche chi non è appassionato di blues. Le canzoni, molte delle quali scritte da Paul Reddick, spaziano dal blues morbido al R&B, dal rock con incursioni funky, fino al territorio delle ballate.
In questa nuova avventura Ray Scona (voce e chitarra) si è fatto accompagnare dai fidi Gamblers: il bassista Gabriele "Gab D" Dellepiane, il tastierista Henry Carpaneto e il batterista Marco Fuliano. "Photograph" è arricchito inoltre dall'armonica di Fabio Treves, uno dei bluesmen italiani più celebrati, dagli archi dei genovesi Gnu Quartet che vantano collaborazioni con Niccolò Fabi, Federico Sirianni e Simone Cristicchi.
Guitar Ray & The Gamblers vantano un curriculum di tutto rispetto avendo collaborato tra gli altri con mostri sacri di fama internazionale come Big Pete Pearson, con il quale hanno inciso anche un disco, Otis Grand, Jerry Portnoy, armonicista di Muddy Waters ed Eric Clapton.
Con Ray Scona abbiamo parlato di "Photograph", il quinto album della carriera.




Ray, spiegaci come è nato l'album "Photograph"?

«Da un desiderio di rinnovamento e dalla voglia di trovare un suono riconoscibile per Guitar Ray & The Gamblers. Questo era l'obiettivo. Abbiamo quindi lavorato su brani originali e arrangiamenti che potessero essere la "fotografia" mia e di questa band».

"I'm goin, I'm goin" parla di partenze, di viaggio; "I heard that train go by" di un treno che divide due persone. Sono il viaggio, gli addii, le separazioni il filo conduttore di questo disco?

«Sì, ma non solo. Se vuoi una bella foto, devi saper mettere a fuoco quello che davvero ti interessa. Ho scelto di raccontare storie che conosco bene per essere in grado di mettere a fuoco quello che mi sta a cuore. Nello specifico "I'm goin, I'm goin" racconta il viaggio che contempla un ritorno. Mentre il suono del treno di "I heard that train go by" porta con sé un biglietto di sola andata».

In "Everybody wants to win" avete usato i fiati e il groove ricorda l'Albert King degli anni '70. Sei d'accordo?

«Assolutamente sì. Avevo già fatto un tributo ad Albert King nel mio album "Poorman Blues" con il brano "A.K. Stomp". Qui invece il riferimento è forte, ma come in tutto l'album siamo partiti da lì cercando di trovare un modo che ci fosse congeniale per suonare oggi un brano con quell'impronta. E comunque il suo periodo Stax è il mio preferito».

Trovo che sia molto riuscito il brano "You're the one". I Gnu Quartet hanno dato un tocco unico alla canzone. Come vi è venuta l'idea di avvalervi della loro collaborazione?

«Cercavamo qualcosa che desse un colore particolare a questo brano e così abbiamo deciso di sperimentare. Sin dall'introduzione è stata messa cura sulla scelta dei suoni da utilizzare, un lavoro che Simone Carbone ha fatto con grande gusto. Ma il brano necessitava di qualcosa che fosse davvero speciale, e così abbiamo pensato all'inserimento degli archi. L'arrangiamento scritto da Stefano Cabrera dei Gnu Quartet, si è rivelato come un bellissimo vestito da sera, indossato da una bella donna, ai miei occhi una meraviglia».

Il video di "He thinks of you", che trovo molto bello, si chiude con l'inquadratura di un foglio su cui c'è scritta la data 24-11-1984. Che significato ha?

«Sempre per restare fedele a quanto dicevamo prima, il brano che fa da colonna sonora a queste bellissime immagini, è stato rivisitato con sonorità più attuali rispetto alla sua versione originale, quella contenuta nel cd per intenderci. Ci serviva una data sulla fotografia per riuscire a far comprendere la storia che viene raccontata nel video di "He thinks of you", e avevamo una scelta obbligata sulla decade. Io ho scelto mese e giorno».

Il disco si chiude con "Bella bambina", un brano acustico cantato da Paul Reddick in italiano. Come è nata l'idea di questa canzone dall'atmosfera notturna?

«"Bella Bambina" è stato un regalo inaspettato. Il brano è nato in inglese con l'eccezione delle parole "Bella Bambina", ed è stato divertente sentirlo cantare in italiano. Io e Paul, quasi per scherzo, avevamo già provato a suonarlo, ma non era comunque in programma di registrarlo. Era uno degli ultimi giorni in studio e per quel giorno avevamo finito di registrare. Era molto tardi e dopo una cena abbastanza impegnativa, Paul mi ha chiesto di provare a fare un take con la band. Hanno collegato un paio di panoramici e quello che è successo lo abbiamo messo sul disco».

Paul Reddick, oltre ad essere produttore del disco, ha scritto anche alcuni testi della canzoni. Come si è sviluppata questa collaborazione e quanto ha inciso sull'uscita del disco?

«Ho conosciuto Paul nell'aprile del 2010, quando la band lo ha accompagnato nel suo tour europeo. Ci siamo divertiti un mondo. Mi piace moltissimo il suo modo di scrivere ed il suo approccio alla musica. Quando ho pensato a questo progetto mi è venuto immediatamente in mente il suo nome. Abbiamo parlato e Paul si è subito entusiasmato all'idea. Ha scritto praticamente tutti i testi, a parte "Everybody wants to win" che è stato scritto da Pete Pearson».

Oltre a Gnu Quartet, tra gli ospiti c'è anche Fabio Treves. Cosa mi puoi dire di questo incontro?

«Io lo conoscevo da sempre, lui mi ha conosciuto 25 anni fa. Fabio era ospite di una rassegna organizzata nella riviera ligure, dove abbiamo suonato insieme per la prima volta. Ho militato poi nella Treves Blues Band dal 1991 al 1993, ed è nata una bellissima amicizia. Casa Treves mi ha sempre sostenuto durante tutti questi anni di carriera, e oggi, insieme a Gab D, ho l'onore di essere stato invitato a prendere parte al suo tour teatrale che celebra i 40 anni di carriera della Treves Blues Band. Un incontro come ne capitano pochi».

Qual è il brano a cui sei più legato e perché?

«Questo è un album molto importante per me, e i brani hanno tutti un forte significato perché raccontano di me, del mio vissuto. Ma un sapore speciale è quello di "He think of you". Credo sia la fotografia più riuscita di questo album. Quando relazionarsi in questo mondo per qualcuno diventa più difficile che per altri, il bisogno di avere un legame che possa renderti felice, a volte non riesce ad essere soddisfatto. Si può però pensare a qualcuno che forse un giorno potrai conoscere, e che potrà scoprire come sei, ed amarti».

Quando sono state scritte queste canzoni?

«Ho cominciato a lavorare all'album agli inizi del 2012 e siamo entrati in studio nel febbraio del 2013. Non proprio una passeggiata».

Perché la scelta di una copertina in bianco e nero quando le canzoni hanno, al contrario, "colori" a volte unici e sfumature che personalmente mi piacciono molto?

«Ad aprile del 2013 avevamo in programma un tour europeo con Big Pete Pearson, a cui ha preso parte anche Michele Bonivento, che poi ha dato un contributo molto importante all'album, e noi eravamo in piena produzione. È stato un tour speciale perché in programma avevamo anche una data al Baltic Blues Festival di Eutin in Germania, dove eravamo headliners con Pete, ma in cartellone anche come Guitar Ray & The Gamblers. Quindi abbiamo avuto la possibilità di suonare live per la prima volta i brani del disco. Un momento importante per vedere la reazione del pubblico al nuovo spettacolo. Lo show è stato molto emozionante e di grande impatto. Ho avuto la copertina del magazine che si è occupato della rassegna. La foto sulla cover del cd, è uno scatto della fotografa tedesca Beate Grams di quello show, ed era uno scatto in bianco e nero, carico di significato. Mi è piaciuta l'idea che i colori fossero una cosa da scoprire».

Quali sono stati i tre incontri fondamentali della vostra carriera?

«Davvero difficile rispondere. Ognuno degli artisti che abbiamo accompagnato, o con cui abbiamo collaborato, hanno lasciato un segno. Ho imparato a suonare la lap-steel dal grande Sonny Rhodes nel lontano 2001. Accompagnare in tour Jerry Pornoy, che ha suonato nella Muddy Waters Band, nei dischi e nei tour di Eric Clapton, è stata una scuola incredibile. Collaborare con ognuno di loro è stata una bellissima esperienza, ma se devo scegliere tre nomi allora ti dico Fabio Treves, per il rapporto di amicizia che ci lega, Otis Grand, che ha prodotto i miei primi due cd, e Paul Reddick a cui ho affidato la produzione artistica di "Photograph"».


Titolo: Photograph
Artista: Guitar Ray & The Gamblers
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2014