giovedì 8 agosto 2013

Chiara Jerì, la calda voce di "Mezzanota"





Una chitarra magistralmente suonata da Andrea Barsali e la voce ricca di malinconia di Chiara Jerì, così lontana dai format musicali televisivi, hanno dato vita a "Mezzanota", disco autoprodotto, dal sapore antico, lontano dai riflettori ma di grande bellezza e da custodire gelosamente. La cantante livornese alle sue spalle ha un disco solista, "Mobile identità", e il successo ex aequo al concorso "Un Notturno Per Faber" indetto dalla Fondazione De Andrè, con il brano "Notturno dalle parole scomposte" di cui è autrice insieme ad Eugenio Cavallo e Maurizio di Tollo. Quest'ultimo ha dato un decisivo contributo a "Mezzanota" scrivendo le musiche mentre il pisano Andrea Barsali, già turnista di Andrea Bocelli, ha curato gli arrangiamenti.
Uno dei punti artisticamente più alti del disco è rappresentato dalla canzone "Innesco e sparo", ispirata a un avvenimento realmente accaduto, ovvero l’esecuzione mafiosa di Giannino Losardo (21 giugno 1980) all’epoca dei fatti sindaco di Cetraro e che ricorda il coraggio e lo sdegno di una terra, la Calabria, a cui la Jerì è profondamente legata. Jerì-Barsali danno anche una personale lettura di canzoni di De Gregori, Piero Ciampi e Pippo Pollina.
Abbiamo parlato con Chiara Jerì di "Mezzanota" e del suo rapporto con la scuola cantautorale.




Il progetto "Mezzanota" ti vede in coppia con Andrea Barsali. Come è nato questo sodalizio?

"Dopo poco più di due anni, mi piace riconoscere ad alta voce che così doveva essere. Nell’atto concreto, come spesso abbiamo detto Andrea ed io, è stato un amico comune che ci ha messo in contatto, immaginandosi le nostre sensibilità musicali ben amalgamate. Di fatto ha avuto ragione".

Quando e cosa vi ha spinti a produrre questo disco?

"Andrea ed io abbiamo impiegato più tempo a studiarci prima di decidere di suonare insieme. E aggiungo, nel modo più divertente, naturale e senza maschere: sentendolo suonare quanto più potevo e ovunque potessi e lui, forse, ha sentito come lo facevo. Dopo questa fase ingenuamente utile, non abbiamo bruciato le tappe ma abbiamo avuto una facilità immediata, sia nel preparare il nostro primo live che, una volta proposti i miei pezzi al suo suono, a inciderli solo voce e chitarra".

Sei nata come interprete, poi il salto in avanti e la voglia di esprimere le tue emozioni scrivendo i testi. Com’è andata?

"Se devo essere onesta non lo so. Da sola ho sempre scritto come ho sempre cantato. Il primo passo, non semplice, è stato quello di salire su un palco, quello successivo, altrettanto difficile, far leggere ciò che scrivo. Unendo parole a note, nascono le canzoni; così sono nate anche le mie. Posso provare ad aggiungere solo che, tutto questo, per me, è una "cattiva abitudine" per la ricerca della felicità".

Le musiche sono invece tutte di Maurizio di Tollo. Come vi siete incontrati?

"Su un treno, andavamo entrambi a Genova. Dopo sei anni ci siamo salutati su un binario della stessa città. I nostri "bagagli a mano" pesavano un po’ di più".

Nel disco hai presenti due canzoni non tue: "La donna cannone" di De Gregori e "Fino all'ultimo minuto" di Piero Ciampi. Cosa rappresentano e quale è il tuo rapporto con De Gregori, Ciampi e la scuola cantautorale italiana?

"Se ti parlo della "Donna Cannone", di "Fino all’ultimo minuto" e "Canzone II", vorrei farlo, raccontandoti della gioia che mi regalano tutte le volte che le ascolto e le canto. La bravura e la fantasia di Andrea Barsali nell’averle dipinte per noi così, mi ha dato la possibilità di tornare a un grande amore, rivivere dentro un capolavoro e dargli tutto, ma cercando di evitare sempre il superfluo. La canzone d’autore? Non potrei vivere senza".

E poi una canzone di Pippo Pollina, cantautore poco conosciuto dal pubblico italiano…

"Dissento cortesemente. Pippo Pollina è un cantautore contemporaneo affermato; penso anche che lo sia nella dimensione e nei luoghi che lui predilige, che lo fanno sentire bene, con cosa fa e per chi lo fa. Ahimè l’oltre confine per la musica ha ancora tanto da insegnarci. La sua "Canzone II" è e rimarrà un capolavoro sempre e ovunque".

Nell'album troviamo anche "Il notturno dalle parole scomposte", canzone che vinse nel 2009 il concorso musicale "Un notturno per Faber" organizzato a Genova dalla Fondazione De André. Chi è per te Faber e perché non hai cantato una sua canzone in "Mezzanota"?

"Fabrizio De André. Tutte le volte che pronuncio o scrivo questo nome, tutto è il contrario di tutto: ne sento la grandezza e al tempo stesso, come da piccola - non con tutto ciò che ha scritto ma con quello che di lui ho scelto - sono cresciuta ed invecchio. Mi volto, oggi come allora, e lui gioca ancora con me. Non c’è un pezzo di Faber in "Mezzanota" perché c’è un canzone per Faber".

A quale tipo di pubblico è indirizzato il vostro album?

"A tutti coloro che desiderano "un instante in cui l’intenzione diventa musica"".

Perché il titolo "Mezzanota"?

"Potrebbe chiamarsi diversamente?".

Curiosa la copertina dell'album con una mela rossa divisa a metà. Mela che viene poi da voi addentata in un'altra foto che compare nel libretto. Che significato ha questa mela?

"Voglio ringraziarti perché, pur in forma di domanda, hai reso una descrizione molto "sensoriale" della copertina di "Mezzanota". Ecco, direi che di quella mela non si debba svelare un solo perché, ne ha tanti quanti sono gli occhi che ci impattano contro. La fantasia è un desiderio libero".

In queste settimane siete impegnati in tour. Oltre ai brani dell'ultimo disco cosa presentate dal vivo?

"In un nostro concerto oltre a tutti i pezzi di "Mezzanota", non potrebbe mai mancare ciò da cui ho iniziato e che è stato anche l’inizio della collaborazione live con Andrea. Portare i brani di "Mobile identità", il mio primo lavoro, con un vestito ormai Jerì-Barsali è una cosa che mi diverte sempre. Poi ogni sera è un "rac-canto" e qualche volta abbiamo voglia di una favola nuova. Venite a sentirci!".

Se avessi la possibilità di salvare dalla distruzione cinque dischi, quali sarebbero?

"Troppo pochi forse non abbandonerei la nave".

Infine vorrei sottoporti alle dieci domande secche:

- Anteriore o posteriore? Posteriore.
- Treno o vaporetto? Treno.
- Telefoni cellulari o cabine telefoniche a gettoni? Cellulare.
- Gelato alla crema o ghiacciolo? Gelato alla crema.
- Minotauro o unicorno? Unicorno.
- Angelo Barile o Eugenio Montale? Montale.
- Narciso o papavero? Papavero.
- "Totò d'Arabia" o "I quattro dell'Ave Maria"? “Totò d’Arabia”.
- Numeri o lettere? Lettere.
- Cima alla genovese o agnolotti al plin? Cima.


Titolo: Mezzanota
Artisti: Chiara Jerì e Andrea Barsali
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2013