martedì 15 gennaio 2013

Tolo Marton e la reunion con Zonca e Sorti






Ci sono musicisti che hanno la capacita di rapire l'attenzione di chi li ascolta; che fanno sembrare un gioco da ragazzi suonare la chitarra. Uno di questi è Tolo Marton, chitarrista dalla forte personalità e dal grande carisma. L'artista trevigiano, nel corso della sua quasi quarantennale carriera, ha convinto anche il preparato pubblico d'oltreoceano e nel 1998 a Seattle ha vinto il "Jimi Hendrix Electric Guitar Festival". Il riconoscimento, consegnato per la prima volta a un musicista non americano, gli ha fatto conquistare le copertine delle riviste specializzate di mezzo mondo ma non gli ha fatto perdere di vista i fondamenti della sua musica, fatta di tecnica, emozione e pathos.
Nel corso della sua carriera Tolo è stato musicista de Le Orme (da settembre 1975 a febbraio 1976), ha collaborato con due dei tre leggendari Cream, Ginger Baker e Jack Bruce, ha suonato con Ian Paice e Roger Glover dei Deep Purple e con tanti altri.
Tolo Marton si esibirà sabato 19 gennaio al Bar della Stazione di Varazze (inizio ore 19, ingresso libero) in un atteso concerto organizzato dall'associazione Raindogs. Tolo avrà come compagni di viaggio in questo mini tour, che toccherà anche Calvari (Muddy Waters), Pavia (Spazio Musica) e Bergamo (Druso Circus), due vecchie conoscenze come il bassista Robi Zonca e il batterista Fabio Sorti, con cui ha suonato nella prima parte degli anni '80.
Tolo, contattato grazie ai moderni mezzi di comunicazione, ha accettato di rilasciare questa intervista e a parlare della sua musica e dei suoi progetti.



Tolo Marton, Robi Zonca e Fabio Sorti di nuovo su un palco dopo quasi trent'anni. È un bel balzo indietro nel tempo. Perché avete deciso di suonare nuovamente insieme?

«L'occasione l'ha fornita Robi. Credo che i gestori del "Druso Circus" di Bergamo (locale dall'ottima programmazione musicale, ndr) lo abbiano contattato per un concerto in cui avremmo dovuto suonare insieme Robi ed io. A quel punto ho detto a Robi: ‹perché non chiamiamo anche Fabio così facciamo proprio una reunion e ci mettiamo attorno qualche altra serata?›. E così è stato e poi con un solo concerto non si fa nemmeno in tempo ad accordare gli strumenti».

Cosa è cambiato tra di voi in questo lungo arco di tempo?

«Tutti e tre abbiamo percorso le nostre strade. C'è chi aveva smesso di suonare, chi no. Fabio si era messo a fare un lavoro al di fuori del mondo della musica. Robi era tornato a collaborare con Andy J Forest per poi mettersi in proprio e intraprendere definitivamente la carriera di chitarrista e cantante. Con Fabio non mi sono mai perso di vista, con Robi ci si incrociava ogni tanto».

Avete intenzione di fissare su cd qualcosa di questa nuova avventura live?

«Per il momento non ci siamo ancora incontrati, ci siamo tenuti in contatto tramite mail o telefono. No, non ne abbiamo parlato ma sarebbe bello».

Oltre al progetto con Zonca e Sorti continui a collaborare con Aldo Tagliapietra, tuo vecchio compagno ai tempi de Le Orme. Qual è il vostro rapporto e quali sono i vostri progetti in comune?
 

«Aldo ed io abbiamo un concerto in programma il primo febbraio in un teatro vicino a Verona, ma non so dire cosa faremo in quell'occasione. Io sono stato invitato a suonare con il mio gruppo e Aldo per un set acustico. Vedremo cosa verrà fuori».

All'inizio del 2011 si era parlato di un possibile album di inediti del trio Tagliapietra/Pagliuca/Marton, poi dopo concerti che hanno riscosso grande successo il gruppo si è sciolto. Ci sono ancora possibilità che il discorso venga ripreso nei prossimi anni?

«Confesso che mi è dispiaciuto molto che quel progetto fosse finito quasi sul nascere, era molto promettente e personalmente ero entusiasta, pur vedendo e toccando con mano le difficoltà che comportava. Ma non vedo speranze che si possa riprendere da dove è stato interrotto. Quando me ne andai dalle Orme, nel febbraio del '76, fu una decisione mia ma questa volta no».

Lo sai che nell'arco di pochi giorni Aldo Tagliapietra e Le Orme suoneranno a Savona in due distinte occasioni, e tu sarai di scena a Varazze? Il pubblico savonese non vi ha mai dimenticati eppure di anni ne sono passati…

«Ne sono cosciente. Anche in occasione di quei pochi concerti che abbiamo tenuto due anni fa, l'affetto del pubblico, sempre molto numeroso, è stato fortissimo».

Oggi la musica è uno dei tanti beni di consumo e come tale subisce un repentino deterioramento. Canzoni e album vengono prodotti a ritmo impressionante e la maggioranza senza lasciare traccia. Le nuove tecnologie e la facilità di registrazione hanno dato ulteriore impulso a questa corsa. Cosa pensi di questa frenesia creativa?

«Se la fantasia e la creatività musicale umana andassero anche solo ad un quarto della velocità con cui va la tecnologia, sarebbe un progresso vero, ma le cose non stanno così. Da una parte troppi giovani guardano al passato, a periodi nei quali non erano ancora nati. Dall'altra c'è la musica usa e getta e quella ci sarà sempre. Abbiamo bisogno di sperimentare, sentire dentro una necessità di stupirci degli altri e di noi stessi. Creare cose che non ci sono. Questo era lo spirito dell'epoca in cui si inventava e la musica cambiava nel giro di pochi mesi. È stato bello viverla».

A partire dagli anni 2000 hai collaborato con il batterista dei Deep Purple, Ian Paice, e recentemente con il bassista Roger Glover. Ci puoi tracciare un profilo di entrambi?

«Sono due musicisti di grande personalità, riconoscibili appena mettono le mani sullo strumento. Sono artisti che hanno contribuito a rinnovare il rock ma sono anche persone disponibilissime, senza alcun atteggiamento da rockstar. Ian è più riservato ma un vero gentleman, batterista da leggenda. Quando ci suoni insieme ti rendi conto che tante delle cose che ascoltavi da giovane poggiavano su terreno solido, altro che storie! Paice dice sempre che per lui suonare è vivere, e infatti è così. Non riesce a stare lontano dalla batteria e dal palco, gli piace essere sempre in esercizio. Roger è più comunicativo, sembra di conoscerlo da sempre, gli piace molto parlare, anche dei suoi gusti musicali che sorprendentemente per molti aspetti sono simili ai miei. Senza dubbio possiede una umiltà e umanità gradevolissime. Quando suono con lui nasce una intesa immediata. Ai due aggiungo Don Airey, il tastierista dei Deep Purple. Anche con lui ho il piacere di suonare. Da come lo conosco potrei dire che è il punto mediano tra Ian e Roger. È un virtuoso eccezionale, un musicista dalle mille idee, e suonarci insieme è una continua sorpresa. Non si smetterebbe mai».

Tralasciando "Reprints", che è la ristampa dei tuoi primi tre album ormai introvabili, il tuo ultimo disco "StraLive" è del 2005. Non credi che sia arrivato il tempo di dare alle stampe qualche gustosa novità?

«Sono d'accordo con te. Le idee ci sono, e da molto tempo, spero di riuscire a concretizzarle sedendomi con calma davanti a un registratore, in fin dei conti mi è sempre piaciuto registrare».

Hai alle spalle quasi quarant'anni di carriera costellati da successi e riconoscimenti. Guardando indietro hai qualche rimpianto?

«I rimpianti ci sono quando si sa che si potevano fare scelte diverse. Le scelte che ho fatto io, per quanto difficili e sempre in salita, so che erano le uniche che potevo fare. Sai, nel '76 scrissi una canzone dal titolo "Let me be"…».