lunedì 28 gennaio 2013

Piacere di conoscervi, sono Michele Savino







"Piacere di conoscervi" è il primo EP di Michele Savino, cantautore e compositore genovese che si sta ritagliando un certo spazio nel panorama ligure. Questo anche grazie alle collaborazioni, in veste di arrangiatore e musicista, con artisti emergenti come Chiara Ragnini e Geddo, e soprattutto con Maurizio Di Tollo, polistrumentista di area prog (ha suonato tra gli altri con La Maschera di Cera, Finisterre, Hostsonaten, Rohmer, Moongarder, The Watch) che nel 2012 ha pubblicato il suo primo album solista dal titolo "L'uomo trasparente".
Ritmo, ironia e sensibilità sono gli ingredienti principali di questo interessante e piacevole biglietto da visita presentato da Savino. Protagonisti delle sei tracce dell'EP sono personaggi comuni che vivono storie di tutti i giorni e osservano il mondo con gli occhi della normalità. I testi pescano, invece, nella ricca tradizione cantautorale genovese mescolando citazioni a episodi narrativi infarciti da caratteri di introspezione e allegria.
Il disco è stato registrato all'Hilary Studio di Genova. Insieme a Savino nell'album hanno suonato Saverio Malaspina, già batterista dei Meganoidi e dei Blindosbarra, il bassista Pietro Martinelli, il chitarrista Fabrizio Cosmi ed Elisabetta Marinucci ai cori.
Un'ottima occasione per conoscere Michele Savino sarà offerta da Pozzo Garitta, storico locale di Albissola Marina che lo ospiterà in concerto il primo febbraio (ore 21.30).
Presentiamo l'evento pubblicando questa chiacchierata con Michele.



Chi è Michele Savino?

«Michele Savino è un musicista curioso e poliedrico. È anche un po' filosofo, infatti ha scritto un brano che si intitola "Volevo essere Umberto Eco". Gli piace osservare il mondo e i suoi abitanti. Certe volte mette queste riflessioni sotto forma di musica e parole, ed ecco il motivo per cui siamo qui ora, tu a domandare e lui, Michele Savino, a rispondere».

Come ti sei avvicinato alla musica?

«Ci sono state due fasi: la prima, quella dell'eredità familiare, riguarda la musica classica. I miei genitori sono entrambi due musicisti professionisti in questo settore e fin da piccolo ho potuto ascoltare i grandi Maestri. Gli studi al Conservatorio hanno poi consolidato questo aspetto della mia formazione. Allo stesso tempo sentivo l'esigenza di aprirmi a mondi sonori diversi e allora ecco la fase due: sale prova, concerti, negozi di dischi, internet. Consumo cultura pop con l'appetito degli autodidatti».

Cosa ti ha spinto a pubblicare il disco "Piacere di conoscervi"?

«"Piacere di conoscervi" è il mio biglietto da visita. Un modo garbato di presentarmi al pubblico e di condividere il mio modo di raccontare la realtà».

Sei tracce per dire cosa?

«Non è un disco a tema: ogni brano ha il suo messaggio. Mi piace che ogni ascoltatore possa dare la sua interpretazione. Ma ciò che unisce, a livello di scrittura, è il tentativo di coniugare la profondità dei temi a un modo leggero e scanzonato di raccontarli. Chi ha detto che per parlare di cose serie si debba stare con il muso e l'aria afflitta? Prendi "Il cornicione", a un primo ascolto può sembrare il brano più pop del disco, puoi fischiettarlo, puoi canticchiare il testo in rima. Ma in quel brano c'è anche una riflessione sulla vita e sulle scelte che, prima o poi, ciascuno è chiamato a fare. Spesso, è proprio nelle situazioni disperate che tiriamo fuori il meglio di noi stessi».

Che funzione ha l'ironia nei testi delle tue canzoni?

«L'ironia, per quanto mi riguarda, è la luce che illumina un dettaglio trascurato, un particolare che non viene ripreso dal punto di vista ufficiale. Quanto più la situazione è seria e tanto più mi piace smascherare gli aspetti surreali e grotteschi del reale. A essere onesti, bisogna dire che nel nostro paese non c'è molto da sforzarsi: guardi un telegiornale e hai almeno dieci spunti diversi».

Testi a tratti ironici abbiamo detto, ma anche amari ritratti del mondo attuale. Mi viene in mente "L'ultimo giorno di stage"…

«Le canzoni a tema sociale sono delicate. Si rischia di scivolare nel pietismo o, in alternativa, nello slogan da comizio. Ne "L'ultimo giorno di stage" ho cercato di mettere al centro l'esperienza di molti, giovani e non, che devono affrontare il mondo del lavoro in questo momento delicato. È un mondo dove spesso non ci sono buoni e cattivi: il protagonista vive immerso in un sistema più grande delle sue emozioni, dei suoi desideri e si sente spaesato».

Quali sono i musicisti che hanno maggiormente influenzato i tuoi gusti musicali?

«Spesso mi piace omaggiare gli artisti a cui sento di dovere qualcosa, riproponendo dei loro brani in concerto. Limitandomi all'universo della canzone, direi in primis i francesi: Aznavour e Trenet. Poi moltissimo pop inglese: dai Beatles, agli XTC, Joe Jackson, fino a gruppi in attività come i Divine Comedy. In Italia, oltre alla tradizione della canzone anni '30 e '40, ti direi nomi come Renato Carosone, Lelio Luttazzi, Paolo Conte, Sergio Caputo. Senza dimenticare un grande della scuola genovese: Umberto Bindi».

Nel tuo sito ti definisci ‹un cantautore con le sue dieci dita su un pianoforte rock›. Ci spieghi perché?

«Nella canzone d'autore italiana il pianoforte è visto sempre come uno strumento delicato, anche per il suo legame con il jazz. Io necessito di un approccio più fisico con lo strumento, di strapazzarlo anche un po'. Per questo mi piace molto l'approccio di Ben Folds, cantautore americano, che suona il pianoforte in modo colto ma muscolare».

Quando si parla di Genova musicalmente si pensa subito ai tanti cantautori che hanno fatto la storia della canzone italiana. Che insegnamento ti hanno trasmesso?

«La scuola genovese mi ha insegnato che la canzone può essere un meraviglioso ponte tra l'arte e la vita: un modo diretto ma allo stesso tempo profondo di comunicare valori, storie ed emozioni. E anche il fatto che un'arte cosiddetta "popolare" può avere rigore e ricercatezza pur essendo, media permettendo, fruibile a tutti. Poi se andiamo nello specifico, a ogni artista "invidio" qualcosa: ascolto con attenzione e cerco di imparare».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Promuovere "Piacere di conoscervi" il più possibile nel mondo reale attraverso i concerti e in quello virtuale. Far conoscere il mio nome agli addetti ai lavori, al pubblico che si interessa di canzone d'autore e fare in modo che la musica continui a essere uno straordinario veicolo per conoscersi e condividere le proprie passioni, sentimenti ed umanità».

Per finire ti sottopongo al gioco delle dieci domande secche…

- Aprile o ottobre? Ottobre perché compio gli anni. E poi, ho un debole per l'autunno.
- Fragola o ciliegia? Fragola, perché se vai in una gelateria e hanno il gusto alla fragola buono, quello è un gelataio serio.
- Fiume o lago? Fluisce come la vita e attraversa culture e civiltà diverse... come il Danubio raccontato da Claudio Magris nell'omonimo romanzo. Scelgo fiume.
- Radio o televisione? Televisione: nel bene e nel male sono un figlio degli anni '80.
- Est o ovest? "No east no west" cantava Scialpi, e forse aveva ragione. Oggi ognuno ha bussole e    punti di riferimento personali.
- Arrivare o andare? Tutti si sentono arrivati e nessuno ha voglia di andarsene: che paese ti ricorda?
- Vista o tatto? La vista è il senso più stimolato dei nostri tempi. Preferisco il tatto di una carezza o delle dita sul pianoforte.
- Il Louvre a Parigi o l'Hermitage a San Pietroburgo? Louvre: aggirarmi per le sale con in testa ‹Sì… vorrei rubarla... vorrei rubare quello che mi apparteneva... sì… vorrei rubarla... e nasconderla in una cassa di patate, di patate› del grande Ivan Graziani!
- Pedalò o moscone? Pedalò. Ho sempre bisogno di parole tronche nei miei testi.
- Aceto o limone? Aceto balsamico, gran squisitezza.



Titolo: Piacere di conoscervi
Artista: Michele Savino
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2012

Tracce
(testi e musiche di Michele Savino)

01. Il cornicione
02. È solo orgoglio
03. Se potessi dirti tutto
04. L'ultimo giorno di stage
05. Volevo essere Umberto Eco
06. Vicoli