sabato 28 novembre 2015

Zibba presenta il suo "Farsi male tour 2015/2016"





È partito dal piccolo e raccolto Teatro Sacco di Savona il nuovo tour di Zibba che lo vedrà sulla strada almeno fino al mese di febbraio (altre date si stanno aggiungendo in questi giorni). Il cantautore varazzino presenta le canzoni del suo ultimo disco, intitolato "Muoviti svelto" e pubblicato a fine marzo e brani della produzione passata. Ad accompagnarlo, inaspettatamente, non ci sono i vecchi compagni degli Almalibre che hanno contribuito anche alla produzione dell'ultimo album. Zibba ha deciso, infatti, di intraprendere un "giro" in solitaria, armato della sua chitarra, di un loop e di qualche marchingegno elettronico. Una situazione intima, raccolta, emozionante e tutta da assaporare. In qualche modo in controtendenza con la grande visibilità che l'artista ha conquistato in questi anni con una produzione discografica sempre su ottimi livelli che hanno portato alla vittoria della Targa Tenco, alla partecipazione al Festival di Sanremo, alle collaborazioni con Eugenio Finardi, Emma (nell'album "Adesso" pubblicato il 27 novembre), Jovanotti, Cristiano De Andrè, Jack Savoretti, Alex Britti, Patty Pravo e Niccolò Fabi. Un concerto che taglia le distanze e riavvicina Zibba al suo pubblico più appassionato.
Lo abbiamo incontrato in questi giorni e davanti a un caffè abbiamo parlato del tour, della sua vita, delle collaborazioni, di Sanremo e dei talent show. Il tutto è racchiuso in questa intervista. 




Il tuo nuovo tour ha preso il via nei giorni scorsi al Teatro Sacco di Savona…

«È sempre bello suonare nella provincia dove sei nato anche se capita di rado. Suonare live è uno degli aspetti che amo di più del mio mestiere e altre date si stanno aggiungendo in città importanti come Bologna, Roma e Firenze». 

Il pubblico savonese ha risposto molto bene e i biglietti sono andati esauriti in pochissimo tempo…

«Ciò conferma che puoi anche essere profeta in patria, dipende da cosa profetizzi. Credo che essere onesti e persone pulite serva a far capire a chi ti sta attorno che fai questo mestiere con sincerità. Quindi mi fa piacere che la mia provincia continui a venirmi ad ascoltare, vuol dir che sto lanciando il messaggio giusto». 

Questa volta hai scelto di portare in tour uno spettacolo senza gli Almalibre…

«Sul palco ci sono solo io e il concerto è diviso in momenti. Il primo mi vede impegnato con la chitarra acustica, nel secondo utilizzo un loop per creare tutta una serie di suoni. Infine, nella terza parte uso delle basi che ho ricostruito e che sono tratte dalle canzoni degli ultimi due album. Basi che vengono comunque filtrate dall'amplificatore della chitarra. È un discorso legato all'elettronica che da alcuni anni mi affascina e che credo prenderà sempre più piede nella mia produzione futura». 

In questo tour quindi sarai da solo sul palco ma come vedi il tuo futuro prossimo?

«Continuerò ad avere accanto compagni di viaggio. Suonerò ancora con Andrea Balestrieri, con Stefano Riggi e sarò felice di accogliere chi verrà ma ora non sto a preoccuparmi della band perché è un discorso più ampio che comprende anche la produzione di nuove canzoni. Adesso sono concentrato sul tour perché nei prossimi quattro mesi mi "vestirò" di questo nuovo abito. Una volta si andava a suonare e lo spettacolo si adattava al clima della serata, oggi, invece, tutti i tour hanno una loro veste ben precisa». 

Questo tour si intitola "Farsi male" come la canzone che apre il disco e che canti insieme a Niccolò Fabi…

«Sono molto legato emotivamente a questa canzone e in qualche modo il tour ruota attorno a questo concetto. Era importante fare questo tour perché è da questa estate che siamo fermi per un cambio di staff. Sono contento di tornare a esibirmi dal vivo perché adesso ne ho proprio voglia». 

Raccontaci qualcosa di questa collaborazione…

«Fabi è una persona che ho sempre stimato e mi piace molto come scrive. Ha una penna particolarmente emotiva e mi ritrovo nelle sue canzoni, mi sono specchiato sempre nelle frasi che lui ha usato. Quando poi è nato questo brano mi è quasi venuto naturale farlo sentire a Niccolò. Gli è piaciuto e in studio a Roma l'abbiamo messo a punto. Sono contento di questa collaborazione anche perché 6-7 anni fa, quando incontrai Niccolò in un locale a Roma, gli dissi che ero un suo grande ammiratore. Non mi conosceva, gli ho spiegato che ero un cantautore e che mi sarebbe piaciuto un giorno collaborare con lui. Mi rispose: ‹sono sicuro che prima o poi le nostre sensibilità si incontreranno in qualcosa di magico›. E così è stato, ci siamo ritrovati». 

In questo periodo ti senti più autore o cantante?

«In questo momento mi piace di più scrivere. Quando sei sul palco è sempre bellissimo ma c'è anche il rovescio della medaglia fatto di viaggi, trasferte, prove e difficoltà da affrontare. Ogni tanto ripenso ad alcune esperienze di scrittura fatte quest'anno e le ricordo con grande piacere».

Zibba a Loano il 30 aprile 2011 (copyright Martin Cervelli)
In particolare?

«Quando sono stato a casa di Patty Prato a Roma. Ci siamo bevuti un bicchiere di champagne, abbiamo chiacchierato della musica degli anni '60, del suo incontro con Jimi Hendrix e abbiamo scritto una canzone insieme. Ecco, quello è stato uno dei momenti più belli della mia vita. Tutte le volte che sono a Roma ci vediamo, è una persona strepitosa. È bellissimo scrivere perché mi dà questa opportunità». 

Come avvengono queste sedute di scrittura?

«Sono un autore atipico perché voglio scrivere con l'artista e non per l'artista. Il rapporto che si instaura è impagabile. Metti a confronto due sensibilità, due umanità, in qualche modo ci si arricchisce vicendevolmente e la canzone che nasce parla di questo incontro, di questa fusione di modi di pensare. È più figo che suonare la chitarra in un pub». 

Nel 2014 hai partecipato al Festival di Sanremo. Vorresti rifare questa esperienza?

«Assolutamente sì, me la ricordo con gioia e con grande piacere perché è stato tutto molto professionale. È un palco importante e ti ritrovi a suonare con dietro una orchestra di cinquanta elementi, figo! Di tutto lo show mi interessa poco, non ne faccio parte e me ne sto un po' in disparte. È così anche quando vado in TV, non è il mio mondo». 

Se all'inizio della tua carriera ti avessero proposto di partecipare a un talent show avresti accettato?

«A vent'anni sicuramente sì perché all'epoca poteva essere un trampolino di lancio per fare poi quello che è adesso il mio lavoro. I talent sono una "figata" perché hanno riportato la musica in televisione. Che musica? La musica di oggi. Non si può pretendere che nei talent venga proposta la musica di cinquant'anni fa o vengano cantate le canzoni di De Andrè, passa la musica di adesso, che forse è "musichina", lo so, ma è quella che sta vendendo. Vai a vedere quanto vendono i cantautori. Te lo posso dire io, poco. Adesso il pubblico televisivo vuole quel tipo di canzoni. Comunque i talent sono una ottima cosa anche se a volte sarebbe bello se mettessero in scena un po' più di talento». 

Sei da poco diventato papà. Come è cambiato il tuo modo di vedere il mondo?

«Diventare papà apre una finestra gigante nella tua vita. Fa entrare il sole e tutto si illumina. È tutto più chiaro e puoi riordinare meglio le idee, il tuo tempo. È bello, credo che essere genitori sia l'unica cosa importante della vita. Quando hai un figlio è tutto più semplice. È pacificante, finalmente hai fatto quello che la natura ti dice di fare e dopo tutto riprende la sua posizione. Cominci a dar peso alle cose vere, quelle che contano». 

A dicembre sarai nuovamente ospite del festival "Su la Testa" di Albenga organizzato dall'associazione Zoo…

«Con grande piacere perché devi sapere che "Su la Testa" e Davide Geddo dell'associazione Zoo sono stati anche i miei spacciatori di fidanzate. La mia ex fidanzata, Alice, l'ho conosciuta tramite loro in un club ad Alassio, mia moglie, invece, era la presentatrice del "Su la Testa", ora non presenta più e fa la mamma. L'ho conosciuta sul palco tante edizioni fa. Entrambi eravamo fidanzati ma io ci provai spudoratamente e gli ero anche antipatico perché nonostante fossi fidanzato ci provavo con lei ma la trovavo così bella, infatti poi l'ho sposata. Ci torno quindi molto volentieri». 

Come vedi il tuo futuro artistico?

«Vorrei provare la strada del Festival di Sanremo anche quest'anno, però senza ansie particolari. Ci proverò come ci ho provato l'anno scorso e continuerò a farlo da qui alla morte perché è bello partecipare e ti dà un po' di aiuto a livello di promozione. Hai i riflettori addosso per qualche mese e aiuta a fare meglio il mio lavoro. Spero però di non dover fare subito un altro disco ma se dovessi andare al Festival probabilmente sarei costretto». 

Quindi hai già un po' di canzoni nel cassetto?

«Attraverso un periodo molto creativo, scrivo parecchio e ho un sacco di canzoni pronte». 

Per quale artista ti piacerebbe scrivere?

«Quest'anno sono stato fortunato. Volevo scrivere per Emma e l'ho fatto e spero di scrivere ancora per lei e con lei perché è forte, simpaticissima e canta bene. Mi sarebbe piaciuto comporre con Britti e sta succedendo. Stiamo lavorando al suo album doppio di cui una parte è già uscita e l'altra sarà pubblicata a marzo. Prossimamente mi piacerebbe scrivere qualcosa con Mengoni. Nell'ultimo album ha fatto tante belle cose, si sta muovendo in una buona direzione. Sta diventando un artista più completo o forse lo era già e solo adesso lo riconosciamo come tale. Ad ogni modo mi piacerebbe conoscerlo. Ma ce ne sono tanti. Penso a cosa sarebbe scrivere con Vasco, ascoltare i suoi racconti… Potrebbe essere una esperienza fighissima». 

Zibba a Loano il 30 aprile 2011 (copyright Martin Cervelli)
Un mostro sacro, come potrebbe essere Battiato…

«Io e Battiato in una stanza a scrivere una canzone sarebbe incredibile. A me piacciono gli artisti borderline e lui lo è. Sono meno affascinato dagli artisti che cantano canzoncine belle ma che in realtà non trasmettono emozioni. Ogni tanto mi capita di incontrare qualcuno e capisco che insieme non potrebbe mai nascere qualcosa perché non c'è affinità. Invece più uno è artisticamente "pazzo" e più mi stimola perché potrebbe venir fuori qualcosa di figo». 

Come e quando scrivi le tue canzoni?

«Per scrivere mi devo saturare di una convinzione, di una idea. Quando continuo a vedere una stessa espressione in tante persone, in tanti volti, dopo un po' sento l'esigenza di togliermela di dosso e lo faccio scrivendone. Ho bisogno di scrivere una frase per dimenticarmi di questa idea, è come se l'archiviassi in un cassetto. Se non lo facessi ne sentirei il peso». 

Facciamo un passo indietro e parliamo di "Muoviti svelto", il tuo ultimo album in cui ti sei circondato di tanti amici…

«Ci sono tanti ospiti importanti. C'è Omar Pedrini che è un caro amico, con la sue canzoni, ai tempi dei Timoria, e le sue poesie mi ha cambiato il modo di pensare la musica e quindi per me è stato importantissimo; c'è Patrick Benifei che è una delle voci più interessanti che abbiamo in Italia e sono contento che abbia partecipato sul brano "La medicina e il dolore"; c'è Bunna che è un caro amico ed è recentemente diventato papà per la seconda volta. Pensa che la canzone che canta Bunna, "Le distanze", l'ho dedicata a lui, ho immaginato che Bunna la cantasse a suo figlio e quando l'ho scritta lui non era ancora papà. Buffo! C'è Leo Pari con cui continuo a lavorare con piacere». 

Che valore ha per te questo disco?

«Resta ad oggi il mio disco più importante e continuerà ad esserlo perché ha significato tanto. La storia dietro questo album è lunghissima, molto bella, difficile, complicata, ed è tutto racchiuso lì dentro e spero che qualcuno riesca a capirlo ascoltandolo. Contiene dieci canzoni, dieci fotografie molto nitide di un momento della mia vita, di una determinata emotività e i testi racchiudono un messaggio. Prima di tutto un forte messaggio per me stesso, un monito. È come per i tatuaggi, quando mi faccio scrivere rock'n'roll sulla mano è per ricordarmi perché sto facendo tutto ciò, perché mi piace questa vita, perché l'unico modo interessante di vivere è non avere un modo di vivere la vita, lasciare che il tutto abbia influenza, che tutto sia valido. Il regalo più grande di questo lavoro è proprio quello di poter fare la vita che credo vorrebbero fare in tanti. Vivo attraverso la valorizzazione delle mie capacità sperando che questo basti per darmi sostentamento. È una sfida ma non vedevo altra alternativa».


Titolo: Muoviti svelto
Artista: Zibba & Almalibre
Anno di pubblicazione: 2015
Etichetta: Warner Chappell Music

Tracce
(musiche e testi di Zibba)

01. Farsi male
02. Muoviti svelto
03. Ovunque
04. Il sorriso altrove
05. Che ore sono
06. La medicina e il dolore
07. Le distanze
08. Santaclara
09. Il giorno dei santi
10. Vengo da te