giovedì 12 marzo 2015

Edoardo Chiesa e le "Canzoni sull'alternativa"





È una riflessione sul tema della scelta quella che Edoardo Chiesa presenta nel suo album d'esordio intitolato "Canzoni sull'alternativa" che uscirà ufficialmente lunedì 16 marzo. Il musicista savonese, già anima e cofondatore dei Madame Blague, canta storie del quotidiano ed esperienze personali in otto canzoni di matrice pop. Un disco fresco e gradevole che non è stato progettato a tavolino ma che è nato tra le mura domestiche e registrato in garage con l'ausilio di un vecchio Tascam. L'album non per questo è superficiale o poco curato e seppur leggero è solo apparentemente semplice. Il suono è poco prodotto ma allo stesso tempo gode di una certa varietà e spazia tra blues, rock'n'roll, funk, soul e folk. Si tratta di un lavoro in cui il solido impianto ritmico, curato da Corrado Bertonazzi (batteria) e Damiano Ferrando (basso), e le chitarre di Chiesa creano un tappeto sonoro colorato su cui si materializzano racconti, a volte fantasiosi altre volte reali e molto spesso ironici, che hanno come tema dominante la libertà di scelta e il dovere di prendere decisioni, che siano esse quotidiane o straordinarie.
La presentazione ufficiale del disco si terrà sabato 14 marzo nella Sala delle Udienze a Finalborgo. In anteprima abbiamo avuto l'opportunità di incontrare Edoardo e parlare del suo esordio discografico. Il tutto è riportato nell'intervista che segue.



Edoardo, archiviata l'esperienza con i Madame Blague, eccoti in versione solista a presentare il tuo primo disco…

«Ho cominciato a scrivere le canzoni che compongono il disco nell'aprile del 2013, appena uscito l'album dei Madame Blague. Sono brani che sono nati in un breve lasso di tempo, in sei mesi e sono quasi tutti usciti di getto. Avevo anche del materiale di qualche anno prima, esperimenti che avevo fatto iniziando a scrivere in italiano. Non avevo mai pensato a un album completo cantato in italiano anche perché sono sempre stato molto influenzato dalla musica internazionale. Però ci ho preso gusto, le canzoni sono venute fuori, mi sono piaciute e ho deciso di metterle su disco. Diciamo che non sono partito con l'idea di fare un disco ma le canzoni sono nate, me le sono trovate fatte e mi sono divertito un sacco».

Tra l'altro è un disco molto casalingo…

«Sì, praticamente ho fatto tutto home made. Prima ho scritto le canzoni, poi le ho provate e ho registrato traccia su traccia utilizzando il computer e una bella scheda audio. Quindi non c'è stato un lavoro in studio ma casalingo, in garage registrando prima le chitarre, programmando la batteria elettronica e poi piano piano le cose sono venute fuori. In seguito, la batteria è stata registrata dal piacentino Corrado Bertonazzi che ha sentito il materiale inviato per il mixaggio a Daniele Mandelli, fonico che avevo conosciuto ai tempi dei Madame Blague. Gli sono piaciute le canzoni e ha voluto registrare la sua parte, così siamo passati dalla batteria elettronica a quella reale».

Ti sei incontrato con Corrado Bertonazzi?

«No, abbiamo avuto solo un lungo contatto telefonico. Corrado ha ascoltato le mie parti di batteria, ha cercato di capire cosa avevo in mente e ha fatto un bel lavoro anche perché due tracce non avevano batteria e quindi ci ha messo del suo. Allo stesso tempo le parti di basso le ha scritte e registrate Damiano Ferrando che suona con me dal vivo. Anche lui ha fatto un ottimo lavoro. Devo ammettere che ho avuto la fortuna di incontrare bravi musicisti che mi hanno fornito un aiuto importante per la realizzazione di questo progetto».

Nella canzone "Mia paura" troviamo il contributo chitarristico di Marco Cravero

«Ho iniziato a suonare 5/6 anni fa, forse qualcosa in più, e sono andato a scuola di chitarra da Cravero. Mi ha trasmesso la passione per un certo tipo di musica e da quando l'ho conosciuto ho iniziato ad appassionarmi. Gli sono molto affezionato. Nel disco mi ha fatto il regalo di suonare in un brano. È stato molto contento di partecipare e io sono felice del risultato».

Ti ha dato qualche consiglio?

«Mi ha detto che è un lavoro con una buona personalità e mi ha consigliato di portarlo avanti. Mi è stato d'aiuto, abbiamo discusso un po' sul suono di chitarra su quel brano e di altre cose. "Mia paura" è l'unica canzone con un fraseggio blues e anche il suono è diverso rispetto agli altri. Cravero ha voluto che fosse proprio così. Mi ricordo che al primo mixaggio è uscito suono diverso ed è stato molto deciso nel dirmi che non andava bene. Quello pubblicato è invece il suono che voluto da Cravero. È una chitarra differente rispetto alle altre presenti nel disco, sia stilisticamente che a livello di suono».

Il disco ha una durata abbastanza breve e anche le canzoni raramente raggiungono i quattro minuti. Perché questa scelta?

«Ci ragiono a posteriori visto che il disco non è stato pianificato a tavolino. Non progetto mai troppo in questi casi e non ho ancora capito se è pigrizia oppure è proprio la mia indole. Però posso dire che la scelta che caratterizza anche gli arrangiamenti è stata di rimanere sull'essenziale, sul semplice. Quello che mi interessava è che venissero fuori le storie. La musica doveva essere d'aiuto alla voce e al racconto senza per questo però toglierle importanza dal momento che sono musicista. Anche se impazzisco per la chitarra, nel disco non ci sono assolo, mi interessava che il portamento ritmico fosse da cornice ai racconti e la durata breve del disco e delle canzoni è proprio data dal fatto che le storie sono il punto centrale. È un lavoro diretto come nella tradizione pop».

Ci hai spiegato che il disco racconta storie ma c'è un tema centrale, un filo conduttore?

«Sono storie diverse una dall'altra ma hanno al loro interno un senso comune, una appartenenza che viene raccontata in modo esplicito nella prima traccia che si intitola "L'alternativa". C'è sempre il tema della possibilità di scelta che è descritta in maniera più evidente nella canzone che apre il disco ed è più velata nelle altre. È difficile dover scegliere ma abbiamo il dovere di farlo».

Non potevi scrivere un racconto...

«Mi sa che la mia capacità di sintesi non me lo avrebbe permesso. Al liceo i miei temi occupavano sempre una facciata e mi sforzavo di scrivere qualcosa in più. Scrivevo grosso, partivo dalla definizione del vocabolario… no, faccio fatica, tanta».

Quanto c'è di personale nelle canzoni che hai scritto?

«A parte la canzone "Pioveva", che è una storia fantasiosa, le altre sono tutte personali, prendono spunto dai miei pensieri, dagli eventi che mi sono accaduti, da azioni che ho fatto. Non mi è ancora capitato di andare a cercare una storia, una idea fuori dal contesto personale e provare a scriverci una canzone. In questo periodo ci sto pensando e vorrei provare a scrivere da narratore esterno, provare a fare un esercizio di questo tipo e vedere cosa ne viene fuori».

Nel disco parli di alternative. Tu quante ne hai avute nella realizzazione del CD?

«Alternative ne ho avute poche nel senso che sono andato a braccio sotto il profilo musicale e non ho provato molto gli arrangiamenti. Ho lavorato tanto invece sui testi, per capire quale parola potesse essere migliore di un'altra».

Quanto tempo hai dedicato a questo lavoro?

«Le registrazioni sono durate quattro mesi ma non ho lavorato continuativamente».

Anche il suono è essenziale…

«Ho la passione per la musica degli anni '60/'70 e preferisco il suono poco prodotto. Ho cercato di fare altrettanto nel mio disco. Tutte le chitarre e i bassi sono stati registrati senza quasi nessun effetto per dare il giusto grado di calore e di efficacia ritmica».

Dici che ad appassionarti è la musica degli anni '70, quali sono gli ultimi dischi che ha scoperto?

«So che sono arrivato tardi ma in questo periodo sto approfondendo la discografia di Ivano Fossati. Sono innamorato alla follia di questo autore, lo sto scoprendo, poi c’è Lucio Dalla che ritorna. Devo finire di ascoltare un sacco di roba dei Rolling Stones, ci sono dischi vecchi che mi aspettano».

Nel testo della canzone "Noi" si legge <La musica non conta se non ha niente da dire, che siano note o siano parole devono essere sincere avere forza, indipendenza, dignità di costruzione>…

«È una considerazione personale però credo che sia importante che ci sia un contenuto alla base delle cose, che siano note o parole. Un contenuto culturale, un background di idee li senti anche qundo ascolti un ragazzo che suona il pianoforte».

Porterai il disco dal vivo?

«Lo presentiamo dal vivo in diversi modi. Principalmente in trio con Damiano Ferrando al basso e Marco Carini alla batteria. Ma anche in formazione ridotta perché oggi ci sono tanti spazi che richiedono il "poco rumore". Quindi magari ci saranno occasioni voce e chitarra, oppure contrabbasso, cajon, e voce. Qualche data c'è già. Lo presenteremo in trio il 14 marzo a Finalborgo nella Sala delle Udienze, poi ad aprile saremo al Raindogs a Savona, abbiamo una data a Padova a maggio. Speriamo di girare tanto».

Oltre a comporre e suonare so che insegni musica…

«Insegno da tre anni chitarra moderna a Celle nella scuola della banda musicale G. & L. Mordeglia e da quest'anno alla Finalborgo School of Music».

A livello di produzione e grafica ha collaborato l'Alienogatto. Ci vuoi spiegare chi è?

«Questo è un segreto. Diciamo che da quando ho iniziato a fare il disco ho avuto il confronto diretto con le persone a me più vicine e care. L’Alienogatto è una persona della mia vita con cui condivido tutto e che mi ha supportato in questo progetto sin dall'inizio».

Parliamo ora della copertina…

«Direi che rispecchia il sound del disco, è fresca e colorata, varia e fatta a mano. La copertina non è altro che la fotografica del coperchio della confezione di Natale dei Ferrero Rocher che abbiamo dipinto con colori acrilici. Per tre anni è rimasta appesa in cucina, poi un giorno ho capito che quel coperchio colorato poteva essere la copertina. Ha avuto una genesi particolare e mi piace molto. Un po' mi ha ispirato la copertina di "Making mirrors" di Gotye, uno dei miei dischi contemporanei che preferisco».

C'è una canzone che ti ha fatto tribolare?

«Sicuramente "Pioveva" e non sono ancora contento. Mi piace tantissimo e nel disco rende molto bene ma secondo me avrebbe bisogno di un altro vestito, di più spazio per le parole. Mi spiego, nel disco è molto veloce e invece la storia deve avere più atmosfera e lentezza. Mi piacerebbe avere la possibilità di raccontarla maggiormente e fare entrare chi l'ascolta e invece nel disco ho paura che vada troppo dritta. Dal vivo la presenteremo in un modo completamente diverso».

Secondo te è normale avere ripensamenti a disco appena concluso?

«Per me sì. Da musicista mi diverto a giocare con le canzoni e se le registrassi ora cambierei sicuramente delle cose, non perché ho dei dubbi ma perché mi piace sperimentare, giocare con i suoni».

Quante takes hai registrato delle canzoni del disco?

«Non ho mai finito un pezzo in una versione differente. Solo "Nati vecchi" è stata ritoccata quando l'abbiamo mixata. Abbiamo capito che mancava un po' di corpo e abbiamo aggiunto una chitarra».

C'è qualcuno che ti ha seguito e consigliato nelle varie fasi di crescita del disco?

«È stato un percorso lineare, forse non velocissimo ma piano piano è cresciuta la convinzione nelle canzoni. Parlando e facendole sentire ricevevano buone critiche e piacevano e questo mi ha spinto ad andare avanti. Il confronto l'ho avuto con la mia ragazza che ha seguito questo progetto dall'inizio ed è stata dietro a tutto. È stata la mia valvola di sfogo, l'ho messa sotto torchio, è stata disponibile e si è divertita. Mi ha detto cosa andava e non, e continua a farlo. È stata di grande aiuto…».


Titolo: Canzoni sull'alternativa
Artista: Edoardo Chiesa
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2015


Tracce
(musiche e testi di Edoardo Chiesa)

01. L'alternativa
02. Se non fossi già stato qui
03. Ti rispondo
04. Mia paura
05. Pioveva
06. Noi
07. Queste quattro sfere sporche
08. Nati vecchi

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