venerdì 3 gennaio 2014

"Qualcosa che vale", il Battisti di Patrizia Cirulli








C'è voluto molto coraggio e un pizzico di sana follia per decidere di cantare le canzoni di "E già", l'album meno conosciuto, spiazzante e a suo tempo criticato di Lucio Battisti. Patrizia Cirulli, con l'appoggio del giornalista Francesco Paracchini ("L'isola che non c'era") nelle vesti di coordinatore del progetto, riavvolge il nastro e a trent'anni di distanza dall'uscita di quel disco che ha segnato uno spartiacque nella carriera di Battisti, pubblica "Qualcosa che vale". La cantautrice milanese rilegge il disco dell'artista di Poggio Bustone dando alle canzoni nuova vita e slancio, e dimostrando, al tempo stesso, una ormai raggiunta maturità da interprete che le evita di cadere in facili autocelebrazioni. Non si tratta quindi di un mero tributo ma di una esperienza musicale di stile, capace di mettere in luce aspetti nuovi di canzoni troppo presto dimenticate. "E già", uscito nel 1982, fu infatti l'album di transizione tra le due importanti fasi della carriera di Battisti. È un disco che segna il passaggio tra la produzione precedente firmata con Mogol e quella successiva affidata al paroliere Panella. Le canzoni di "E già" sono brani brevi, senza orpelli, scritti a quattro mani con la moglie Grazia Letizia Veronese ma rinforzati da una base elettronica, una novità che in Italia anticiperà in qualche modo l'evoluzione musicale degli anni Ottanta. 
La Cirulli ne dà una lettura differente. Lascia da parte i suoni elettronici e punta a una più essenziale chiave di lettura acustica per voce e chitarra. Soluzione che esalta il testo e le "verità nascoste" di queste dodici tracce. Per farlo la Cirulli vuole al suo suo fianco alcuni dei più bravi chitarristi italiani. Uno, o al massimo due, per ogni brano. Quattordici maestri della sei corde che impreziosiscono e personalizzano le canzoni pescando nelle più diverse sensibilità musicali: Pacifico per "Scrivi il tuo nome", Luigi Schiavone per "Mistero", Massimo Germini e Andrea Zuppini per "Windsurf windsurf", Giorgio Mastrocola per "Rilassati ed ascolta", Fausto Mesolella per "Non sei più solo", Walter Lupi per "Straniero", Giuseppe Scarpato per "Registrazione", Fabrizio Consoli per "La tua felicità", Paolo Bonfanti per "Hi-Fi", Carlo De Bei per "Slow motion", Carlo Marrale e Simone Chivilò per "Una montagna", Mario Venuti per "E già".
Abbiamo parlato con Patrizia Cirulli della genesi di questo album che le ha regalato il quarto posto al Premio Tenco 2013 nella categoria "Interpreti". Il tutto nell'intervista che segue.



Cantare Battisti, una bella sfida non credi?

"In realtà  non ho pensato a questo quando ho deciso di avvicinarmi a questi suoi brani. Battisti non ha certo bisogno di qualcuno che canti le sue canzoni, le sue realizzazioni sono dei capolavori. Tuttavia mi sono avvicinata con rispetto e curiosità a questo repertorio cercando di sentire nel profondo queste composizioni".

Perché proprio Battisti?

"Di Battisti si é soliti ricordare il periodo in cui i testi erano affidati a Mogol. Si tratta del periodo di maggior successo e visibilità, le canzoni che tutti conosciamo e che ancora oggi ci accompagnano. Poi esiste il periodo dei cinque album bianchi, dove i testi sono di Panella. E poi esiste un album che unisce i due periodi, quello del 1982 "E già", dove i testi sono scritti da Grazia Letizia Veronese (moglie di Battisti). Il secondo Battisti (da quest'ultimo album in poi) é quello meno conosciuto. Ed é un peccato perché ci sono delle cose molto belle che vale la pena recuperare. Questo Battisti era quello che mi interessava scoprire e interpretare".

In "Qualcosa che vale" canti le canzoni di "E già", un disco originale e allo stesso tempo spiazzante, che si poggia su moltissima elettronica e che è forse il meno conosciuto della produzione di Battisti. Anche questa scelta poteva essere un azzardo, non credi?

"Certamente. Ma credo sia proprio una delle cose interessanti. É un disco poco conosciuto, ed é un peccato. Non ci si può fermare ad un primo ascolto. Si tratta di canzoni particolari che meritano attenzione. Ci sono cose che si scoprono e apprezzano nel lungo periodo, non necessariamente nell'immediato. Il veloce consumo musicale di oggi e la superficialità non mi interessano".

Come e quando è nata l'idea di interpretare questi brani?

"L'idea é nata cinque anni fa (entrando nel 2014 quasi sei!) parlando con Franco Zanetti. Ho sentito qualcosa di molto bello in quel disco di Battisti. Ho preso la chitarra e ho iniziato a cantare i primi tre brani che mi avevano colpito inizialmente. "Scrivi il tuo nome", "Mistero" e "Rilassati ed ascolta". Per me tre capolavori. Poi sono andata avanti con gli altri. É successo qualcosa di magico, un incontro straordinario. Concetti di grande profondità, una ricerca interiore e allo stesso tempo un senso di leggerezza. Ho quindi deciso di realizzare un disco con questi brani. Ho contattato Francesco Paracchini, direttore della rivista di musica "L'isola che non c'era" e gli ho parlato di questa mia idea. Francesco ha apprezzato molto il lavoro di pre-produzione da me svolto e ha voluto unirsi a me nella realizzazione del progetto".

Non paga delle inevitabili insidie che si incontrano quando si interpretano brani di mostri sacri, come è appunto Battisti, hai voluto stravolgere il tutto rinunciando completamente all'elettronica. Hai scelto di farlo puntando solo su voce e chitarra. Una scelta che, rispetto all'originale, dà molta più importanza ai testi o sbaglio?

"É proprio così. La realizzazione in acustico, lascia molto più spazio al valore dei testi. Come ti dicevo, vengono trattati temi importanti, profondi. A volte, invece, si sente anche un senso di leggerezza. In ogni caso, la particolarità e la bellezza va ricercata anche nella comunicazione di questi testi".

Ad accompagnarti però hai voluto ben quattordici chitarristi: da Fausto Mesolella a Pacifico, da Marrale a Mario Venuti, solo per citarne alcuni. Ciò ha richiesto sicuramente un grande impegno organizzativo…

"Certo, anche perché mettere insieme quattordici grandi musicisti, ognuno impegnato con le proprie attività, non é stato semplice. É stato semplice avere la loro adesione nel senso che hanno accettato tutti subito con entusiasmo. Poi, a livello organizzativo, c'è voluto un po' di tempo. E c'é voluto un po' di tempo inizialmente anche per scegliere i musicisti".

In base a quale criterio sono stati scelti i chitarristi?

"Siamo partiti dalle canzoni. Abbiamo pensato: <chi potrebbe realizzare questo brano, con questo stile, con queste caratteristiche?> E da lì abbiamo iniziato a pensare ad alcuni nomi. É iniziato tutto così".

Quanto tempo hai dedicato a questo progetto?

"L'idea é nata nel 2007. La realizzazione del disco é iniziata, invece, nel 2010".

Quale canzone del disco senti più tua?

"Più di una, in realtà tante. Te ne dico due: "Rilassati ed ascolta" e "Non sei più solo". Ma non posso non dirti anche "Scrivi il tuo nome"".

"Qualcosa che vale" è il titolo del disco ma per te cosa è che vale?

"Nel brano "Scrivi il tuo nome" c'è una frase magistrale: <…scrivi il tuo nome su qualcosa che vale>.
Ecco. Appunto. Scrivere il proprio nome, la propria storia, la propria giornata, la propria vita su qualcosa che vale. Dare valore alle cose. Riconoscere il valore delle cose, delle persone, delle emozioni, di quello che accade. Riconoscere il proprio valore. E anche quello degli altri. Autenticità. Questo vale".

Con "Qualcosa che vale" sei approdata alla finale del Premio Tenco 2013 nella categoria "Interpreti". Come hai accolto il quarto posto e cosa pensi della rassegna sanremese?


"É stata una bellissima sorpresa e mi ha fatto molto piacere. Mi piace poter ringraziare i giornalisti che hanno votato il disco e tutti i chitarristi che hanno partecipato con la loro straordinaria creatività e sapienza artistica".

Dopo due singoli e un disco da interprete non pensi che sia arrivata l'ora di pubblicare un disco di canzoni tue?

"Le mie canzoni esistono al di là della pubblicazione dei dischi. E questo da anni. Arriverà anche quel momento probabilmente. In ogni caso, il prossimo disco sarà un disco di poesie da me musicate. Testi di grandi poeti, tipo Quasimodo, D'Annunzio e altri, in forma canzone. Ho avuto modo di vincere il Premio Lunezia nel 2010 e anche nel 2013, proprio per aver musicato questi due poeti. Ecco un altro incontro magico, straordinario. E io mi appassiono. Come con le canzoni di Battisti. Ed eccoci di nuovo... a qualcosa, che per me, vale".



Titolo: Qualcosa che vale
Artista: Patrizia Cirulli
Etichetta: FPPC
Anno di pubblicazione: 2012