lunedì 2 settembre 2013

The Cyborgs alla corte di Springsteen






Vengono dal futuro ma hanno i piedi ben saldi nella tradizione del blues. Sono The Cyborgs, un duo tra i più interessanti della scena underground italiana. Due personaggi enigmatici che si celano dietro a maschere da saldatore e a vestiti rigorosamente neri. Cyborg 0 (zero) suona la chitarra in modo molto personale e riconoscibile, questo sì, e canta attraverso un microfono fissato alla maschera. Cyborg 1 (one) si occupa invece della sezione ritmica e suona la tastiera. Nella musica dei The Cyborgs, oltre al blues più tradizionale, quello più vicino alle origini ma sviluppato con un approccio moderno a tratti roots, non mancano incursioni nel rock psichedelico e accenni a sonorità afro. Il tutto per un sound viscerale, istintivo, primordiale e allo stesso tempo esplosivo.
Due album all'attivo e il loro electro-boogie non è più un oggetto misterioso. Il duo si è imposto sulla scena internazionale con lunghi tour in Gran Bretagna, Stati Uniti e nel resto dell'Europa. In patria, dopo aver diviso il palco con Jeff Beck, Johnny Winter, Eric Sardinas e i North Mississippi All Stars, hanno avuto il privilegio, a luglio, di aprire il concerto romano di Bruce Springsteen all'Ippodromo delle Capannelle, nell'ambito della rassegna Rock in Roma. Un evento più unico che raro che ha visto The Cyborgs esibirsi di fronte a 35 mila spettatori in un coinvolgente set di una quarantina di minuti.
Abbiamo approfondito il discorso con Cyborg 1 ma questa volta è stato tutto più difficile. Da uomo del futuro, Cyborg 1 ha risposto alle domande utilizzando il codice binario e le risposte inviate attraverso internet, da una località a noi sconosciuta, sono state decodificate per renderle comprensibili. Anche questo sono The Cyborgs.



Ricordo di avervi visti aprire per i North Mississippi All Stars un paio di anni fa a Savona. Poche settimane fa siete balzati invece agli onori della cronaca per la vostra esibizione in apertura al concerto di Springsteen. Raccontaci come è andata la giornata romana…

"È stata una calda e lunga notte… Migliaia di persone hanno cantato e ballato rendendo speciale la nostra performance. Unico rammarico è stato quello di non esserci potuti trattenere fino alla fine del concerto del Boss, a causa dell'imminente partenza per dei concerti in Inghilterra. Per il resto è stata una esperienza unica".

Lo sai che per la prima volta in Italia Springsteen ha acconsentito a una band di aprire un suo concerto? Come è stato possibile?"

Si, è vero, ma c'è sempre una prima volta. Bruce e il suo entourage hanno visto il nostro show in video e ci hanno voluto. E' andata così".

Avete incontrato Springsteen o i musicisti della E Street Band?

"Purtroppo no, anche perché siamo dovuti scappare via poco dopo il nostro show. Ci aspettava un aereo per portarci a Londra".

Il set è stato molto apprezzato anche dal pubblico di Springsteen, te lo aspettavi?

"Ci aspettavamo una buona accoglienza, ma non così calorosa".

Poteva essere rischioso e invece avete conquistato gli spettatori con una esibizione trascinante. Una bella soddisfazione...

"È sempre una soddisfazione vedere ballare e cantare il pubblico, anche quando non è così numeroso".

Al termine del set mi è parso aver visto la tua tastiera un po' ammaccata...

"Certo, è così. Col tempo e i numerosi viaggi ha subito dei danni, ma un piano ha 88 tasti e non è un problema se cinque o sei si rompono. Ci sono tutti gli altri".

"Electric chair", uscito quest'anno, è il vostro secondo album. Dodici tracce che confermano quanto di buono fatto ascoltare all'esordio. Come è nato questo disco?

"È nato velocemente, mentre portavamo in tour il nostro primo disco. Alcuni brani di "Electric chair" in realtà li suonavamo dal vivo già un anno prima della pubblicazione del disco".

Da dove nasce il vostro electro-boogie?

"Nasce dall'esigenza di innovare e rinnovare il blues, per tramandarlo. In realtà è quello che i bluesman hanno sempre fatto in passato. È così che il blues continua a vivere. Muddy Waters, John Lee Hooker, R.L. Burnside erano terribilmente innovativi, e forse lo sono tuttora. Il termine electro-boogie è invece solo una etichetta perché il nostro, in fondo, è blues e basta".

Come vi è venuta l'idea di suonare con la maschera da saldatore?

"Siamo intolleranti alla luce del sole, è troppo forte, è accecante".

Quali sono i vostri prossimi impegni?

"A maggio siamo ripartiti in tour in Italia e in Europa. Ne avremo almeno per un anno".

Dopo l'esibizione romana davanti a 35 mila persone qual è il vostro prossimo sogno da realizzare? Con chi vi piacerebbe suonare?

"Nel futuro non c'è spazio per i sogni e soprattutto è bello non aspettarsi proprio nulla dalla vita. Anche questo è blues".


Titolo: Eletric chair
Artisti: The Cyborgs
Etichetta: Audioglobe
Anno di pubblicazione: 2013