lunedì 20 maggio 2013

"Timbrica", pt. 1: Loris Lombardo






Reduci dal successo al "Percfest" del 2012, il più importante festival delle percussioni in Italia che si tiene tutti gli anni a Laigueglia, Loris Lombardo e Danilo Raimondo hanno pubblicato in questi giorni il loro primo disco, dal titolo "Timbrica". L'album è un viaggio, spirituale e stimolante, nel mondo delle percussioni e della timbrica. Per farlo, Loris e Danilo hanno utilizzato strumenti provenienti da tutto il mondo ed altri realizzati appositamente per le esigenze dei vari brani. A questi hanno unito suoni campionati dalla natura come la pioggia e i tuoni registrati a Castelbianco, canti di uccelli e di balene, il ghiaccio che si rompe e tutto quello che crea un rumore in grado di evocare sensazioni ed emozioni. Ne è venuto fuori un album, composto da otto tracce (quattro scritte insieme, due di Lombardo e altre due di Raimondo), di sperimentazione che non è però fine a se stessa. "Timbrica" è un disco piacevole, da scoprire poco per volta, un album che resta, che non annoia e soprattutto che trasmette emozioni.
Abbiamo incontrato Loris in un caffè a Savona, davanti a un succo di frutta e un bicchiere di acqua e menta. Un'ora di piacevole conversazione che è riassunta in questa intervista di presentazione.



"Timbrica" sembra essere un viaggio attraverso i suoni del mondo. Sei d'accordo?

«Sì, abbiamo raccolto strumenti musicali di varie tradizioni e li abbiamo riuniti in un unico grande set. A questo è stato aggiunto uno strumento nuovo che è l'hang. Tutto ciò non è mai stato realizzato. Abbiamo fatto un lavoro di ricerca. La tradizione è bella ma volevamo unire più idee, più realtà, più sound. Ed è appunto quello che l'anno scorso ci ha permesso di vincere il Percfest a Laigueglia».

Il disco si apre con la canzone "Timbrica"…

«È appunto il brano che abbiamo presentato al Percfest e lo abbiamo dedicato a Naco, grande percussionista scomparso. Questa composizione ci ha distinti dagli altri concorrenti in gara che hanno puntato molto di più sull'elettronica. Noi invece abbiamo utilizzato l'hang come strumento principale e intorno ad esso abbiamo costruito il sound mischiando il suono di diversi strumenti».

I titoli delle canzoni sono affascinanti ed enigmatici. Spiegaci cosa significa "Kalimbalena"...

«Il titolo è una idea di Danilo e mette insieme, da una parte, la kalimba, strumento a percussione di tradizione africana che viene suonato nella canzone, e dall'altra il canto delle balene che abbiamo inserito nel brano stesso. Purtroppo non siamo riusciti ad andare in mare a campionare le balene però abbiamo raccolto dei veri canti di uccelli e li abbiamo aggiunti. Abbiamo così dato vita a una sonorità che in natura non si potrà mai sentire: balene con uccelli. Ci è piaciuto molto ricreare i suoni della natura: alcuni li abbiamo registrati direttamente nel bosco e altri li abbiamo ricreati con degli strumenti che ha inventato Danilo».

"Libido" è un titolo forte, da dove è nato?

«Danilo, dopo il primo ascolto, mi ha confessato che il brano gli trasmetteva sensazioni simili a quelle dell'incontro amoroso con una donna. Il titolo è venuto di conseguenza. Ospite nella canzone è il grande Claudio Bellato che ha dato quella raffinatezza che solo lui poteva dare».

Il titolo della canzone numero tre per è me incomprensibile, cosa significa?

«È scritto in cinese e vuol dire felicità. Abbiamo fatto questa scelta perché chi ha sentito la canzone in anteprima ha detto che era gioiosa e poi abbiamo usato uno strumento che si chiama kou xiang. È venuto naturale utilizzare la lingua cinese».

Siamo sempre in oriente con "Alinamsuq", canzone in cui si sentono rumori di mercato…

«Sono voci registrate in un mercato alle Filippine a cui abbiamo aggiunto il rumore del ghiaccio che abbiamo spaccato con il martello. Siamo degli sperimentatori, però è venuto fuori un disco godibile».

L'album si chiude con una tua esibizione dal vivo…

«Il grande Fulvio Marella ha registrato la performance fatta il 21 dicembre 2012 al Teatro Nuovo di Valleggia, è venuta molto bene e abbiamo deciso quindi di inserire questo brano nel disco. E poi un bel live di chiusura ci sta sempre bene».

Registrare un disco con strumenti inventati e costruiti per l'occasione è una scelta audace. Ci sono anche strumenti mai visti come lo zulivo...

«Lo zulivo è uno strumento inventato da Danilo. È fantastico ed è una evoluzione del berimbao. Lo zulivo è formato da due zucche poste all'estremità di un ramo di ulivo e da quattro corde che vengono percosse con una bacchetta. A creare gli armonici si usa una pietra».

Leggendo il libretto del disco vedo che hai suonato anche parti del tuo corpo nella canzone "Libido"...

«Amo la body percussion e in questa canzone ho suonato guance e pancia. Abbiamo anche notato che se mettiamo un microfono, di quelli a pick-up che si fissano sul mandolino, tanto per intenderci, e lo posizioniamo in bocca, tra lingua e denti, e poi suoniamo il nostro corpo si creano delle onde che danno vita a suoni molto particolari. Stiamo iniziando a sperimentare anche questo sound».

Non solo gli strumenti ma anche la copertina trasmette l'idea del viaggio...

«Tutto il lavoro di fotografia e grafica è stato curato da Luigi Cerati, bravissimo fotografo che ha lavorato anche con Emanuele Dabbono. La copertina con la valigia aperta piena di aerofoni fa pensare al viaggio, così come la foto interna in cui compaiono oggetti nascosti come valigie e una macchina fotografica antica».

Come è nata la tua collaborazione artistica con Danilo?

«A farci incontrare è stato Nicola Campanella, bravissimo vibrafonista di Cuneo che è ospite anche in un brano del disco. Ho chiesto a Danilo se era disposto a fare qualcosa insieme e lui mi ha proposto di partecipare al Percfest. Ci siamo iscritti, abbiamo partecipato quasi per gioco e inaspettatamente abbiamo vinto. Per me è stata una cosa pazzesca perché solo sette mesi prima avevo vinto il "World Drum Contest"».

Che cosa vi ha uniti?

«Ci ha unito l'hang e soprattutto l'idea che qualsiasi cosa possa creare musica. Danilo suona anche i barattoli dei pomodori. In un brano io suono una bottiglia di plastica tagliata che emette un suono che ricorda le foglie mosse dal vento. Abbiamo usato conchiglie, zucche, canne. Abbiamo voluto fare un disco senza utilizzare gli strumenti usuali».

Non credi che tutte queste novità possano allontanare il pubblico meno curioso?

«Abbiamo creato un sound abbastanza commerciale. Non è stata una scelta, è venuto dal cuore. La nostra idea è quella di divulgare l'utilizzo di questi strumenti particolari e presentarli a chi non li conosce. Penso che le persone siano incuriosite. La dimostrazione l'ho avuta recentemente a Prato, in occasione del festival internazionale dedicato all'hang, dove il pubblico è letteralmente impazzito. Il suono dell'hang è affascinate e ti cattura».

Loris, tu sei nato come batterista ma l'hang è entrato prepotente nella tua musica. Che futuro vedi?

«Batteria e hang possono coesistere. Nel mio spettacolo solista mischio questi due strumenti. La mia mano destra tiene due bacchette: una suona il piatto, l'altra il rullante. La mia mano sinistra suona l'hang, il mio piede destro la cassa e il mio piede sinistro si alterna tra charleston e tamburello a piede. Nadishana e Kuckhermann, i due più grandi suonatori di hang al mondo, mi hanno fatto i complimenti e mi hanno assicurato che nessuno ha mai fatto una cosa del genere. Questo anche perché l'hang è uno strumento nuovo, ancora tutto da scoprire».

Dove avete registrato l'album?

«Una parte nel mio studio, l'altra in quello di Danilo che è una specie di grotta dove si creano riverberi naturali molto particolari. Quando abbiamo registrato il terzo brano del disco ha cominciato a piovere e in un primo momento ci siamo dispiaciuti perché il rumore dava fastidio. Poi invece ci è venuta l'idea di sfruttare il rumore della pioggia e a questa abbiamo aggiunto anche un bel tuono registrato al momento. Un'altra volta siamo andati a un laghetto vicino a casa di Danilo e abbiamo suonato zucche immerse nell'acqua. Ognuna ha prodotto un suono diverso. Abbiamo registrato il tutto e poi abbiamo chiesto aiuto al grande Alessandro Mazzitelli che ha mixato il disco. Ci siamo divertiti tantissimo».

Sarà spettacolare vedervi all'opera con tutti questi strumenti. Porterete il concerto in tour?

«Probabilmente andremo a suonare a Batterika, festival internazionale di percussioni e batteria che si tiene a Roma a ottobre, e prima al Percfest a Laigueglia, questa volta come ospiti. Siamo curiosi di vedere i concorrenti del concorso, speriamo ci sia qualcuno che segua il nostro filone. C'è un mondo così ampio da esplorare». 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Vorrei un giorno trasformare Savona nella città delle percussioni. Creare un centro di alto perfezionamento aperto ad adulti e bambini. Insegno da 12 anni e vedo che gli allievi vengono da me una volta alla settimana e a casa non sempre studiano. Chi fa calcio va invece tre o quattro volte alla settimana ad allenamento, la domenica la sacrifica a giocare, stessa cosa per chi fa nuoto, pallavolo o basket. Vorrei che ci fosse la stessa assiduità anche quando si impara musica. In questo centro vorrei dare la possibilità agli allievi di sperimentare tutti gli strumenti a disposizione: dalla batteria all'hang, dalle congas alle tablas. Sarebbe ancora più bello insegnare anche ai ragazzi a costruire i loro strumenti musicali, e in questo caso l'aiuto di Danilo sarebbe indispensabile».


Titolo: Timbrica
Artisti: Loris Lombardo & Danilo Raimondo
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2013

Tracce
(musiche di Loris Lombardo, eccetto dove diversamente indicato)


01. Timbrica  [Loris Lombardo e Danilo Raimondo]
02. Alinamsuq  [Loris Lombardo e Danilo Raimondo]
03. 福  [Loris Lombardo e Danilo Raimondo]
04. Junglejazz  [Danilo Raimondo]
05. Libido
06. Eiwrbalat  [Loris Lombardo e Danilo Raimondo]
07. Kalimbalena  [Danilo Raimondo]
08. Handpan solo live