lunedì 21 maggio 2012

A Brigà e le canzoni delle Alpi del Mare








"Artemisia. Le Alpi del Mare" è il titolo del secondo album degli A Brigà. Dopo l'ottimo "Sul Tempo" e con un paio di cambi di formazione alle spalle, il gruppo è tornato in sala di registrazione (AM Studio di Alessandro Mazzitelli a Loano) con una manciata di canzoni che riportano l'ascoltatore alle atmosfere di un tempo. Non si tratta però di una semplice operazione di riproposizione di antichi canti della tradizione di quel territorio compreso tra il mare e le montagne della Liguria, ma di un interessante recupero sonoro filtrato e ringiovanito dal sound degli A Brigà. Nel CD troviamo brani popolarissimi come "La Fontanella" o "Moretto", riarrangianti e adattati dalla band con interessanti soluzioni sonore, o il "Canto delle Uova" della tradizione contadina introdotto da un coro dei Cantori di Mallare e Montefreddo registrato esattamente trent'anni fa a Carcare da Mauro Balma. 
A raccontarci la genesi di questo lavoro è Alex Raso, bravissimo grafico e illustratore nonché chitarrista degli A Brigà.


"Artemisia" è il vostro secondo album. Come è nato? 


«L'idea iniziale di un nuovo CD è nata poco più di due anni fa, insieme alla vecchia formazione della Brigà quando abbiamo sentito l'esigenza artistica di lavorare ad un nuovo progetto. Il CD è stato ultimato nel 2012 con l'attuale formazione: Marta Giardina alla voce, Luca Pesenti al violino e al mandolino, Alex Raso alla chitarra e bouzouki (formazione originale) e la nuova contrabbassista Elena Duce Virtù. Inoltre abbiamo inserito, come nel primo lavoro alcuni ospiti presi dal panorama folk nazionale come Franco Guglielmetti alle fisarmoniche e Matteo Dorigo alla ghironda (in qualità di ospiti hanno partecipato alle registrazioni dell'album anche Walter Rizzo alla ghironda, Salvatore Coco alla voce, Loris Lombardo alle percussioni, Claudio Bellato e Fabio Pesenti alle chitarre, Davide Bonfante alla batteria, Federico Fugassa al basso, Davide Baglietto alla musette, ndr)».

Quali sono le idee portanti di questo lavoro? 

«L'attenzione alle tradizioni e il loro recupero. A Brigà rispetta le tradizioni, per questo le interpreta. Come dicono gli antropologi Clemente e Mugnaini ‹la tradizione non è un prodotto del passato, ma una riappropriazione selettiva di una porzione di esso, una filiazione inversa›».

Avete messo in piedi una operazione di recupero di canzoni della tradizione dell'entroterra ligure per rivestirle con il vostro sound. Come si è svolto questo processo? 

«La scelta di un repertorio tradizionale vicino alle nostre radici liguri, luogo d'incontro tra le alte vette e il Mediterraneo, è stato un percorso spontaneo. Ciascun brano raccolto lo abbiamo rivestito con un sound, contaminato dalle nostre esperienze musicali (jazz, swing, irish, gipsy) con la stessa formula usata per il primo CD». 

Da quali fonti siete partiti? 

«Per la scelta dei brani ci siamo avvalsi delle ricerche di alcuni etnomusicologhi e, in misura minore, di interviste svolte da noi che ci hanno permesso in molti casi di stabilire un legame con gli abitanti delle valli che abbiamo percorso. Con piacere ricordo l'intervista fatta a Remo Siri e Stefano Siri nella loro casa (successivamente in cantina) a Carcare; a loro va il merito di aver riportato la tradizione delle "uova" nella Valle Bormida dopo anni d'assenza. I due musicisti compaiono, tromba e sax, in una registrazione dei Cantori di Mallare e Montefreddo registrata a Carcare nell'82 da Mauro Balma ("Liguria: canti di strada", Ed. Nota) che abbiamo inserito come intro della nostra rivisitazione. Fondamentali sono state le registrazioni di Giorgio Nataletti e Paul Collaer (1962, 1965, 1966) raccolte da Mauro Balma che mi ha donato Mariella, l'esuberante gestrice di un agriturismo a Dolceacqua, in una serata finita a "gotti" di Rossese di sua produzione. Le registrazioni di Edward Neill gentilmente concesse dalla Fondazione De Ferrari con l'aiuto di Carlo Romano; le raccolte di canti narrativi e canti da strada liguri di Mauro Balma dell'Editrice Nota e le registrazioni effettuate tra il 1953 e il 1954 da Alan Lomax a Bajardo e a Imperia, fornite dal giornalista Claudio Porchia, unite alle testimonianze lasciate nel suo libro "L'anno più felice della mia vita. Un viaggio in Italia". Alcuni libri sono poi stati fondamentali, come "I canti popolari del Piemonte" raccolti alla fine dell'800 da Costantino Nigra; "I canti popolari italiani" di Roberto Leydi; i tre volumi dedicati al folklore di Liguria di Aidano Schumckher; "Si comincia da una figlia" di Paolo Giardelli e La raccolta Canzoni Intemeie della Cumpagnia Cantante. Le innumerevoli guide Sagep dedicate all'entroterra ligure, ormai reperibili solo nei mercatini dell'usato, sono state infine il nostro "object trouvé"». 

Perché avete intitolato l'album "Artemisia"? 

«Artemisia è una donna realmente esistita a Pigna, comune in provincia di Imperia situato nella parte montana dell'Alta Val Nervia, di cui vestiamo i difficili gusti con un valzer ampére nell'omonima canzone all'interno del CD. Artemisia è la pianta medicinale utilizzata nella preparazione del distillato d'assenzio: la magica "fée verte" croce e delizia degli impressionisti francesi. Artemisia è anche il nome di mia zia, la sorella della vecchia con il ghiacciolo che troviamo in copertina nel primo album purtroppo mancata quest'anno all'età di 100 anni». 

Come è stato accolto il vostro album, specialmente nelle comunità più vicine a questi suoni? 

«Per ora il CD è stato accolto positivamente; ora ci attendono alcuni concerti promozionali in Liguria, nelle terre da noi raccontate, e nel nord Italia, dove speriamo in altrettanto affetto». 

Cosa è cambiato rispetto al vostro primo album "Sul tempo"? 

«"Sul tempo (on the beat)" nasce nel 2009 e vanta la collaborazione di alcuni fra i più importanti musicisti del panorama folk-jazz-pop italiano ed europeo tra cui Marco Fadda, Fernando Oyaguez (Felpeyu), Edmondo Romano, Dino Cerruti, Matteo Dolla, Zibba. Il CD ha ricevuto ottime recensioni da parte della stampa musicale europea Folk Bullettin (Italia), Les Canard Folk (Belgio), Froots, FolkEnLaRed (Spagna). La rivista TradMagazine francese gli ha assegnato il Bravò (Grammy della musica folk) come migliore disco del bimestre luglio-agosto 2009. La ricetta e l'energia impiegata per il nuovo disco è la stessa ma con un maggior interesse per l'area ligure rispetto a quella peninsulare di "Sul tempo". Speriamo in altrettante risposte positive da parte della critica». 

L'uscita dal gruppo di Davide Baglietto, presente però come ospite nel nuovo disco, ha sicuramente cambiato l'assetto interno degli A Brigà. In che modo? 

«Davide è uscito dal gruppo per sua scelta dopo una bella esperienza condivisa come anche Federico Fugassa (basso) e Davide Bonfante (batteria), entrati successivamente nella formazione originale e  partecipi dell'ultima evoluzione del gruppo; un'evoluzione tesa a discostarsi dalle sonorità folk di "Sul Tempo" per avvicinarsi di più a sonorità pop. Dopo la loro uscita siamo ritornati ad un sound più acustico, simile a quello del primo CD. Abbiamo deciso di mantenerli come ospiti in alcune tracce del nuovo prodotto per testimoniare la nascita comune del progetto delle Alpi del Mare».

Che senso ha registrare oggi un album di musiche tradizionali in Italia? 

«La raccolta e la conservazione delle tradizioni, opposta polemicamente a quella del vertiginoso consumo operato dalla società, sono tematiche che ci toccano profondamente. Come scrive Jonathan Safran Foer una rigida ricerca ti mette di fronte ad una presa di coscienza: ‹ogni cosa è illuminata dalla luce del passato›. Dobbiamo conservare». 

A Loano si celebra ogni anno un festival dedicato alla canzone tradizionale e popolare, cosa pensate di questo tipo di rassegne? 

«Sono linfa vitale e garanzia di memoria per le tradizioni».

Il 25 aprile a Savona avete aperto il concerto di Cisco di fronte a quasi cinquecento persone. Che sensazioni vi ha trasmesso? 

«Aver partecipato al concerto del Priamar in un contesto "(r)esistente" (alcuni membri di A Brigà sono iscritti alla FIAP e all'ANPI, ndr) ci ha inorgoglito, l'energia trasmessa dal pubblico e la sua partecipazione accorata nei canti hanno fatto il resto. Le polemiche nate in precedenza sono state messe a tacere dalla grande risposta dei giovani». 

Normalmente però che tipo di pubblico vi segue? 

«Il pubblico che ci segue è vario e dipende dalla situazione. A Brigà ha suonato in diversi contesti: quello festoso del pub, festival nazionali ed internazionali di folk, atmosfere intime all'interno di spazi storici, teatri, per approdare anche, nel 2010, in una puntata interamente dedicata a noi nel programma televisivo francese del produttore e regista Paul Rognoni (Mareterraniu production) "Mezzo Voce" dedicato ai gruppi più interessanti del Mediterraneo. Potremmo tranquillamente affermare, parlando di gioco d'eventi, d'essere dei situazionisti; contestualizzati storicamente e geograficamente nel momento in cui l'Internazionale Situazionista nasce nel 1957 a Cosio di Arroscia, in provincia di Imperia, nell'area delle Alpi del Mare». 

I giovani secondo voi hanno ancora la curiosità di avvicinarsi a generi non certo alla moda come può essere quello da voi proposto? 

«I giovani hanno il privilegio e il dovere della curiosità. Durante i nostri concerti incontriamo in egual numero giovani e "diversamente giovani". Nel panorama folk nazionale ed internazionale ci sono tantissime realtà giovani che portano avanti progetti di matrice folk. Parlando del contesto italiano mi vengono in mente i lombardi Spakkabrianza del nostro amico Matteo Dorigo, una delle realtà più interessanti del folk da ballo, o gli amici savonesi Pulin and the Little Mice. Senza dimenticare gli In Vivo Veritas». 

Quali sono i vostri progetti futuri? 

«Vogliamo promuovere il nuovo CD e contemporaneamente stiamo lavorando a nuovi brani con testi e musica di nostra composizione».

Oltre ad essere musicisti, cosa fate nella vita? 


«Io sono l'unico musicista non professionista del gruppo. Sono laureato all'Accademia di Belle Arti e lavoro come grafico, illustratore e animatore artistico nell'associazione Mus-e Savona. Marta, laureata al Dams Musica, tiene laboratori musicali per l'infanzia. Elena sta terminando il Conservatorio, è contrabbassista del Circolo Mandolinistico Giuseppe Verdi e lavora part-time all'IperCoop. Luca, diplomato al Conservatorio di Piacenza e insegnate di violino alla scuola comunale di Vado Ligure Arturo Toscanini, è quello che sicuramente ha più esperienze in Italia e all'estero sia in ambito classico, avendo suonato in diverse orchestre sinfoniche e liriche (Lucca, Teatro del Giglio; Genova, Teatro Carlo Felice; Orchestra Sinfonica di Sanremo), sia nel folk con diverse formazioni tra cui Caledonian Companion, l'Ensemble del Doppio Bordone, Dubh Linn, Myrddin incidendo per la BBC, WDR, Radio Fiandre, Svizzera 2 e facendo tournée in Europa ed in America».


Titolo: Artemisia. Le Alpi del mare 
Gruppo: A Brigà
Etichetta: autoproduzione 
Anno di pubblicazione: 2012

Tracce

01. Artemisia + Valzer di Artemisia  [trad. arrang. A Brigà + Luca Pesenti]
02. Canto delle uova (cantori di Mallare e Montefreddo)
03. Canto delle uova + Polka delle uova  [trad. Davide Baglietto arrang. A Brigà + Luca Pesenti]
04. Emma  [trad.; Luca Pesenti]
05. Emma (coro spontaneo di Mallare)
06. Ed or n'è chiusa la porta e la persiana  [trad. arrang. Luca Pesenti ed Elena Duce Virtù]
07. Va lalla pia + L'addestramento del panda  [Luca Pesenti + Davide Baglietto e Federico Fugassa]
08. Tre soldatin + Danza dei soldatini  [trad. arrang. A Brigà + Luca Pesenti]
09. Tre soldatin (Luisa Conte di Soldano)
10. La fontanella  [testo trad. adattamento Luca Pesenti; musica e arrang. Luca Pesenti]
11. Moretto  [trad. arrang, Alex Raso; musica Luca Pesenti e Alex Raso]
12. Moretto
13. Scottische del bruco + Scottische della foglia  [Luca Pesenti]