martedì 29 marzo 2016

Per Giancarlo Frigieri non è mai "Troppo tardi"




La sconfitta come accettazione dei propri limiti ma soprattutto come nuova possibilità, come occasione per ripartire e per imboccare strade inesplorate. È questo in filo conduttore che lega le otto canzoni di "Troppo tardi", nuovo album di Giancarlo Frigieri. Armato di chitarra e voce il cantautore di Sassuolo, al suo settimo capitolo discografico in poco meno di dieci anni di carriera solista (è stato per alcuni anni batterista dei Julie's Haircut), ha lasciato da parte lo stereotipo classico del cantautore e ha esplorato soluzioni sonore inconsuete. Basta ascoltare la canzone "Motivi familiari" in cui la sezione ritmica è affidata all'espressione ‹ti amo› in lingua finlandese mandata in loop, oppure il brano "Il chiodo" in cui Frigieri simula il tocco delle spazzole sulla batteria sussurrando ‹zitti tutti›, o ancora "Elicotteri e cani" in cui respiri e feedback di chitarra regalano un effetto percussivo. Anche le chitarre non sono usate in modo convenzionale e un esempio è il brano "Fiori" in cui l'assolo è creato unendo frammenti di melodie di autori classici del Novecento oppure la canzone "Galleria" che parte pagando un debito ai Primal Scream e termina quasi fosse uno spot pubblicitario. Tante piccole soluzioni che rendono il disco intrigante e piacevole. Notevole il lavoro che Frigieri ha fatto sui testi in cui sembra emergere quasi una auto-analisi che esorcizza una vita fatta di inciampi e ripartenze, in un susseguirsi di stagioni che passano e non ritorneranno. Testi che non per questo gettano una luce malinconica sulle canzoni ma sono semplicemente l'accettazione di una condizione umana a cui tutti dobbiamo adeguarci e che non può essere cambiata o stravolta. 
Nell'intervista che segue Giancarlo Frigieri ha parlato del suo nuovo album.



Giancarlo, è "Troppo tardi" per cosa?

«Per tornare indietro. È sempre troppo tardi. Bisogna vivere il proprio presente».

In questo album canti dell'accettazione delle sconfitte e della possibilità di ripartire. La società attuale pensi che dia l'opportunità di rimettersi in carreggiata dopo una falsa partenza?

«La possibilità di ripartire c'è sempre. Ogni sconfitta è una deviazione ed è proprio per questo che può aprire ad un percorso nuovo».

Hai vissuto sulla tua pelle quello che canti?

«A volte sì, a volte no. Molto spesso no».

Questo è il tuo settimo album a tuo nome. Penso che le velleità di sbancare il banco con la musica tu le abbia ormai archiviate, eppure continui a proporre lavori di grande qualità. Cosa ti spinge e ti stimola ad andare avanti?

«Non riesco a fermarmi. Scrivo canzoni da quando avevo nove anni, è una cosa che faccio in continuazione e non saprei proprio smettere. Magari in futuro non saranno canzoni ma musica strumentale, non so. Inoltre credo di essere bravo, soprattutto dal vivo».

In "Elicotteri e cani" canti: ‹Hai messo i sogni dentro ad un cassetto ed hai creduto ai racconti di chi ti ha detto che non meritiamo niente e non può andare meglio di così›. Ci commenti questa frase…

«Ne "Il chiodo" dico: ‹Quelli a cui piace stare dalla parte dei perdenti faranno sì che tu non vinca mai›. Più o meno è la stessa cosa».

Mi sembra di percepire anche una critica alla società di oggi fatta di apparenza, di una ricerca del consenso altrui, di una omologazione massiccia e invasiva. È così o mi sbaglio?

«Quando si fanno canzoni credo che la ricerca del consenso non sia necessariamente una cosa cattiva. Giuseppe Verdi scriveva a Boito, il suo librettista, che: ‹Bisogna guardar losco e fare un occhio al pubblico e un occhio all'arte›. Personalmente mi ritrovo perfettamente in questo. Credo che la maggior parte dei sedicenti alternativi non realizzi canzoni che si lasciano ascoltare principalmente perché non ne è capace».

Nel disco hai fatto quasi tutto da solo: hai cantato e hai suonato le chitarre. Hai un così brutto carattere da non volere nessuno al tuo fianco oppure pensi che un altro musicista possa condizionare le tue idee?

«È la prima volta che suono proprio tutto da solo. Ho deciso così e basta. Prima di ogni disco penso alle cose che mi impongo di non fare e poi devo rispettare questa regola, trovo che il limitare le proprie risorse sia una cosa che agevola la creatività. In genere, almeno in studio, ho qualche collaboratore e sono piuttosto aperto a idee esterne. Non sono mai presente ai missaggi, per dire. Mi limito ad alcune indicazioni di base e poi lascio fare. Chi partecipa al disco deve poter esprimere le proprie risorse».

Perché la scelta di una copertina anonima: una macchia di colore blu, senza titolo e senza il tuo nome?

«Lo avevo già fatto con il mio primo album in inglese. Tornassi indietro, almeno i titoli dei brani dietro li metterei, perché poi quando il pubblico li sente dal vivo, va a cercare sui dischi il pezzo che gli è piaciuto e questo agevola la vendita del supporto. Un occhio al pubblico e uno all'arte, vedi? Questa volta quello al pubblico è rimasto chiuso. È stato un errore, ma non si può rimediare. È troppo tardi, appunto».

Con il tuo precedente lavoro, "Distacco" del 2014, sei finito tra i candidato alle Targhe Tenco. Con "Troppo tardi" a cosa aspiri?

«A niente. Che è quello che ho sempre ottenuto fino ad oggi. Niente di niente di niente. Finire tra le Targhe Tenco non serve a niente, finire con le belle recensioni sui giornali non serve a niente, quantomeno non ti dà quello "spazio di incidenza", per dirla con Gaber e Luporini, per cambiare un bel niente dell'ambiente che ti circonda. Non ho aspirazioni di carriera, mi limito a suonare dal vivo e a registrare le mie canzoni. Se invece parliamo del risultato puramente artistico, non ricordo quale compositore disse che la musica sarebbe stata un ibrido tra canzone acustica e parti elettroniche e che avremmo avuto delle opere capaci di coniugare immediatezza e profondità. Da questo punto di vista spero che questo album si possa ascoltare anche tra centocinquant'anni con la stessa freschezza con la quale lo si può ascoltare adesso, anche se mi rendo conto che è solo un messaggio in bottiglia nell'oceano. Però è tutto quel che posso fare».

Little Steven, il chitarrista di Bruce Springsteen, in una recente intervista ha dichiarato: ‹Non faccio fatica ad ammettere che è stato un privilegio e un grande insegnamento venir su nell'unico periodo della storia (gli anni Sessanta e parte dei Settanta) in cui la musica migliore era anche la più commerciale, quella che dominava nei cuori della gente e anche nelle classifiche›. Cosa te ne pare?

«Ogni epoca ha la sua musica e la sua maniera di produrla e ascoltarla. Little Steven è stato fortunato a riuscire a farne un mestiere senza snaturare il proprio gusto. Sul fatto che fosse la musica migliore un sacco di gente non sarebbe d'accordo».

Oltre alla tua carriera solista porti avanti il progetto K. Butler & The Judas. Ce ne parli?

«Facciamo delle cover di Dylan, le facciamo ogni volta in maniera diversa, non facciamo praticamente mai le prove e improvvisiamo molto. Siamo dylaniani nello spirito, non nella calligrafia ed è una cosa che si può permettere solo chi ha grandi musicisti nella band, come abbiamo noi. I grandi musicisti ovviamente sono Antonio Righetti, Lele Borghi e Gianni Campovecchi. Io sono l'imbroglione di turno, che però riesce a farla franca».

È da poco finito il Festival di Sanremo. Ti interessa? Ti sarebbe piaciuto essere su quel palco?

«Certo che mi piacerebbe essere a Sanremo. Il motivo è semplice. È un'opportunità per fare dischi e concerti che vengano considerati. Ricordo una data di Max Gazzè al Kalinka di Carpi nel periodo de "La favola di Adamo ed Eva" davanti a venticinque persone. Due mesi dopo era a Sanremo, ha aggiunto un pezzo al disco e lo ha ripubblicato. Tempo un mese ancora e ha riempito i teatri. Sanremo è la manifestazione più vista, soprattutto dal pubblico cosiddetto "indipendente"».

Dove ti possiamo trovare?

«Su www.miomarito.it ci sono le date. Venite a sentirmi dal vivo. È l'unica arma che ho».


Titolo: Troppo tardi
Artista: Giancarlo Frigieri
Etichetta: New Model Label
Anno di pubblicazione: 2015

Tracce
(testi e musiche di Giancarlo Frigieri)

01. Nakamura
02. Galleria
03. Nel mondo che faremo
04. Elicotteri e cani
05. Il limite
06. Motivi familiari
07. Fiori
08. Il chiodo