sabato 23 gennaio 2016

"Shah mat": per The Chanfrughen è scacco matto





Arrivano da Andora, dall'estremo ponente della provincia di Savona, in Liguria, e "Shah Mat" è il loro secondo disco. Loro sono The Chanfrughen, trio composto da Alessandro Bacher (chitarra), Gianluca Guardone (voce e basso) e Andrea "Felix" Risso (batteria). Archiviato l'esordio discografico del 2014 con "Musiche da inseguimento", il gruppo è tornato al lavoro e ha inciso un disco dalle marcate influenze anni Settanta in cui il funky si sposa con la psichedelia e con incursioni rock blues di notevole impatto. Chitarre taglienti, trame di synth e un retrogusto speziato che porta a oriente sono gli ingredienti di questo lavoro registrato al Greenfog di Genova in presa diretta, come si faceva una volta, senza cuffie e con l’ausilio di strumentazione vintage. Un disco che merita di essere ascoltato e che suona compatto, senza cali di tensione emotiva. Ad arricchire il robusto sound del gruppo ci ha pensato Agostino Macor, già componente della band di rock progressivo La Maschera di Cera, che ha suonato synth, organo e mellotron. Emanuele Miletti ha dato il suo contributo al sitar.
I testi scritti da Gianluca Guardone raccontano personaggi dall'animo corrotto come il sanguinario mercenario di Bordighera in "Delle Fave" o l'egocentrico arrivista "Limonov" ispirato dal romanzo di Emmanuel Carrère, di paradisi fiscali in "Belize", di luoghi lontani nella canzone che dà il titolo al disco, e di problemi attuali come quello dei profughi che scappano dalla guerra e dalla miseria o del tristemente noto "T.S.O." che per The Chanfrughen è diventato Trattamento Sociale Obbligatorio.  
Con l'aiuto dei componenti del gruppo abbiamo andorese siamo andati alla scoperta di "Shah Mat". 



Ragazzi, iniziamo dal nome della vostra band. Cosa significa Chanfrughen e dove lo avete pescato?

Chanfrughen: «A questa domanda rispondiamo insieme, all'unisono, perché siamo sulla stessa barca. Il nome non significa nulla ma nello stesso tempo contiene un suono, un modo di essere e non essere, un modo per definire la nostra attitudine al rumore, all'unione di generi, suoni e cianfrusaglie. Come abbiamo sempre dichiarato, dobbiamo il nostro nome ad un geometra andorese che ancor prima della nostra nascita definiva così noi musicisti».

Incontro fortunato quindi. Passiamo a parlare del vostro secondo disco che si intitola "Shah Mat", espressione di derivazione persiana che descrive una situazione del gioco degli scacchi: il re è morto o meglio scacco matto. Qual è il vostro re morto?

Guardone: «Il re morto non è per me una persona isolata che nella sua torre muove i fili del suo popolo. Esso è morto da tempo facendo spazio a nuove figure che con meno visibilità e più arroganza ci impongono regole da seguire».
Risso: «Ai giorni nostri i re morti sono tanti, si susseguono in continuazione. Un po' li ho uccisi io, un po' si sono autoeliminati. La realtà è un creatura multiforme, bisogna imparare a non avere un re che ci guidi».
Bacher: «Son d'accordo con Gianluca, credo ci siano modi alternativi, più passionali, per vivere al meglio. Recentemente ho scoperto la figura del broker telefonico».

Come si sono svolte le registrazioni?

Bacher: «Il disco è stato registrato in larga parte in presa diretta nell'arco di tre giorni trascorsi al Greenfog Studio di Genova. Ci siamo chiusi tutti in una stanza, come una volta, per cercare di ricreare le atmosfere live dei brani, consapevoli che questo approccio ben si adattava alla nostra attitudine seventies».

Come è cambiato il suono del gruppo con l'inserimento di Agostino Macor?

Chanfrughen: «Intanto diciamo che è un gran simpaticone, molto bravo con i calembour. L'apporto di Ago è stato importante perché coi suoi vari ammennicoli - synth, organo, rhodes, clavinet - ha edulcorato il nostro suono e ci ha permesso di trovare nuove idee per spaziare nei nostri pezzi vecchi e nuovi».

Chi di voi scrive i testi?

Guardone: «Li scrivo io cercando con le mie poche capacità di unire i testi in italiano alla metrica, spesso abbastanza complessa. Suonando anche il  basso, oltre che cantare, devo adattare le parole con un taglia e cuci stile uncinetto. Si parte di solito da un personaggio o da una storia che ci piace o troviamo interessate e poi la sviluppo».

Quali sono le fonti che più hanno ispirato la scrittura delle vostre canzoni?

Chanfrughen: «Siamo partiti da una idea di rock energico e ruspante alla Jon Spencer per poi ritrovarci a suonare in diversi modi, con parti varie che sfiorano il prog, l'acidità chitarristica alla Hendrix, i testi provinciali alla Conte, le ritmiche alla Fela Kuti. Un melting pot che cerca di accontentare tutti i nostri palati, per la verità molto diversi tra loro».

Perché avete deciso di iniziare il disco con una ouverture?

Bacher: «In realtà è nata come parte integrante di "Belize". La canzone prende forma pian piano. Ci piaceva l'idea di un brano che lasciasse all'ascoltatore il tempo di capire di cosa si trattasse. Ci piaceva questa idea di artigianalità delle canzoni, speriamo venga fuori».

Nonostante arriviate dalla provincia nelle vostre canzoni parlate di luoghi lontani: Belize, Armenia, Mar Nero, Samarcanda. Perché vi siete spinti così lontano?

Bacher: «Perché come direbbe Conte: ‹se non ci sei mai stato in un posto lo descrivi meglio›».
Guardone: «Ci piace parlare di perle nascoste, personaggi fuori dal coro. Lontano o vicino, poco conta, è importante l'interesse verso il soggetto».

Chi è il protagonista della canzone "Delle Fave" che dopo aver sparso sangue durante la guerra in Bosnia ha trovato una fine ingloriosa nelle sigarette Marlboro?

Risso: «È Carlo Delle Fave, un folle che in mancanza di sbocchi di vita a Bordighera diventò un mercenario pluriomicida. L'idea di raccontare questo personaggio è nata vedendo il docufilm "Sono stato Dio in Bosnia" che racconta appunto l'epopea di Delle Fave che fece fortuna durante la guerra nell'ex Jugoslavia. Il paradosso è che andò pure in televisione a raccontare la sua storia e Toto Cutugno disse di lui che era un brav'uomo. Persino lo stesso Delle Fave ha sempre evitato di definirsi così. Nulla di più facile nella società dai miti distorti. Si lasciò morire con uno stile di vita autodistruttivo, forse si pentì di quello che aveva combinato in vita».

In "T.S.O." avete trasformato il trattamento sanitario obbligatorio, balzato tristemente alla cronaca negli ultimi tempi, con il trattamento sociale obbligatorio. Per voi dove sta la pazzia?

Guardone: «È folle creare regole che ghettizzano persone dalla sensibilità superiore. C'è la tendenza a ridicolizzare i più sensibili per non dover ammettere sbagli e superficialità di noi cosiddetti normali».

Una canzone l'avete dedicata anche ai "Parassiti", razza umana ben difficile da sconfiggere…

Guardone: «Sono i classici personaggi che trovi sempre inchiodati al bancone del bar, quelli che dai loro racconti ti sembrano che vivano in un romanzo di Jack London però poi li trovi sempre lì».

Le vostre canzoni sono molto attuali. In "Shah Mat" fate riferimento anche al tragico problema dei profughi: ‹…pazzi d'occidente incontrano chi scappa da levante addosso la miseria della storia, bloccati dalla fame e dalla soia mentre noi... ad ovest... grosse quantità di oppio e derivati, ci consumiamo negli orari sbagliati›. Qual è la vostra idea della situazione attuale?

Chanfrughen: «Non vogliamo occuparci di politica, ci limitiamo nel nostro piccolo a descrivere la realtà. I mercanti che  percorrevano la via della seta compravano le merci migliori arricchendosi e noi ora, dopo millenni di furti, ci lamentiamo di persone che cercano soltanto una parte di vita che gli abbiamo sottratto».

Ho lascito per ultima "Belize" di cui è uscito uno splendido video. Descrivetemi questa canzoni dai confini così lontani…

Bacher: «Il video è stato girato in tre diverse location: a Bergeggi, sul Monte Beigua e al teatro Altrove a Genova. Diciamo grazie a tutti i nostri collaboratori che si sono fatti in quattro per noi e hanno subito anche dei furti sul Beigua! Ma non si sono fermati davanti a nulla».
Guardone: «Il Belize mi ha sempre incuriosito. Un piccolo paradiso fiscale, fuori dai grandi giri, un incrocio di razze e sentimenti, una piccola favola vista oceano, quelle terre romantiche dove vedresti bene Corto Maltese ad accompagnarti».


Titolo: Shah mat
Gruppo: The Chanfrughen
Etichetta: Molecole Produzioni
Anno di pubblicazione: 2016

Tracce
(testi Gianluca Guardone, musiche The Chanfrughen)

01. Voodoo belmopan (ouverture)
02. Belize
03. Parassiti
04. Rhum, spezie, sciac trà
05. Shah mat
06. T.S.O.
07. Delle Fave
08. Limonov