martedì 13 gennaio 2015

Punto e Virgola cantano "L'uomo dei tuoi sogni"






Gabriele Graziani, già voce del gruppo Equ, e Alessandro Maltoni, chitarrista con vent'anni di esperienza sui palchi italiani, sono Punto e Virgola. Un "segno di interpunzione" musicale che in questi giorni presenta l'opera prima "L'uomo dei tuoi sogni", un concept album che contiene undici canzoni dai testi raffinati e colti, ricchi di metafore, che mescolano ironia, poesia surrealista e atmosfere oniriche. Il tutto è legato da un linguaggio musicale che attinge a stili e influenze diverse e se da una parte richiama certe composizioni di Daniele Silvestri, dall'altra paga un debito verso atmosfere che rimandano a Gaber e Jannacci. A unire i brani del disco è una ipotetica partita di calcio tra la nazionale dei poeti italiani e quella del resto del mondo commentata da Bruno Pizzul, la più famosa voce del giornalismo sportivo italiano. La telecronaca ha un ruolo di primaria importanza nel disco. Ha la funzione di aprire e concludere l'album, di introdurre le canzoni e nello stesso tempo costringe l'ascoltatore a mantenere alta l'attenzione sulla musica che può essere interrotta in ogni momento da Pizzul che chiede la linea per descrivere una occasione da rete o una sostituzione. La partita si conclude con un nulla di fatto ma a vincere è il duo Punto e Virgola che realizza un disco piacevole che sorprende sin dal primo ascolto.
Il racconto di questa surreale radiocronaca è scritto in collaborazione con il drammaturgo Federico Bellini mentre i testi di tre canzoni sono firmati da Eugenio Baroncelli, scrittore e poeta ravennate. Gli arrangiamenti musicali sono arricchiti dai contributi di Pier Foschi, Fabio Petretti, Roberto Villa, Roberto Leoncini, Giuseppe Zanca, Vanni Crociani, Miguel e Alessandro "Fabar" Fabbri degli Equ.
Con Gabriele Graziani abbiamo parlato in anteprima del disco e dell'incontro con Bruno Pizzul. 



Gabriele, prima di tutto spiegaci come siete riusciti a coinvolgere il grande Bruno Pizzul in questo vostro progetto discografico…

«Quando abbiamo scritto il disco, abbiamo trovato un filo logico invisibile capace di sorprenderci ma non di sorprendere, ci voleva una voce narrante, per collegare il tutto, anzi, la voce, e per quanto mi riguarda la voce in questione doveva essere assolutamente visibile ad occhio nudo; Pizzul fa parte del nostro dna, della nostra storia, anche per chi non ama il gioco del calcio, Pizzul è per eccellenza la nostra voce nostalgica. È stato stupendo parlare con lui, registrare da lui la sua voce tra il salotto e la cucina, dentro la sua quotidianità, tra una telefona alla figlia e un dialogo con la moglie "tutto molto bello". Eravamo a Milano ma potevamo essere ovunque, in un luogo senza età. Con lui il filo è diventato visibile e il disco è diventato romanzo».

Pizzul nel disco fa la radiocronaca di una immaginaria partita tra la nazionale dei poeti italiani e quella del resto del mondo. Chi ha avuto l'idea e quale senso ha all'interno del disco?

«La praticità della partita è il senso della poesia. Per quello che non viviamo ancorati tra il possibile e l'astratto; mi piace mescolare il tutto, due modi e due mondi apparentemente lontani che si uniscono dentro un'ipotetica partita senza tempo, anche se, il tempo paradossalmente passa ed è ben visibile».

Come è nato il duo Punto e Virgola e perché questo nome?

«Il duo è nato da un'amicizia che dura da tanti anni. Siamo due surrealisti che tentano di portare un'ancora da qualche parte... oppure un ancora? Boh, dipendiamo dall'accento. Il nome del gruppo nasce invece dalla salvaguardia della specie. Purtroppo non siamo più abituati alla sospensione lunga e non assoluta; io adoro le sfumature e il punto e la virgola fanno parte di una punteggiatura in via di estinzione».

Quando vi siete conosciuti e come sono nate le canzoni?

«Musicalmente parlando ci conosciamo da un paio d'anni. Nella conoscenza musicale abbiamo cominciato con l'idea di sostenere le canzoni da lato B, in particolar modo quelle di Gaber; il nostro assetto live è molto semplice, una chitarra e due voci. Le canzoni nascono di conseguenza, una voglia di stupire prima di tutto noi stessi con la speranza poi di stupire l'ipotetico pubblico».

Come vi siete divisi i compiti?

«I compiti sono divisi equamente. Parte un giro di chitarra di Alessandro e un testo già preparato in anticipo, il tutto viene modificato lungo il giro melodico…».

Usate testi divertenti e surreali ma in cui si coglie sempre un fondo di amarezza e di disillusione. I protagonisti raggiungono i traguardi sognati ma questi poi non appagano le aspettative. È così o sbaglio?

«Non sbagli, nel senso che dentro una canzone teoricamente ci può stare tutto; l'ironia, la parte surreale e il senso pratico, quando poi si raggiunge la tanto sospirata felicità è giusto cambiare cd. La felicità è nel passaggio, nella sospensione e nel respiro, il tentativo è quello di soffiare cambiando traccia; spostare il tentativo, questa è la regola da inseguire».

Con "1915" raccontate la storia di un ragazzo ventenne disertore che viene arrestato. E quest'anno cade il centenario dell'entrata in guerra dell’Italia. Una coincidenza o la vostra idea per ricordare l’evento?

«Considerando che le coincidenze non esistono il racconto è vero, almeno così mi hanno detto. È la storia del mio trisavolo disertore che per una serie di avvenimenti scappa e si ritrova arrestato durante il conflitto, nel tragitto per andare in prigione incontrerà un battesimo di una bambina, e quella bambina diventerà la sua sposa dopo vent'anni. Il potere della sintesi di una canzone fa il resto. Il tutto è realmente accaduto, il passaggio e il paesaggio temporale è durato vent'anni; la ritengo la canzone più surreale del disco proprio perché vera!».

Perché la scelta di utilizzare come immagine di copertina la foto del poeta ravennate Eugenio Baroncelli?

«Baroncelli oltre ad essere un amico è il più grande scrittore vivente italiano. È un misto tra Dalì, Paolo Conte e Mattia Moreni, è indubbiamente l'uomo dei nostri sogni».

Baroncelli è anche autore del testo di tre canzoni. Avete adattato scritti già esistenti o avete bussato alla sua porta?

«I testi suoi sono stati modificati e riportati alla forma musicale, anche se, fanno rima e hanno già un ritmo».

Il disco è entrato anche a far parte dei candidati all’Opera Prima del Premio Tenco. Poteva andare meglio o va bene così?

«Benissimo così considerando che il disco non è ancora uscito, più surreale di così! Giustamente diventa surreale anche la promozione».

Gaber, Jannacci e chi altri ha influenzato la vostra musica?

«L'ispirazione non si fida e prende spunto da qualsiasi cosa, un manifesto, una voce, un autore».

Nelle ultime pagine del libretto riportate un pensiero di Fernando Pessoa: «La letteratura, come tutta l'arte, è la confessione che la vita non basta». Per voi musicisti la vita non basta o la musica non basta alla vita?

«Quando il musicista s'inventa un silenzio consapevole, allora diventa consapevole del senso».

Gabriele, come andrà avanti l'esperienza con gli Equ dopo questo disco?

«Sempre meglio!».



Titolo: L'uomo dei tuoi sogni
Gruppo: Punto e Virgola
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2014

Tracce
(musiche e testi Gabriele Graziani e Alessandro Maltoni)

01. Bruno Pizzul - Le squadre   [testo scritto in collaborazione con Federico Bellini]
02. La vigile urbana
03. Labbra blu  [Gabriele Graziani e Vanni Crociani]
04. 3,14
05. Non so se mi piego
06. Bruno Pizzul - Primo tempo  [testo scritto in collaborazione con Federico Bellini]
07. Cuoca  [testo di Eugenio Baroncelli]
08. Aiuto bagnino
09. Mia comunque  [testo di Eugenio Baroncelli]
10. Bruno Pizzul - 9° del primo tempo  [testo scritto in collaborazione con Federico Bellini]
11. L'amputato
12. 1915
13. L'ultima cena
14. Bruno Pizzul - Finale partita  [testo scritto in collaborazione con Federico Bellini]
15. L'uomo dei tuoi sogni  [testo di Eugenio Baroncelli]