mercoledì 21 gennaio 2015

"La parte migliore" donata da Sabrina Napoleone






"La parte migliore", album d'esordio della cantautrice genovese Sabrina Napoleone, è un viaggio alla scoperta dell'intimità dell'uomo tra canzoni potenti e momenti riflessivi e più raccolti. Il disco, il primo da solista dopo l'esperienza formativa a metà anni '90 con gli Aut-Aut (all'attivo l'Ep "Aria di Vetro" e il disco "Anacronismi"), mette sul piatto dieci canzoni viscerali che raccontano con sensibilità le disillusioni dei tempi che stiamo vivendo. È un album a tratti ruvido, visionario, dalle atmosfere vagamente psichedeliche, denso di citazioni filosofiche (la Napoleone è laureata con lode in Filosofia), in cui la canzone d'autore si unisce alla sperimentazione elettroacustica di matrice rock, in cui il noise va a braccetto con certe influenze alt-rock degli anni '90 e in cui la rabbia e la speranza sono facce di una stessa medaglia.
Tema centrale del disco è la mancanza, la perdita, la privazione della fede, dell'amore, della libertà, delle certezze ma anche della vita stessa, come celebra la Napoleone in "Fire", brano che apre il disco. Sentimenti ed esperienze di vita che la quarantunenne artista genovese racconta e descrive da una prospettiva non convenzionale. La privazione, materiale o spirituale che sia, non è vista dall'autrice sempre come un fattore negativo. Anzi, la parte migliore rappresenta proprio quella capacità di condividere senza avvertire il peso della privazione o della rinuncia.  
Sul piano musicale grande merito va anche a Giulio Gaietto che cura la produzione artistica e contribuisce suonando basso, synth, chitarra elettrica e soundscapes. Completano l'organico Marco Topini alle chitarre, Osvaldo Loi al piano, al synth e agli archi, Jess alla batteria.
Nell'intervista che segue parliamo con Sabrina del suo disco, che ha fatto parte dei candidati al Premio Tenco 2014 nella categoria Opere Prime, e del recente tour a fianco di Lene Lovich, artista di culto della scena new wave.




Sono tempi difficili e nel tuo disco d'esordio traspare evidente una buona dose di disagio nei rapporti con gli altri e con il quotidiano. È proprio una vita così complicata?

«La nostra vita è così complessa che il solo tentativo di osservare il dedalo di relazioni tra noi e l'ambiente che ci circonda (sia sociale che naturale) provoca un violento senso di vertigine. Forse è per questo che tutti noi la accettiamo passivamente, senza porci troppe o ripetute domande. Il nostro atteggiamento nei confronti degli altri e del mondo è per lo più pratico ed acritico. Naturalmente se ci soffermassimo su ogni dettaglio e cercassimo di comprendere le ragioni di tutto resteremmo paralizzati. Ogni tanto però credo sia bene dare un'occhiata all'abisso, a quello dentro di noi e a quello che sta fuori. Solo ogni tanto».

L'argomento centrale del disco è la privazione, in tutte le sue sfaccettature. Quale parte migliore dovremmo lasciare al prossimo?

«Sì, ogni brano porta in scena la perdita o la privazione, ma non sempre in senso negativo o pessimistico. La parte migliore di noi è quella che non conosce il valore delle cose e divide, dona, condivide, senza avvertire il peso della privazione. È la parte di noi che sta al di là di concetti quali egoismo e altruismo. Al prossimo dovremmo insegnare a coltivare quella parte di sé e a difenderla affinché nessuno possa svilirla, umiliarla e sottrarle a forza la propria purezza, la propria fiducia».

Da chi hai appreso questo insegnamento?

«È un insegnamento che hanno impresso a fuoco dentro di me i miei genitori. Li ringrazio per questo, ma li rimprovero per non avere protetto e non avermi insegnato a proteggere ciò che mi stavano donando».

A un approccio molto superficiale sembrerebbe un disco "buonista", dai buoni intendimenti. Invece c'è rabbia e sofferenza nelle tue parole…

«Il titolo potrebbe trarre in inganno, ma la copertina disegnata da Priscilla Jamone già lascia intuire che non ci si addentrerà in un mondo fatato e rassicurante».

Così come rabbia c'è nella musica aspra, a tratti dura e noise. Da chi ti sei lasciata ispirare?

«Non c'è stato un riferimento diretto, ma so che ogni cosa che ho ascoltato nella vita ha lasciato traccia. La cosa principale è che ho cercato di essere, anche acusticamente, fedele alle emozioni che volevo esprimere. Giulio Gaietto, che ha curato la produzione artistica de "La Parte Migliore", e con cui collaboro da sempre, ha compreso questa mia esigenza. Se potessimo dare volume a quello che abbiamo in testa, ai nostri pensieri, ebbene credo che difficilmente sarebbero armonici. Per questo il rumore è una componente essenziale della mia musica».

Il disco inizia con "Fire", una breve canzone in cui immagini il giorno della tua morte…

«L'album inizia dalla fine. Mi immagino indifesa, esposta... Bisogna essere totalmente inermi ed inerti per permettere agli altri di entrare per intero nel nostro mondo più intimo. Quando compongo e quando mi esibisco non ho filtri, vorrei non ne avesse neppure chi ascolta, ma so che ci vuole molto tempo e coraggio per liberarsi dai cliché, per essere liberi».

In "Dorothy" prendi una posizione netta contro l'accettazione passiva dei dogmi religiosi e ideologici. Qual è il tuo rapporto con la religione e la chiesa?

«Il mio misticismo ha rischiato di essere annientato dalla dottrina. Come molti italiani ho ricevuto un'educazione cattolica ma ho sempre preferito il dubbio e la ricerca alla verità assoluta. Una nota opera del pittore spagnolo Francisco Goya si intitola "Il Sonno della Ragione Genera Mostri"». 

Sei andata alla messa di Natale?

«No, non sono andata alla messa di Natale. Sono stata a casa con le persone che amo».

"È Primavera", brano che affronta alcuni aspetti della Primavera Araba, si chiude con la citazione "È primavera… svegliatevi bambine" tratta da "Mattinata fiorentina", canzone cantata negli anni Trenta dallo chansonnier Odoardo Spadaro. Secondo te le bambine, in questo caso la parte femminile del mondo arabo, hanno in mano la soluzione per riportare finalmente la pace?

«Certamente nessuno può dire quale sia la soluzione. Tuttavia l'esclusione di metà della popolazione dal mondo della cultura e della politica non arricchisce né l'una né l'altra».

Chi sono le "coscine di pollo" cantate in "Insomnia"?

«Siamo io, tu e tutti quelli che conosciamo. Ci lasciamo cullare ed addormentare. Goya l'ho già citato ma ci fa compagnia anche qui».

Non pensi che la vita senza bellezza sia triste e grigia?

«Certo abbiamo bisogno di bellezza così come di amore. Ci riappacifica con il mondo. Talvolta la scoviamo dove non avremmo mai pensato e non vogliamo più separarcene. Forse la Gorgone Medusa era tanto bella da rendere impossibile a chi l'avesse vista di allontanarsi da lei».

È curioso come a Genova, storicamente patria di grandi cantautori, in questi anni sia nato un movimento di cantautrici molto interessante. È la vostra rivincita?

«Le donne sono autrici della propria musica da poco tempo, in Italia con un ritardo ulteriore rispetto ai paesi anglofoni. Semplicemente prima non c'erano cantautrici. A Genova siamo parecchie e molte di noi collaborano. La musica sta vivendo una nuova stagione malgrado il mercato musicale sia nel caos».

Nelle ultime settimane hai accompagnato in tour Lene Lovich. Come è nata questa collaborazione e cosa ti ha dato a livello professionale e umano?

«Ho incontrato Lene a Genova a giugno durante il Lilith Festival. È un'artista eccezionale ed una persona meravigliosa. Quest'avventura, che ha portato me e la mia band a condividere alcuni importanti palchi da nord a sud Italia, con Lene & band, ha lasciato molti bei ricordi a tutti noi. Siamo stati bene assieme tutti abbiamo imparato ed insegnato qualcosa. Niente divismi o invidie solo un grande rispetto e stima reciproca e naturalmente buon rock».

Ora cosa dobbiamo aspettarci?

«Continueremo a suonare in giro, in preparazione ci sono un paio di tour con qualche data all'estero, grazie anche alla mia etichetta OrangeHome Records che sta lavorando al booking, ma sto già pensando al nuovo album. Ho un bisogno fortissimo di continuare il discorso iniziato, di dare un altro sguardo all'abisso assieme a chi vorrà seguirmi. Non posso prevedere i tempi ma spero non siano lunghissimi. Visto che siamo nel periodo dei buoni propositi spero di terminare almeno la fase di composizione e pre produzione entro il 2015».



Titolo: La parte migliore
Artista: Sabrina Napoleone
Etichetta: OrangeHome Records
Anno di pubblicazione: 2014 


Tracce
(testi di Sabrina Napoleone, musiche di Sabrina Napoleone e Giulio Gaietto)

01. Fire
02. L'indovino islandese
03. Prima dell'alba
04. La parte migliore
05. Dorothy
06. È primavera
07. Insomnia
08. Medusa
09. Pugno di mosche
10. Epochè