mercoledì 13 febbraio 2013

I Washing Machine lanciano il primo disco








Si intitola "Bigmuff Supersolo Ufo" il primo disco dei The Washing Machine che uscirà nei negozi il prossimo 26 febbraio. Il gruppo savonese è nato nel 2008 per volontà del cantante e chitarrista Daniele Signorello e della bassista Eleonora Fornelli (entrambi Two Red Chairs). Con l'ingresso di Simone Brunzu, già batterista di 3fingersguitar e Jonas First Date, il trio ha sviluppato un preciso sound di matrice indie e rock anni '90, con influenze Sonic Youth, Muse e Verdena, e nel 2010 ha dato alle stampe il primo EP intitolato semplicemente "The Washing Machine". Canzoni che hanno consentito al gruppo di farsi conoscere e collezionare una lunga serie di concerti. Nella primavera del 2012 i The Washing Machine sono entrati nuovamente in sala di registrazione (StudioE Recording Lab di Genova) per lavorare al primo album. Il disco contiene dieci pezzi, più una ghost track, di matrice alternative rock con incursioni nel post rock. 
Abbiamo incontrato Daniele e Simone in un pomeriggio di febbraio per parlare del loro primo disco e delle loro esperienze passate. Il tutto in questa intervista.




Dopo l'EP che avete pubblicato nel 2010 e che contiene brani che richiamano, seppur velatamente,  il suono dei Sonic Youth, arriva in questi giorni nei negozi "Bigmuff Supersolo Ufo", il vostro primo disco. Raccontateci qualcosa di questi due progetti.

Signorello: «L'EP ha rappresentato quello che avremmo voluto essere, le radici e le band che più ci piacciono. Al suono dei Sonic Youth siamo legati anche se, a parte in qualche frangente, non si sente molto l'influenza. Ci è piaciuto il loro progetto, da sempre alternativo anche se è partito da una corrente hard rock. La loro musica è diversa, anche quando è portata verso i confini estremi del noise. Più che un gruppo musicale lo considero un progetto e mi piaceva l'idea, non dico di ricalcare le loro orme, ma di portare quella visione all'interno del nostro gruppo».

Questo è per spiegare le origini del vostro suono. E del disco nuovo cosa mi dite?

Signorello: «Dopo aver pubblicato l'EP ci siamo accorti che non era quello che volevamo fare. Capita che nei primi dischi si sia portati a spiegare quello che si vorrebbe essere. È una visione sbagliata ma inevitabile. Abbiamo capito che eravamo molto più rockeggianti. Qualcuno ci aveva criticato anche per i tempi troppo dilatati delle nostre canzoni e abbiamo quindi tolto il superfluo e suonato brani più ascoltabili, senza però cambiare nulla di quello che c'era già. Le canzoni di "Bigmuff" suonano più internazionali, ci sono un sacco di influenze rock».

Ascoltando il disco si ha l'idea che abbiate dato priorità alla musica a discapito del cantato che è posizionato in secondo piano. È così?

Signorello: «Con una voce molto presente si rischia di non ascoltare quello che c'è dietro. Io volevo invece che le canzoni fossero più orchestrate senza però penalizzare i testi, anche perché, devo ammetterlo, è la prima volta che ci ho lavorato così tanto. È sempre difficile mettere in musica i testi, questione di metrica, di lingua italiana. Vedi, anche nel disco "Wow" dei Verdena le parole sono in secondo piano, a volte non si capisce addirittura quello che viene detto e lì forse è esagerato».

"Bigmuff Supersolo Ufo" per certi versi sembra un disco live, suonato senza troppi artifici di studio. Siete d'accordo?

Brunzu: «È quello che volevamo fare. Non ci sono loop di batteria o cose simili. Abbiamo suonato tutto, dall'inizio alla fine. È un approccio molto più live. Oggi ci sono invece band che producono cd in cui non suonano nemmeno una nota ma si avvalgono di basi. In certi generi c'è la moda di uniformare i suoni. Se ascolti, per esempio, i dischi di punk rock americano noterai che il suono è sempre lo stesso, ma questo è un altro paio di maniche».
Signorello: «Un lavoro eccellente è stato fatto dal nostro fonico Emanuele Cioncoloni che non ha equalizzato troppo e non ha aggiunto troppe cose strane. La batteria, per esempio, ha un suono naturale, sembra di averla davanti. Certo, a volte il suono non è pulito, ci sono pezzi in cui magari ci fermiamo in tre o si sente in feedback di chitarra. Ma chi se ne frega, il nostro è un approccio più genuino, se vogliamo antico».

Nelle vostre canzoni avete quasi completamente abbandonato l'uso della lingua inglese. Una scelta coraggiosa, non credete?

Signorello: «Cantare in inglese è sicuramente più facile ma noi siamo italiani e cantiamo in italiano. Non mi ritengo una persona che abbia molto da dire e non scrivo testi impegnati ma l'uso della lingua italiana aiuta a farti capire».
Brunzu: «Se vuoi uscire, avere seguito e conquistare visibilità devi cantare in italiano. Guarda gli Afterhours o i Verdena, anche loro cantano in italiano».

Come nascono le vostre canzoni?

Signorello: «Solitamente nascono da jam sessions, oppure capita che io abbia dei riff, dei pezzi di canzone che propongo ad Eleonora e Simone. E poi ci lavoriamo insieme perché è giusto avere tre punti di vista, in questo modo nascono sempre cose buone perché ognuno ci mette qualcosa della sua storia musicale e della sua esperienza. A quel punto, quando abbiamo minimo due linee di canzone, proviamo a tirare giù una traccia vocale. E qui arriva il bello, perché quando provi a cantarle in italiano nel maggior parte delle volte non va bene e bisogna modificare proprio la musica. È tutto un intreccio».

Il primo singolo "Campionessa" ha un robusto piglio pop, quasi ballabile. Come è nato questo brano?

Signorello: «A me piacciono molto i dischi di Syd Barrett perché nella loro lucida follia hanno sempre qualcosa da dire. Ci sono molte volte ritmi un po' circensi che ti fanno muovere la testa a tempo. Una sera mi sono messo lì a scimmiottare Syd con la chitarra acustica ed è venuta fuori questa canzone. L'ho trovata divertente, c'è questo botta e risposta tra basso e chitarra e questo ritornello molto orecchiabile. È l'unico pezzo di questo genere nel disco, gli altri sono tutti diversi. Infatti noi ci chiamiamo The Washing Machine, la lavatrice, perché ci piace incasinare tutto».

Perché avete riproposto "Il Diluvio", canzone già presente nel precedente EP?

Brunzu: «Nell'EP era una bozza e l'abbiamo voluta riproporre alla luce dell'esperienza fatta. La canzone è stata risuonata e riarrangiata in modo che suonasse bene. Diciamo che è la versione definitiva». 

Una delle canzoni più orecchiabili del disco è "La filastrocca di Annaviola"...

Signorello: «In ogni disco che facciamo vogliamo inserire una canzone un po' violenta, a livello di testo o di suoni. Nell'EP c'era "Canzone di merda" e gli argomenti sono più o meno gli stessi. Sono sfoghi, sono canzoni che vengono dalla parte più teenager che non capisce ancora perché il mondo gira così. Protagonista è una persona che usa i social network, i blog e legge le notizie su internet. Il tempo è accattivante e il pezzo è facilissimo e rimane in testa. Quando l'ha sentita mia madre ha detto che le ricordava "Cuore Matto" di Little Tony».

Perché "Prospettive esistenziali per la gioventù cadetta" è stata proposta in due parti?

Signorello: «Inizialmente era una canzone unica. È una sorta di mini opera che parla sempre della stessa cosa ma ha una evoluzione. È la colonna sonora di un qualcosa che sta accadendo: parte dal disagio iniziale e arriva alla risposta, che esplode in questo urlo e finisce in una canzone simil punk-rock».

I vostri testi sono autobiografici?

Signorello: «Raccontano esperienze personali ma vanno oltre e mi spiego. "Prospettive esistenziali per la gioventù cadetta" l'ho scritta quando ho girato la boa dei 25 anni. Ho iniziato a pensare a cosa si poteva fare con la crisi attuale e la mancanza di lavoro e ho scritto il pezzo estrapolando il succo del pensiero, senza parlare di me stesso».

Devo dire che mi piace molto "Blackout Radio", canzone che chiude il disco e che cela una sopresa. Cosa mi dici della ghost track finale?

Signorello: «"Blackout Radio" è nata in un giorno e ci è piaciuta subito. Il brano che arriva dopo è invece uno scherzo, una ghost track che non ha titolo. È un pezzo nato per caso in saletta su un riffone tipo Race Against The Machine e con l'utilizzo di una drumming base. La voce l'ho registrata a parte e l'ho mandata al fonico che ha montato il tutto. Non è perfetta ma era quello che volevamo fare. Parla della lavatrice e della vita di tutti i giorni: mi piaceva questo gioco di macchiarsi e smacchiarsi, centrifugarsi, lavare i propri peccati».

Che significato ha il titolo del disco?

Signorello: «Se avessimo fatto un disco con un titolo in italiano avrebbe preso una piega diversa. Titoli in italiano ne abbiamo scartati molti. Anche "Prospettive esistenziali per la gioventù cadetta" poteva essere un buon titolo anche se molto baustelliano. Il problema è che le decisioni vengono prese in tre e bisogna che si sia tutti d'accordo. "Bigmuff Supersolo Ufo" è un insieme di parole che tornano nei dischi che ci piacciono e anche quello è un piccolo tributo. Poi suonava bene anche in inglese e inoltre "Big Muff" è un pedale che io ed Eleonora utilizziamo per il basso. L'unica pecca è che sembra il titolo di un disco di una band inglese o americana, ma non importa, tanto alla fine la voce si sparge».

Nella copertina compare anche il famoso cubo di Rubik. Che significato ha per voi?

Brunzu: «L'idea di metterlo sulla copertina è nata guardando una foto che ho fatto più di un anno fa e che utilizzavo per i profili dei social network. Il cubo ha molte facce come tante sono le nostre influenze, i generi che ascoltiamo». 
Signorello: «Inizialmente la copertina doveva essere una cosa molto più astratta però non è quello che siamo. Mi sarebbe piaciuto fare una copertina tipo "Atom Heart Mother" dei Pink Floyd ma non ci avrebbe rappresentato. Il cubo invece è colorato, di forma perfetta, complicato e non necessariamente deve essere risolto e ci piaceva».

A quali gruppi vi ispirate? 

Signorello: «Nel disco ci sento un po' Sonic Youth, Foo Fighters, Verdena, Muse, Soundgarden. C'è anche un po' di indie rock inglese, su alcuni stacchi con chitarra pulita, basso e atmosfera. Anche un po' di post rock in alcuni pezzi di stampo Explosion in the Sky».

In occasione di quale evento si sono incrociate le vostre strade?

Brunzu: «Io facevo parte di una band punk-rock mentre Daniele ed Eleonora suonavano già insieme con un altro batterista. Quando quest'ultimo se ne è andato, nel 2009, sono entrato a far parte del progetto anche perché mi piaceva il genere che suonavano perché si avvicinava a quello che ascoltavo».
Signorello: «Quando abbiamo cambiato batterista ero molto fissato perché, avendo suonato lo strumento, era molto esigente. Cercavo un batterista con un certo tiro e quando il gruppo di Simone si è sciolto l'ho subito contattato. Gli ho dato dei demo registrati in casa con la batteria elettronica e dopo poco abbiamo iniziato a suonare insieme. Il demo l'abbiamo fatto dopo un anno, nel 2010. È stata una cosa molto naturale».



Titolo: Bigmuff Supersolo Ufo
Band: The Washing Machine
Etichetta: Dreamingorilla Records
Anno di pubblicazione: 2013

Tracce
(testi e musiche The Washing Machine)

01. Per il mio nome
02. Campionessa
03. Big youth
04. Il diluvio
05. Piggy alive misheard tunes
06. La filastrocca di Annaviola
07. Contronatura (ci spara addosso)
08. Prospettive esistenziali per la gioventù cadetta pt I
09. Prospettive esistenziali per la gioventù cadetta pt II
10. Blackout radio