mercoledì 25 gennaio 2017

Giacomo Marighelli racconta "Il cerchio della vita"





A pochi mesi dall'uscita di "Del movimento dei cieli", album scritto insieme a Friedrich Cané, Giacomo Marighelli è tornato in sala di registrazione per dare vita al primo disco a suo nome dopo i tre pubblicati con lo pseudonimo di Margaret Lee e quello a nome Vuoto Pneumatico. "Il cerchio della vita" è una esperienza creativa a tutto tondo. Si tratta di un disco solista che ha visto il cantautore ferrarese scrivere e cantare le canzoni, suonare le chitarre elettriche e acustiche e inserire suoni e rumori. Unico ospite, peraltro limitato al solo brano "L'angelo dalle mani di tela", è Massimo Menotti, fresco collaboratore di Philip Glass, che ha arricchito la canzone con arpeggi di chitarra. "Il cerchio della vita" è un disco essenziale, nato da una produzione "in togliere", in cui Marighelli si espone senza filtro e maschere e che esprime appieno le potenzialità di questo artista, capace di legare musica e poesia in un intreccio indissolubile. L'amore in tutte le sue possibili manifestazioni e realizzazioni è il filo conduttore delle undici tracce che compongo l'album. L'amore non come rapporto a due, o non solo, ma come fondamento del tutto e fonte di energia universale, in grado di genera una coscienza individuale e poi una coscienza dell'umanità. Marighelli, appassionato di tarologia e metagenealogia, parte da storie d'amore, anche dolorose, per poi arrivare sempre all'aspetto positivo di ciò che si è realmente. Con questo disco, nato in un casolare isolato tra le cicale e i grilli nella torrida estate del 2015, Marighelli si conferma artista di prim'ordine del panorama indipendente, sempre pronto a stupire, come in questo caso.
Con lui abbiamo approfondito il discorso su "Il cerchio della vita". 



Giacomo, ci risentiamo a distanza di un anno esatto. In quell'occasione parlammo di "Del movimento dei cieli", disco scritto insieme a Friedrich Cané, oggi abbiamo in mano invece "Il cerchio della vita", il primo album a tuo nome pubblicato poche settimane fa. Cosa è successo in questo anno per spingerti a produrre questo nuovo disco?

«Semplicemente sentivo l'energia e la creatività per produrre questo lavoro solista. È dal 2013 che ogni anno tra collaborazioni o altro pubblico un album (Margaret Lee, Vuoto Pneumatico e appunto con Friedrich Cané), quindi potremmo dire che è la normalità se dovessi mantenere questi ritmi».

Quanto hai portato con te dall'esperienza musicale con Cané e cosa vi troviamo nel nuovo disco?

«Senz'altro l'esperienza di creare un'opera si imprime nelle profondità del proprio inconscio, con conseguente crescita artistica. Già con Cané ho iniziato a scrivere testi inerenti l'amore, ma non l'amore di coppia banale e classico come spesso si confonde; ma l'amore che serve per sviluppare l'umanità, la coscienza delle persone, l'amore di cui siamo composti naturalmente».

Ancora una volta i testi hanno un ruolo di primo piano nel progetto. Ti senti più poeta o musicista?

«Non mi sento un bel niente, cerco costantemente di essere me stesso e autentico, quindi di conseguenza esprimerlo nella realtà. Cerco di essere poesia e musica in tutto ciò che faccio».

Per quanto riguarda la musica ti sei limitato a suonare le chitarre e a inserire suoni. Hai creato tappeti sonori su cui innestare le parole…

«Diciamo che nascevano assieme; non mi reputo un virtuoso della chitarra nonostante io abbia seguito svariati ottimi maestri da quando avevo 11 anni. Non mi è mai interessato imparare determinate cose, preferisco farle fare agli altri. Ho cercato di creare ciò che secondo me mancava come sonorità nel mondo, dalle parole alla musica, attraverso il mio piacere».

L'unico musicista che troviamo tra i crediti è Massimo Menotti che ha suonato la chitarra nella canzone "L'angelo dalle mani di tela"…

«Mi sarebbe piaciuto ci fossero anche altri musicisti, ma purtroppo alcuni erano impegnati e altri non disponibili per collaborazioni. Massimo è un'ottima persona e musicista, ha di recente pubblicato un disco per Philip Glass ("Minimalist Guitar Music")».

Nelle undici tracce del disco l'amore è elemento predominante. Credi che sia la pietra angolare dell'universo?

«L'amore è ciò di cui siamo composti noi esseri umani, nella nostra essenza; quando indossiamo maschere andiamo disperdendoci, portandoci appresso nodi e nevrosi familiari che, senza neppure saperlo, ci impediscono di vivere realmente chi siamo. Questo disco ha lo scopo di sviluppare l'amore nell'ascoltatore. Una volta mi è capitata un persona avvolta dal nodo sadomasochistico che ha ascoltato un brano ("Mentre tu mi cerchi") e pochi secondi dall'inizio ha incominciato ad urlare dicendo che le era venuta la tachicardia, che non poteva proseguire perché stava male: riscoprire l'amore per lei era troppo, il che significava sciogliere il nodo di sofferenza da cui era avvolta e quindi eliminare dalla vita una parte della sua personalità a cui tanto era legata».

Quale aspetto dell'amore che tu canti è più difficile da affrontare?

«Non credo ci sia un aspetto più difficile da affrontare, credo sia importante entrare sempre più dentro se stessi per sapere chi siamo, cosa vogliamo, lasciando da parte l'ego e facendo parlare la nostra essenza, il cosiddetto essere essenziale».

L'amore è allo stesso tempo anche dolore, da cui si genera una successiva evoluzione…

«Il dolore è necessario per crescere e svilupparci, ma attenzione da non confonderlo con la sofferenza, ovvero dolore mantenuto vivo nel tempo. In questo caso si parlerebbe di nodo sadomasochistico (uno dei sei principali nodi che le persone hanno impedendo loro di vivere pienamente la loro vita). Se si impara che tutto è effimero, tutto è una ciclicità senza fine, automaticamente il presente diventa immenso e infinito».

Su un lato della copertina si legge "Questo disco ha lo scopo di sviluppare l'Amore nell'ascoltatore". Sei proprio convinto che la musica riesca ad ottenere questi risultati prodigiosi?

«Come raccontavo prima, ho avuto varie conferme, di cui positive, con persone che utilizzano il disco nei momenti di buio e necessità di energie benefiche. Io ci ho messo questa intenzione; senz'altro ci sono persone più brave di me in questo, anche attraverso strumenti ancestrali, frequenze benefiche, hang, musiche rilassanti, ognuno con effetti differenti (chi l'amore, chi il rilassamento, chi il benessere). La musica, come tutte le forme artistiche e creative, raggiunge ottimi risultati».

Quanto c'è di personale in quello che canti?

«Di personale c'è praticamente tutto trasformato però al transpersonale, quindi lasciandomi avvolgere da ciò che mi circonda, ciò che vedo, le storie degli altri».

Se le undici tracce del disco dovessero essere rappresentate in uno spettacolo teatrale come te lo immagineresti?

«Pieno di colori con onde magnetiche visibili agli occhi, ma anziché essere onde magnetiche sono onde benefiche. Quarzi e pietre che compongono lo sfondo, una sfera immensa a volte nera a volte luminosa, quando nera dentro compare l'elettricità che scorre come fulmini. Poi in tridimensionalità lo sfondo della città, di un treno, delle nuvole, poi del mare, poi la luna; infine lasciare che gli spettatori vadano nel palcoscenico e si ritrovino avvolti in una scatola, scoprendo di essere loro i protagonisti e che la scatola oltre a loro contiene le stelle e tutto l'universo, fino a dissolversi e lasciare il pubblico tra le comete, sempre tutto nella tridimensionalità». 

Mi ha fatto pensare la copertina del disco. Quattro mani rosse con altrettanti insetti sulle dita e fiori che hanno perso il loro colore naturale e sono risucchiati in questo vortice. Una visione quasi post-atomica…

«Cosa c'è di più atomico che dell'energia delle persone, della loro passione. La bellezza che si trasforma nell'unione degli esseri umani. Non a caso il motore degli umani è il centro energetico sessuale/creativo, come lo chiamo io centro Azione».

Quale sarà il tuo prossimo passo?

«Prossimo passo non lo so, in questo momento mi sto dedicando molto ai tarocchi e alla metagenealogia; tarocchi usati non per predire il futuro ma per comprendere meglio certi aspetti sui quali vogliamo indagare della nostra vita e la metagenealogia è lo studio dell'albero genealogico il quale serve per conoscersi meglio, andare alla radice del problema e permetterci di sciogliere i nodi e le nevrosi in noi. Nella musica per ora non ho progetti, vorrei pubblicare il mio romanzo e potrebbe essere che ne farò un filmbook, una sorta di audiobook ma con le musiche e ruoli degli attori/declamatori. Non so, tutto è in procinto di definizione».


Titolo: Il cerchio della vita
Artista: Giacomo Marighelli
Etichetta: La cantina appena sotto la vita
Anno di pubblicazione: 2016

Tracce
(testi e musiche di Giacomo Marighelli)

01. Avrei voluto masticare il tuo cuore
02. Sei tu quella che aspettavo da tempo?
03. D'amore si vive
04. Mentre tu mi cerchi
05. Le cose cambiano
06. L'angelo dalle mani di tela
07. Il grillo che fischia
08. In solitudine
09. Il dio denaro
10. Il cerchio della vita
11. La ragazza invisibile (bonus track)