martedì 26 aprile 2016

Emily Sporting Club cantano Pier Vittorio Tondelli





Emily Sporting Club debutta con un omaggio a Pier Vittorio Tondelli, scrittore di culto per i giovani
degli anni '80 che con il romanzo "Altri libertini" ha rappresentato una importante voce fuori dal coro. L'influenza dello scrittore e giornalista di Correggio è evidente nelle liriche e nelle atmosfere delle canzoni del disco d'esordio del gruppo nato nel 2013 dall'incontro tra Elisa Minari, il cantante e l'autore dei testi Nicola Pulvirenti, il chitarrista Silvio Valli e il batterista Alfredo De Vincentiis. Non si tratta però di una mera riduzione in musica degli scritti di Tondelli quanto di un'opera che prende spunto e subisce l'influenza di "Altri libertini" ma ne elabora un pensiero proprio e al passo con i tempi. "Altri libertini" racconta un'età di passaggio, di fuga dei giovani alle prese con tramontate rivendicazioni sessantottine. E proprio il contesto di insoddisfazione descritto così efficacemente nel libro da Tondelli è un sentimento che Emily Sporting Club riprende e attualizza.
Il romanzo di Tondelli, così come Emilia Paranoica, sono quindi il punto di partenza di questo album in cui si alternano varie sonorità che confermano quanto i componenti del gruppo abbiano metabolizzato la musica che li ha preceduti e siano stati in grado di svilupparne di propria, attuale, vibrante e dalla spiccata sensibilità. I riferimenti sono eterogenei e si possono trovare nel rock degli U2, nella new wave ma anche nel progressive italiano degli Area e nel post punk di gruppi come Joy Division e Cure. 
Di "Emily Sporting Club" abbiamo parlato con Elisa Minari e Nicola Pulvirenti. Il tutto nell'intervista che segue. 



Nella presentazione del vostro disco si legge che è ispirato al romanzo "Altri libertini" dello scrittore Pier Vittorio Tondelli. Sono passati più di trentacinque anni dalla pubblicazione di questo libro, lo ritenete ancora attuale? 

Nicola Pulvirenti: «Certo. È proprio uno dei motivi per cui lo abbiamo scelto. I personaggi descritti si trovano in un contesto di insoddisfazione verso il quotidiano, uno "spleen", un'apatia e, allo stesso tempo, il bisogno di trovare se stessi, di fare sbocciare la propria vita magari andandosene dalla provincia. È il loro mondo, lo amano ma purtroppo sta stretto. Sia per ciò che offre, sia per la necessità tutta personale di trovare la propria strada, il proprio "odore". Suona piuttosto familiare, no?».

Lo avete letto tutti questo libro? 

Nicola Pulvirenti: «Qualcuno anche più volte. Tondelli è stato uno degli autori della mia adolescenza. Non è stato l'unico dei suoi romanzi che abbiamo apprezzato: Tondelli ci piace perché ha uno stile che arriva subito e storie riconoscibili. Chi non ha avuto la propria Annacarla? Chi può dire di non essere mai partito per cercarsi?».

Elisa, quando è stato pubblicato il romanzo avevi sette anni. Chi te lo ha fatto scoprire? 

Elisa Minari: «Se non ricordo male fu alle superiori, la professoressa d'italiano lo aveva inserito in una lista di libri consigliati come letture estive. Ovviamente lo "divorai". Erano gli anni della scoperta di Jim Morrison, David Bowie, Lou Reed, Hendrix e tutto quel mondo musicale che è stato fondamentale per me. "Altri libertini" era decisamente sulla stessa lunghezza d'onda, sia per lo stile che per il sentire racchiuso nelle sue storie».

Qual è il messaggio che più vi ha colpito del romanzo che tanto scandalo suscitò quando fu pubblicato? 

Nicola Pulvirenti: «Appunto questa necessità di imparare a viversi anche passando per esperienze in qualche modo difficili, dolorose, a volte rischiose. Ed è un bisogno che alberga in tanti: il fatto che ne siano protagonisti dei ragazzi di tutti i giorni rende questa familiarità. Questi personaggi svelano, tra le pagine, anche gli aspetti che sono cautamente celati a una società che non è pronta ad accoglierli: come un organo trapiantato e rigettato ma, tante volte, migliore di quello che ha sostituito».

Perché avete deciso di ispirarvi al romanzo? 

Nicola Pulvirenti: «Lo abbiamo sentito vicino sia geograficamente, per i luoghi che abbiamo riconosciuto e vissuto in prima persona e per i personaggi dall'aria familiare, sia stilisticamente. Quante volte abbiamo scorrazzato per la piazza di Reggio Emilia o siamo passati al bar della Stazione Centrale? Magari ascoltando i Gong o Lou Reed. "Altri libertini" ha aggiunto ai nostri ricordi, personaggi che, a pensarci bene, potevano essere Giusy, Salvino, Miro… Fa parte del nostro bagaglio e ci siamo divertiti ad "aggiungere" altri episodi».

I giovani degli anni Ottanta, che accolsero entusiasticamente "Altri libertini", cosa hanno in comune con i giovani di oggi?

Nicola Pulvirenti: «Proprio le affinità a cui ci siamo ispirati. Certo, i tempi sono cambiati, ma il linguaggio esplicito, quotidiano è quello che si trova spesso nelle espressioni culturali di oggi. Basti pensare a un qualsiasi pezzo rap. Potremmo azzardare e definire "Altri libertini" un romanzo hip-hop».

Come Pier Vittorio Tondelli avete deciso di usare nei testi delle vostre canzoni un linguaggio diretto, abrasivo, crudo in alcune episodi e lontano dal perbenismo. Lo ritenete necessario per esprimere le vostre "idee contro" e lo stato di disillusione? 

Nicola Pulvirenti: «Non credo. Lo stesso messaggio può essere espresso in forme diverse. Lo stile certo permea più facilmente chi è pronto ad ascoltarlo. Non riteniamo che le nostre idee siano contro tout-court. C'è una necessaria presa di coscienza di una situazione che non soddisfa ma poi ne devono seguire un confronto e una reazione».

Cantate la mancanza di prospettive di una generazione, la disperazione di chi deve ricominciare e le storture della società attuale. Quali sono i vostri antidoti a tutto ciò?

Nicola Pulvirenti: «Come si diceva, ognuno ha i propri momenti "neri" e può capitare di percepire la sindrome locked-in: da solo e senza speranze nei confronti del mondo esterno. Bisogna ripensare a forme di condivisione e partecipazione. Sentirsi meno soli e creare reti di persone potrebbe permettere di invadere il campo della società da cui ci si sente esclusi per diventare noi stessi quella società che vorremmo. Saremmo cittadini più consapevoli, compassionevoli (nel significato etimologico). L'antidoto funziona se è condiviso». 
Elisa Minari: «In questo senso un antidoto efficace è la creatività, l'arte e l'interazione tra le sue diverse forme. L'unione di letteratura, musica e teatro, ad esempio, permette un notevole scambio di energie e idee atte alla realizzazione di un'opera che sarà unica e "plurale"».

La letteratura si conferma fonte primaria di ispirazione per i musicisti. Perché è così difficile invece che una canzone o un album ispiri un romanzo? 

Nicola Pulvirenti: «…o forse, semplicemente, non ce ne accorgiamo perché non è esplicitato. Lo stesso Tondelli srotola elenchi di musicisti, attori, ballerini. Non sarei certo del fatto che non si sia lasciato trasportare. La creazione/generazione culturale non esiste di per sé. È sempre un'evoluzione di ciò che è il nostro vissuto. Dante non ha creato la sua Commedia dal nulla e Miles Davis non avrebbe raggiunto le sue "rivoluzioni" se non avesse iniziato dagli standard. Poi capita, e di frequente, che l'influenza arrivi da forme espressive differenti e allora un Pollock o una scena di Tarantino potrebbero riconoscere un tributo a qualche canzone».

Da dove deriva il nome Emily Sporting Club? 

Nicola Pulvirenti: «Anche in questo caso, ci siamo lasciati coinvolgere da uno dei racconti in cui è descritto un luogo di ritrovo dei ragazzi della provincia, sotto la tenso-struttura di uno Sporting Club. Un luogo da cui si dipanano le singole storie e in cui si torna per condividerle, in cui si trovano i soliti amici e si incontrano quelli che lo saranno per un giorno o due. Ci è piaciuto e lo abbiamo preso in prestito ma giuro che lo trattiamo bene».

Gli E.S.C. sono nati nel 2013 ma le vostre esperienze in ambito musicale sono svariate. Me le descrivete?

Nicola Pulvirenti: «Alcune sono state condivise come Akràsia in cui eravamo Elisa, Silvio ed io. Poi ci sono stati i Nomadi, Freak Antoni, …».
Elisa Minari: «Sì, diciamo che dopo le esperienze reggiane di Akràsia e altre band dell'hinterland, ho semplicemente continuato a suonare. Dal '98 in poi in particolare ho imparato tantissimo dalle esperienze live e in studio. Ci sono stati ingaggi per nomi famosi e non, ma la cosa che ho preferito maggiormente è sempre stato fare parte di un gruppo che propone il proprio suono, la propria personalità, che si tratti di inediti o cover».

Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinti a dar vita a questo progetto e come funziona la collaborazione tra di voi? 

Nicola Pulvirenti: «Ci conosciamo da anni; in alcuni casi, abbiamo mosso le prime esperienze musicali assieme. Ci frequentiamo al di là della band e, condividendo questa aspirazione, ci è sembrato naturale realizzarla in un contesto in cui ci fosse sintonia». 
Elisa Minari: «Esattamente. Riallacciandomi al discorso delle esperienze musicali di ognuno, personalmente avevo necessità di poter creare musica inedita in un contesto che conosco, che mi assomiglia per i motivi indicati da Nicola. Infatti l'idea di "Altri libertini" come testo di partenza è nata una sera in compagnia davanti a un bicchiere di vino, si era tornati a suonare insieme dopo diversi anni, e conoscendo le potenzialità e i gusti della band si è deciso di provare a dare forma a quest'idea che tanto ci piaceva».

Quali sono per voi le qualità di maggior pregio del vostro disco? 

Nicola Pulvirenti: «Credo che abbiamo avuto la fortuna di creare un'amalgama sonoro che ci ha soddisfatti potendo attingere un po' dai suggerimenti contenuti nel libro, un po' dai nostri gusti personali senza vincoli particolari. Personalmente mi sono divertito a giocare con uno stile di scrittura diretto e a fondere gli spazi del libro con i nostri».

Dal punto di vista musicale, le vostre canzoni suonano attuali e contemporanee. Come avete lavorato sugli arrangiamenti? 

Elisa Minari: «Amalgamando le nostre sonorità e idee. Pare scontata come risposta, in realtà non lo è.  Se si ascolta il disco per intero si noterà che il vestito dato a "Boy" non c'entra nulla con "Piedi inversi", che a sua volta pare molto distante da "Autobahn". In effetti uno arriva da una struttura armonica che suona anni '90, l'altro da una base elettronica a loop, l'altro da un giro più chitarristico. Musicalmente l'apporto di ognuno è stato diretto al fine di rispettare la natura originaria dei brani proposti dai musicisti, senza cercarne una produzione omogenea. Questa libertà d'azione è risultata ottimale se pensiamo al linguaggio tondelliano e alla struttura ad episodi del libro stesso».

Una curiosità: perché non avete riportato i testi nel booklet a corredo del cd? 

Nicola Pulvirenti: «Abbiamo voluto dare più spazio alle immagini lasciando la libertà di vivere i brani con l'ulteriore dimensione visiva. Lasciamo che chi ascolta possa marcare l'accento sui passaggi che sente più vicini, li faccia propri e dipinga il proprio viaggio durante l'ascolto: chissà, magari si tratta di uno sceneggiatore…».

In che forma si sviluppano i vostri live? 

Elisa Minari: «Lo spettacolo Emily Sporting Club prevede diversi allestimenti. Uno è quello che ci ha visto esordire sul palco del teatro Asioli di Correggio, un concept diretto dal regista Gabriele Tesauri che ci vede immersi in un continuo raggio di videoproiezioni, la musica è alternata a letture e performance di attori. La stessa idea la manteniamo nella formula per i live nei locali, adattandola ovviamente agli spazi a disposizione, concependo lo spettacolo come un flusso ininterrotto di canzoni, immagini e testi recitati. Stiamo preparando anche il set acustico che ci stimola a guardare i pezzi da un nuovo punto di vista».



Titolo: Emily Sporting Club
Gruppo: Emily Sporting Club
Etichetta: New Model Label
Anno di pubblicazione: 2016

Tracce
(testi di Nicola Pulvirenti e musiche di Emily Sporting Club, eccetto dove diversamente indicato)

01. Postoristoro
02. Emily Sporting Club
03. Piedi inversi
04. Boy
05. Del lavoro
06. Hangover
07. 2Mars
08. Autobahn
09. Più di così (non se ne può)  [testo di Pier Vittorio Tondelli]