giovedì 13 novembre 2014

Emiliano Mazzoni torna con "Cosa ti sciupa"





A due anni da "Ballo sul posto", Emiliano Mazzoni torna con il disco "Cosa ti sciupa". Il cantautore di Piandelagotti, paese di montagna a 1.200 metri sull'Appennino Emiliano, prosegue il discorso iniziato con l'album d'esordio. Il pianoforte e la voce restano i cardini della musica di Mazzoni ma, in questo secondo capitolo discografico, la batteria e le chitarre elettriche si fanno più presenti e incalzanti dando più colore alle canzoni. È un disco più potente e vario negli arrangiamenti di quello precedente ed è in grado di mettere maggiormente in risalto le caratteristiche di questo artista che trova la sua naturale espressione nelle esibizioni dal vivo.
Le canzoni testimoniano una evoluzione nella scrittura di Mazzoni. Influssi della tradizione cantautorale francese, accenni tex-mex e di musica popolare si mischiano dando vigore e imprevedibilità al disco. Brani a volte nostalgici, conditi con manciate di disillusioni e cose ormai perdute, altre volte visionari ed evocativi, trasmettono sensazioni ed emozioni forti. Il disco evidenzia la buona capacità raggiunta da Mazzoni nel costruire immagini originali e rappresentative di un percorso compositivo importante. Anche in questo progetto è fondamentale l'esperienza di Luca A. Rossi (Üstmamò, Giovanni Lindo Ferretti) che cura la produzione artistica e suona basso, chitarre elettriche e acustiche, cembalo. A contribuire alla realizzazione del disco, firmato dalla Gutenberg Records/Primigenia Produzioni Musicali, sono Simone Filippi (batteria), Mirko Zanni (chitarra elettrica), Michael Mac Bello (batteria), Dominic Palandri (chitarra), Romy Chenelat e Angus Palandri (cori). 
A presentare il nuovo disco è lo stesso Emiliano Mazzoni in questa intervista.




Sono passati due anni da "Ballo sul posto". Leggendo sul retro della copertina si intuisce che è stato un lavoro molto lungo ed elaborato. È così o ci sono stati degli eventi che ti hanno costretto a prendere tempo?

«Ci sono stati degli eventi esterni che hanno condizionato la genesi di questo disco. Dopo nemmeno sei mesi dall'uscita di "Ballo sul posto" abbiamo iniziato a registrare con molta calma, a casa mia, e a maggio del 2013 tutto il materiale era già registrato. Poi è subentrata la ristrutturazione della casa e ho dovuto sospendere tutto per un bel po'. Non amo stare molto tempo sulle cose ma in questo caso, paradossalmente, era la maniera per far prima».

Pianoforte e voce continuano ad essere elementi portanti della tua musica ma, rispetto al disco precedente, batteria e chitarre elettriche colorano maggiormente le tue canzoni…

«Erano canzoni che immaginavo un po' più movimentate e alla fine son soddisfatto. Una volta terminato "Ballo sul posto" avevo già i pezzi e le idee per "Cosa ti sciupa", mantenendo sempre lo stesso modo di lavorare in casa. Così ora ho già da parte i pezzi per il prossimo disco, ma sarà molto diverso».

Anche in questo secondo episodio discografico ti sei avvalso della collaborazione di Luca A. Rossi. Quanto è importante questo sodalizio per te e la tua musica?

«È fondamentale! Mi ha aiutato molto a sviluppare quello che avevo solo abbozzato costruendo i pezzi voce e piano. Poi dalla sua esperienza ho imparato molto ed è stato molto disponibile ad attrezzare la mia casa con quello che gli serviva per il suono che aveva in mente. Tutte cose che io ho poi capito dopo. Devo molto a Luca». 

Nelle canzoni del nuovo disco le figure femminili sono le protagoniste…

«Me ne accorgo ora. Per me queste canzoni parlano di cose che accadono e "Cosa ti sciupa" vuol far uscire certe difficoltà. Certo è che alcuni tribolamenti amorosi sono protagonisti e le figure femminili sono lì a renderli possibili cercando su tutto la semplicità nei testi. Quando riunisco le canzoni da mettere in un disco lo faccio cercandone un sapore comune, che però a volte non so dire a parole quale sia».

È curioso come l'ambiente in cui uno vive possa condizionare anche il pensiero e la scrittura. E mi spiego meglio. Nelle tue canzoni non c'è quasi traccia di ambienti cittadini, con tutte le conseguenti problematiche, mentre la natura e le fotografie di posti a te più familiari sono uno dei cardini della tua scrittura. Cosa ne pensi?

«Penso che mi dispiacerebbe un po' se fosse completamente così. Non posso sapere cosa farò, ma vorrei scrivere anche altre cose, già il prossimo lavoro sarà molto scuro e vorrei che fosse ambientato in nessun luogo, ecco, vorrei scrivere canzoni che siano ambientate in nessun luogo. Però probabilmente è vero, l'ambiente influenza molto e bisognerebbe essere sempre pronti ad andarsene non appena questo diventa un limite, oppure riuscire ad essere bravi nel farlo uscire sempre sotto forma di sincero spirito creativo».

C'è un tema comune che lega le canzoni di "Cosa ti sciupa"?

«Sì, il non riuscire ad acchiappare il brivido che ti dice "eccomi sono qua, prendimi" e il rammarico che rimane. L'impossibilità di compiere l'ultimo passo verso un'ispirazione che ti capita di ricevere, a volte per un limite inevitabile, a volte perché siamo solamente esseri umani e sbagliamo o rinunciamo. "Cosa ti sciupa" è un 'rovello', con un piede dentro una domanda e l'altro dentro un rimprovero».

Quanto c'è di autobiografico in queste undici nuove composizioni?

«Di sicuro molte cose, ma non saprei indicare qualcosa di preciso. Quando scrivo non ho un percorso, ma lascio che il testo si distenda richiamando quello che manca, e se poi lo merita arriva alla fine del viaggio. Quindi per forza le mie esperienze intervengono, ma cerco di farglielo fare senza apparire, a volte riuscendoci a volte no. Forse è "Ragazza aria" il brano dove si scoprono di più. Diverso è il discorso per "Non rivedrò più nessuno" che è abbastanza giornalistica e parla di un fatto accaduto».

Mi piace la frase <Lasciate alla bellezza il vostro cuore e vi soccorrerà non sono favole> con cui si conclude "Canzone di bellezza". È un invito o una constatazione?

«È entrambe le cose. Arriva alla fine di una canzone dove una sfilza di immagini arrivano e vanno, cercando in modo un po' fantasmagorico di recuperare una dimensione intima, cercando di fotografare quei momenti dove ci si ferma a pensare un istante prima che tutto sfugga. Forse son cose solo immaginate o dimenticate, ma che nell'illusione costruiscono un'idea che si va a consolare sulla frase finale. Ha uno stile che amo e che mi ha sempre accompagnato anche nelle esperienze precedenti al progetto solista».

Il brano che in un certo modo esce dagli schemi è "Nell'aria c'era un forte odore" con quella sua cadenza tex-mex. Ce ne parli?

«È la storia di un buon ragazzo che avvilito dal mondo decide di abbandonarlo. Mi è uscito così, con sul finale la sorpresa di cadere fra le braccia di un amore dimenticato. La musica mi ha suggerito questa storia, non so poi perché. Musicalmente è uscito proprio quello che immaginavo mentre mi venivano gli accordi (semplicissimi...) ed era una strada divertente».

"Tornerà la felicità" è una canzone molto intensa ma per te cosa è la felicità?

«Non so rispondere, mi dispiace. E non sono nemmeno sicuro che torni né che ci sia mai stata. Di sicuro è un problema».

Il disco si chiude con l'emozionante "Non rivedrò più nessuno". Come è nata questa canzone?

«È nata da una storia accaduta a un mio prozio, ed è andata proprio così come viene raccontata. Noi la conosciamo perché le persone che erano su quella corriera, una volta tornate a casa, hanno raccontato che quel ragazzo piangeva e tra sé diceva "non rivedrò più i miei amici, non rivedrò più nessuno". Dopo qualche tempo si scoprì che aveva ragione. Quando mi è uscita la musica ho provato a ragionar su quel fatto e in un attimo è riuscita così».

Che cosa vorresti che la gente sentisse nella tua musica?

«Credo che la musica sia di chi la ascolta e ognuno deve farne quel che vuole. Credo che sia un linguaggio che può suonare ampio o meno ampio a prescindere dalle volontà degli artisti».

Pochi giorni fa, Paolo Serra ha scritto su Il Fatto Quotidiano un articolo sulla musica e sui format televisivi. Mi sono appuntato questo passaggio: «E non basta più saper fare il giro di Do con la chitarra, adesso devi imparare a curare la tua immagine, ammiccare con disinvoltura alle telecamere, muoverti nel modo giusto sul palcoscenico e anche fuori, e soprattutto sul web. Perché i casi sono due: o diventi virale, oppure gli anticorpi del sistema ti rigettano negli ultimi dieci piano-bar sopravvissuti alla crisi». Cosa ne pensi di questa affermazione?

«Penso che sarebbe bello dire che ha ragione dimostrando che ha torto. Penso anche però che siano le canzoni a dover trainare l’artista e il pubblico a sostenerlo, se non c'è pubblico puoi ammiccare a quel che vuoi. Ma non lo so poi mica, non sono un esperto».




Titolo: Cosa ti sciupa
Artista: Emiliano Mazzoni
Etichetta: Gutenberg Music/Primigenia
Anno di pubblicazione: 2014

Tracce
(musiche e testi di Emiliano Mazzoni)


01. Canzone di bellezza
02. Ma perché te ne vai
03. Diva
04. Un'altra fuga
05. Ciao tenerezza
06. Hey boy
07. Ragazza aria
08. Non lasciarmi qui
09. Nell'aria c'era un forte odore
10. Tornerà la felicità
11. Non rivedrò più nessuno