venerdì 22 agosto 2014

Fabio Balzano canta e suona "...per 10 minestre"






L'amore per la musica di Giorgio Gaber, Paolo Conte, Adriano Celentano fino ad arrivare a Vinicio Capossela a formare il fertile substrato, la parentela di sangue con la grande Rosa Balistreri, e la voglia di illustrare l'attualità con ironia, sarcasmo e poesia sono gli ingredienti di "…per 10 minestre", album d'esordio del cantautore fiorentino Fabio Balzano. Un disco in cui fotografie di un mondo in decadenza, dai colori a forte contrasto, si sposano a trame fiabesche. Il tutto prodotto da Gianfilippo Boni che ha saputo creare una miscela musicale che cattura e trascina l'ascoltatore in un travolgente giro di giostra. Un grande luna park di ritmo e imprevedibili citazioni in cui si spalancano ambienti jazz, popolari e manouche. I testi raffinati e la voce calda e ricca di teatralità di Balzano completano l'anatomia di questo disco d'esordio che si colloca tra i più interessanti e riusciti del 2014.
Un grande contributo lo hanno dato i musicisti chiamati a collaborare a questo progetto. A iniziare da Maurizio Geri, una delle anime di Banditaliana, il cui tocco di chitarra risulta essere fondamentale per tracciare l'intelaiatura delle canzoni. A completare il ricco elenco di collaboratori sono Gabriele Savarese (chitarra, mandolino e violino) e Mirco Capecchi (contrabbasso), già ospiti delle produzioni di Riccardo Tesi e Banditaliana, Andrea Melani (batteria), Nicola Cellai (tromba), Giacomo Tosti (pianoforte e fisarmonica), Marco Zenzocchi (basso), Claudia Borghesi (cori) e Simon Chiappelli (trombone) già al fianco di Paolo Benvegnù.
Dieci canzoni, dieci modi di vedere la realtà che analizziamo in questa intervista con la fondamentale collaborazione di Fabio Balzano.



Chi è Fabio Balzano?

«È una persona un pò balzana».

Ti presenti al pubblico con un disco dal titolo curioso: "…per 10 minestre". Che cosa rappresenta?

«Mi sono ispirato vedendo un documentario sulla vita del pittore Ligabue che cedeva i suoi quadri in cambio di qualche minestra. Rappresenta anche la volontà di parlare in almeno dieci modi diversi per poter raggiungere più persone possibili; le dieci minestre sono anche gli spiccioli che vengono dati all'arte; le dieci minestre sono dieci diversi sapori, le dieci minestre sono dieci "scomodamenti"».

Gaber, Paolo Conte, Capossela sembrano essere le tue fonti di ispirazione primarie. Sei cresciuto sentendo la loro musica o è stata una evoluzione?

«Quando ero piccolo mi addormentavo con Renato Carosone e Renzo Arbore in cuffia ma non sapevo nemmeno chi fossero. Poi, quando ho iniziato a studiare chitarra, mi sono avvicinato alla musica americana, alla fusion nera, ad artisti come Billy Cobham, Herbie Hancock, John Scofield. In seguito mi è capitato di ascoltare un paio di brani, "Canto e cunto" e "Cu ti lu dissi", della zia di mia madre, la cantautrice folk siciliana Rosa Balistreri; da quel momento ho iniziato a interessarmi solo al mondo del cantautorato italiano, partendo da Carosone per arrivare a Vinicio Capossela. In queste sonorità ho trovato un mondo che mi ha permesso di esprimermi come più ho desiderato, avvicinandomi alle mie stesse origini e tornando quindi a cantare anche le canzoni di Rosa».

Decisivo per la nascita di questo disco sembra essere stato l'incontro con Gianfilippo Boni. Ci racconti come è avvenuto e cosa ha dato al progetto?

«L'incontro con Gianfilippo è avvenuto grazie al contatto passatomi da un'amica in comune dopo che ha ascoltato, attraverso il telefono cellulare, le mie povere tracce di chitarra e voce. Le ho chiesto se conosceva qualcuno che mi poteva aiutare a registrare queste canzoni e lei mi ha indicato Gianfilippo Boni. Anche lui ha ascoltato i pezzi al cellulare e subito dopo mi ha proposto di fare un disco, e così abbiamo iniziato le registrazioni. Lavorare con Gianfilippo è stato facile dato che avevamo ben chiaro il risultato che volevamo ottenere, poi via via che il progetto ha preso forma è stato anche divertente! Per non parlare di quanto ho imparato in più di un anno di lavoro».

Con immagini evocative dipingi un mondo in decadenza. È questa la tua visione della società attuale?

«La mia è una visione, ce ne sono anche altre. Comunque basta pensare al significato stesso della parola società e a quanto in realtà applichiamo l'esatto contrario, in una forma di sterilizzazione e individualismo che realmente non aiuta nessuno. Capita spesso di stare, ad esempio, al tavolo con persone che invece di dialogare, hanno gli occhi fissi sui loro cellulari e puoi stare certo che l'unica informazione che riceverai sarà la data di acquisto del prossimo telefono. Insomma, mi pare che ci sia una tangibile dispersione e confusione nella società d'oggi. Si cerca, con estrema velocità, un'identità sempre più difficile da trovare, fino ad essere "barattoli di informazioni" e sempre meno individui con idee proprie basate su conoscenze esatte».

La figura femminile è molto presente nelle tue composizioni. Che rapporto compositivo hai con l'altra parte dell'universo?

«Sono tutte canzoni e "la canzone" è femminile! Il contrasto tra l'uomo e la donna e ciò che serve a sottolineare il continuo confronto, quindi la continua crescita, la scoperta dell'altra parte dell'universo. È attraverso la donna che si impara la vita».

In questo disco ti avvali di un nutrito gruppo di ospiti tra cui Maurizio Geri, chitarrista di Banditaliana. Cosa ti ha insegnato?

«Lavorare con Maurizio Geri è stato come assistere a un seminario sui tuoi stessi brani. Mi ha permesso di capire tanto e di crescere».

Ci presenti anche gli altri componenti della band che hanno contribuito alla realizzazione di "…per 10 minestre"?

«Certo! Andrea Melani, grande batterista, suonare con lui è divertimento e dottrina, il trombettista Nicola Cellai, il bassista Marco Zenzocchi con cui sin dall'inizio abbiamo lavorato e poi rodato le strutture dei brani, Giacomo Tosti che ha registrato sia il piano che la fisarmonica, Gabriele Savarese al violino, alla chitarra e al mandolino. Al contrabbasso Mirco Capecchi, più la voce di Claudia Borghesi e il trombone di Simon Chiappelli a rifinire. E un singolo intervento, nella decima traccia del disco, di Gianfilippo Boni».

Esordire a 35 con un disco in un momento in cui il mercato è saturo ha ancora un senso? Perché lo hai fatto?

«Questa è la domanda che mi facevo anche io e in realtà ci ho scritto anche una canzone che propongo dal vivo. È un valzer e si intitola "Valse la lagna…?" Forse no o forse sì ed è proprio questo che mi incuriosisce. La passione che provo per questo mondo non mi avrebbe mai permesso di non farlo».

Quando ti sei avvicinato alla musica?

«Molto tardi, a 17 anni quando ho comprato una chitarra elettrica e e ho iniziato a suonare con gli amici».

Qual è la canzone italiana che preferisci?
 

«"Storia d'amore" di Adriano Celentano».

Secondo te quale tra espressività, capacità tecnica, scrittura è la dote indispensabile per essere un buon cantautore?

«La scrittura è indispensabile ma da sola non basta. Penso che ci voglia il giusto equilibrio tra la conoscenza e l'estro. Ci vuole sia il cielo che la terra, la tecnica e l'espressione… ma soprattutto la vita».

Cosa c'è nel tuo futuro?

«Domanda di riserva?».



Titolo: ...per 10 minestre
Artista: Fabio Balzano
Etichetta: autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2014


Tracce
(Testi e musiche di Fabio Balzano, eccetto dove diversamente indicato)

01. Il mio castello
02. Sol le ali del mio angelo  [testo di Daniele Guidotti e Giuseppe Luchetti, musica Fabio Balzano]
03. Tengo tango
04. Il passo della scossa
05. Il peso di una rosa
06. Esosa
07. Ti rubo i rossetti
08. Punto zero  [testo di Daniele Guidotti e Giuseppe Luchetti, musica Fabio Balzano]
09. Thunderberry STFMRR
10. Sveglio



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